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appassire e non fiorire più.

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Arricciarsi.
Chiudersi in un mondo fatto solo di silenzio.
Senza amore.
Mi piace la mattina.
Mi piace osservare la gente.
I papaveri in fiore lungo i binari del treno e delle strade.
Il ragazzo a petto nudo con i piedi scalzi e liberi sull'erba, che guarda da lontano il sole ergersi tra i palazzi.
Il gruppo che fa yoga davanti al bosco verticale, con una musichetta piacevole in sottofondo.
Il ragazzo che prima di andare al lavoro si concede un minuto sull'altalena, dondolandosi e guardando le foglie del salice piangente.
La ragazza sulla bicicletta che si ferma davanti alla fontana con un sorriso genuino perché i loti sono bellissimi e stanno sbocciando.
Mi piace la mattina vissuta in questo modo.
Le piccole cose che fanno iniziare bene l'intera giornata.
Ti ho sognato di nuovo, ancora e ancora. Non eri per niente cambiato. Eri sempre l'eterno indeciso e anche stavolta mi avevi lasciato il cuore a pezzi. Tu, testa di cazzo, non mi hai mai rincorsa, mai abbracciata e detto di amarmi profondamente. Sempre e solo a dirmi Mi piaci tanto, ma non so cosa potremmo essere. Baci a raffica, occhi che si cercavano sempre, il cuore che batteva a mille. Non hai dato nessun significato a tutto quello che avevamo e sei andato per la tua strada, tagliandomi completamente fuori. Poi niente, mi sono svegliata accorgendomi che era solo un sogno tutto quanto. Ma la tristezza mi ha abbracciata perché mi aveva riportata in un passato ormai lontano e quasi estinto. Sei stato per tanti anni un pezzo importantissimo di me, una parte sempre presente nella mia vita, e ci siamo divisi per sempre. Mi chiedo se questo sogno possa significare qualcosa. Forse tu oggi notte mi hai pensata? Forse mi hai voluta tenere stretta con te. E sei arrivato nei miei sogni. Ma non mi hai abbracciata. Mi hai persa di nuovo, mi perdi ogni giorno.
Stanotte ho sognato una cosa strana.
Una me bambina, con il mezzo codino, che sorridevo e facevo i compiti.
Poi a un certo punto papà mi ha chiamata, ho chiuso tutto e mi sono messa sulle sue gambe sul divano, felice come una Pasqua.
È arrivata pure la mamma, con i suoi capelli biondi, che si è accoccolata sulle sue spalle forti e guardavamo tutti insieme la tv.
Una scena di una famigliola felice.
Una scena che non abbiamo mai avuto.

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un anno
Senza le tue risate
Senza i tuoi abbracci
Senza di te
Litigavamo ma solo Dio sa quanto ti amavo
Quanto ti amo
Quanto tutto è vuoto e insapido
Senza di te
Nemmeno i sorrisi
E le lacrime
Hanno una loro forma
Tutti insignificante
Mi manchi, mamma
Scrolliamo, scrolliamo, ci facciamo gli affari degli altri e non ci rendiamo conto di chi e di cosa ci sta intorno
Ormai mi sono persa e non mi sono ritrovata più.
La verità è che non posso fidarmi proprio di nessuno. Sembra di essere continuamente circondati da persone ipocrite.Persone che prima sparlano ingiustamente di un'amica e poi ci escono insieme come se nulla fosse. Perché io ci credo nella vera amicizia, ma così no, voglio rinunciare a crederci. Ero io sempre la prima a crederci, ma con tutte ste persone false in giro che è anche assurdo, sto smettendo. Non so più chi ho davvero intorno a me. Solo serpenti?
Ho paura di dire che sono felice. Paura che mi porti male e quindi non lo dico, non lo racconto. Ogni volta che sono felice poi sprofondo in un'immensa tristezza e allora niente, forse è solo una breve illusione. Ma ci sono delle volte in cui sento miei quegli attimi di felicità e durano sempre poco. Ma ci sono. Quindi non sono ancora morta dentro, non ancora.

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Dovrei ricominciare con il diario. Da piccola ne avevo uno e mi piaceva averlo per scrivere le mie "disavventure" romantiche ma non solo. Anche per problemi a casa. Perché sì, ne avevo parecchi a causa di mia madre. Ma quella ormai è un'altra storia, lei non c'è più e quello che mi succede non le riguarda più. Ma forse ormai sono segnata, ormai la sua presenza anzi la sua influenza c'è ancora su di me. Sto sempre male, sono sempre negativa, e questo può essere dipeso da lei. Da tutto ciò che mi ha fatto passare. Io non so come uscirne. Sento sempre che tutti possono giudicarmi, che possono sparlarmi e che sarebbero tutti contenti se io sparissi dalla faccia della terra. Perché è vero, non conto niente per nessuno. Io non ci sono? Ok chi se ne frega.
Nel mio portafoglio c’è un piccolo segreto. Un cuoricino di carta, verde. Un verde un po’ sbiadito ormai, come le cose che il tempo non cancella ma trasforma in ricordi.
Me lo aveva dato una ragazza, undici anni fa. Mi aveva guardato con quegli occhi pieni di luce e mi aveva detto poco, quasi niente. Sul cuoricino c’era scritto solo: “Ti voglio bene.” Non c’erano promesse, né grandi parole. Solo quella frase, fragile e sincera come chi l’aveva scritta.
Io, allora, non sapevo che farne di tutto quel bene. L’ho lasciata andare — con la leggerezza superficiale di chi pensa che i sentimenti, prima o poi, ritornino. Ma lei non è tornata.
Eppure il cuoricino sì, è rimasto. Lì, piegato in un angolo del portafoglio, tra scontrini e carte dimenticate. Ogni tanto lo trovo, lo guardo, e mi sembra di vederla ancora, quel momento sospeso tra ciò che poteva essere e ciò che non è stato.
Lei non lo sa che lo conservo ancora. Non sa che, a volte, quel piccolo pezzo di carta pesa più di mille ricordi. Non per rimpianto, ma per gratitudine. Perché in quel verde un po’ scolorito c’è la prova che, almeno una volta, qualcuno mi aveva voluto bene senza chiedere nulla in cambio.
E forse tenerlo con me, dopo undici anni, è il mio modo silenzioso di ricambiare.
Essere il collante stanca,
soprattutto quando gli altri
fanno di tutto per staccarsi.
È brutto non sentirsi mai a casa. Qualsiasi posto sembra non essere fatto per te. O forse sei tu a non essere fatta per questi posti, per questo mondo. Il classico pesce fuori d'acqua. Costantemente incompresa, come se parlassi un'altra lingua o non parlassi proprio. In questo caso cosa fai? Vorresti scappare ma non sai dove andare visto che non sai dove è esattamente il tuo posto. Allora rimani e sopporti, sopporti fino a farti male. Fino a spegnerti.
Forse ho idealizzato troppo l'amicizia in questi anni ma per me la vera amicizia è quella che si vede nei film, non quella a convenienza che si vede nella vita reale. Amici che spariscono durante l'estate, occupati a pensare alle loro vacanze invece di risponderti a un breve messaggio o di chiederti come stai veramente. No, occupati a pensare alle loro vite tanto da scordarsi di te. Si ricordano però di te solo nel momento del bisogno o della noia, a quel punto ti cercano e ti pressano anche per incontrarvi. Ma come si fa? Che amicizia è? Perché siamo diventati così? Perché è diventato difficile rispondere a un messaggio semplice e non impegnativo? Perché è diventato difficile trovare il tempo anche minuscolo per un amico che ci tiene veramente a te? Perché è diventato difficile ascoltare veramente? Siamo diventati tutti egoisti e basta. A questo punto non mi viene più voglia di continuare a credere nell'amicizia.

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Ma vi rendete conto di come stiamo diventando? Tutti attaccati ai social come se fossero nostre bombole di ossigeno. Se non pubblichiamo qualcosa ci bruciano le dita. Quindi pubblichiamo forse per necessità che qualcuno venga a sapere le nostre cose, per mostrare che stiamo bene e che siamo felici, siamo pieni di amici, eccetera. Ma in realtà ci pensate mai che forse pubblichiamo perché abbiamo bisogno di attenzione? Cioè al giorno d'oggi siamo pieni di like, cuoricini, siamo costantemente connessi ma siamo tremendamente soli. Non si chiede più "Come stai?", non si risponde più "Grazie" agli auguri di compleanno (basta solo mettere il cuoricino e via, che pigrizia), non si comunica veramente. Siamo indaffarati, non abbiamo tempo per incontrare i familiari o gli amici di sempre o le persone conosciute da poco, ma siamo sempre connessi al cellulare, sì. Mentre si mangia, mentre si va in bagno, mentre si aspetta che il cibo in forno sia cotto. Costantemente connessi al mondo, ma non abbiamo tempo per una sana chiacchierata, per fare un'aperitivo con un'amica che ha bisogno di sfogarsi e di parlare, per mandare un messaggio, per abbracciare. Ognuno sta nel suo mondo, semplicemente a scrollare sui social, guardando cavolate su cavolate e dimenticando che c'è di meglio. Abbiamo perso la creatività, non fantastichiamo più, dobbiamo sempre confrontarci con gli altri, invidiare gli altri, provocare gli altri. E se smettessimo di scrollare? E se cominciassimo a guardare chi ci sta vicino e a parlarci davvero? Forse smetteremmo di sentirci soli e insignificanti. Ci sentiremmo cercati, voluti bene. Forse è dura smettere di scrollare sui social da un momento all'altro, ma almeno proviamo a ricominciare a chiedere "Come stai?" invece di mettere uno stupido e falso cuoricino rosso.
C'è una leggera brezza.
Mi piace come mi sto sentendo anche se non saprei spiegarlo.
Forse leggera, in pace...
Sto guardando i grattacieli e penso che è da molto tempo che non mi fermavo qui, nel mio angolo preferito.
Mi sono dimenticata com'è prendersi una sana pausa, ferma mentre tutto è in movimento intorno a te.
Una pausa rigenerante.
Mi sento fortunata ad essere qui. Qui, a respirare ancora. A pensare ancora. A sorridere ancora.
Mentre il mondo fa rumore io ascolto il silenzio che c'è dentro di me e me lo godo, perché è raro che sia sereno.
Lo so già che diventerà un silenzio caotico, rabbioso, ingarbugliato.
Ma per ora va bene così.
Godiamoci questa pace interna.