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Italiani brava gente. Gli stessi che si lamentano delle liste di attesa.
Ben discernëa in lor la testa bionda;
ma ne la faccia l’occhio si smarria,
come virtù ch’a troppo si confonda.
(Purgatorio, VIII, 34-36)
da Dante Alighieri racconta la politica
Ma cosa ha prodotto tutto questo? Non siamo diventati stupidi all’improvviso. Questa non è solo una crisi culturale: è un addestramento sistematico che premia l’idiozia ed esalta l’ignoranza.
Io vengo da un tempo in cui le parole pesavano. Prima di parlare si ascoltava, prima di giudicare si cercava di capire. Negli ultimi decenni invece ho assistito a un progressivo imbarbarimento non dirò della cultura, ma proprio dell’essere umano. I social media ne sono l’esempio perfetto. I social non informano: eccitano. Non spiegano: semplificano. Non creano il dialogo: mettono gli uni contro gli altri.
Sono lo specchio di una società che ha reso ridicola la critica, sospetto il dubbio, noiosa la competenza. Ci vuole una resistenza quasi eroica per sottrarsi a tutto questo. In un mondo che ti vuole stupido, pensare è già una forma di disobbedienza. Perché mentre tutto spinge verso l’idiozia, pensare resta l’ultima forma di resistenza.
Umberto Eco

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RAMMENTATE CHE QUELLI CHE CI GOVERNANO ADESSO, OLTRE AD AVERE UNA COLLEZIONE DI BUSTI IN CASA, OLTRE A PENSARE CHE ABBIA FATTO COSE BUONE, PENSANO CHE SIA STATO UN GRAND'UOMO E CREDONO CHE SIA UN BENE PER LA NAZIONE PROSEGUIRE NELLA SUA POLITICA.
LA CAMPAGNA D'ITALIA IN RUSSIA.
La campagna italiana di Russia (1941-1943) fu la disastrosa partecipazione del Regno d'Italia all'Operazione Barbarossa, l'invasione nazista dell'Unione Sovietica.
Voluta fortemente da Benito Mussolini per affiancare la Germania, costò la vita a circa 84.000 soldati italiani su quasi 300.000 inviati, finendo in una delle peggiori catastrofi militari della storia nazionale.
Le Fasi Principali
La spedizione si articolò in due momenti principali, crescendo d'intensità col passare degli anni.
CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia): Inviato nell'estate del 1941, era composto da circa 60.000 uomini. Inizialmente ottenne modesti successi nell'Ucraina meridionale a fianco della Wehrmacht tedesca.ARMIR (Armata Italiana in Russia). Nell'estate del 1942, Mussolini ampliò il contingente a circa 230.000 uomini.
L'ARMIR fu schierato lungo il fiume Don, con l'obiettivo di proteggere il fianco delle armate tedesche impegnate nella drammatica Battaglia di Stalingrado.
La Disfatta e la Ritirata
Il fronte fu travolto nel dicembre del 1942 dalla poderosa controffensiva invernale dell'Armata Rossa.L'accerchiamento: Tra il 16 e il 19 dicembre, le divisioni sovietiche sfondarono le linee dell'ARMIR, provocando il collasso del fronte e costringendo le truppe italiane e alleate a una caotica e disperata ritirata nella steppa gelata, con temperature arrivate a toccare anche i -30 e oltre.
Nikolajevka.
Il 26 gennaio 1943, i resti del Corpo d'Armata Alpino (in particolare la divisione Tridentina) riuscirono a rompere l'accerchiamento sovietico nella celebre e sanguinosa battaglia di Nikolajevka, permettendo a una parte dei superstiti di ripiegare.
Equipaggiamento e Conseguenze
La disfatta fu acuita dalla totale inadeguatezza dei mezzi italiani, che si trovarono a combattere una guerra moderna e industrializzata con armamenti obsoleti ed equipaggiamenti invernali del tutto insufficienti. I soldati italiani dovettero affrontare la fame, il congelamento e il fuoco nemico. I molti catturati furono condannati a marce forzate verso i campi di prigionia, dove decine di migliaia morirono di stenti.
Luca Zambonin Presidente Anpi Cuveglio
Questa foto sarĂ in tutti i libri di storia. La foto del medico di Gaza che si para contro i carri armati dell'esercito per impedire loro di distruggere l'ultimo ospedale funzionante.
Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, il bilancio del personale medico ucciso a Gaza ha superato quota 1.700.
Uno studio pubblicato sull'European Journal of Public Health di Oxford University Press a inizio 2026 ha documentato come il rischio di morire per un medico - e per un giornalista - a Gaza non ha pari in nessun contesto storico o geografico ed è nettamente e sproporzionatamente più elevato rispetto a quello della popolazione civile generale ("Mortality risk for healthcare workers and journalists in the Gaza Strip over 2023–24")
I medici, come i giornalisti, a differenza dei civili, non muoiono solo nei bombardamenti a tappeto e certamente non sono vittime accidentali, "danni collatarali". Sono proprio l'obiettivo, sono nel mirino dei cecchini e dell'esercito che ha bombardato tutti e 36 gli ospedali della Striscia al fine di distruggere l'intero sistema sanitario e provocare così la morte di quante più persone possibili: feriti, denutriti, malati cronici.
Un dato per comprendere gli effetti della distruzione intenzionale e sistematica delle strutture ospedaliere e della mancanza di farmaci e cure è l'impatto sull'assistenza prenatale resa quasi impossibile. L'accesso ai servizi ginecologici e ostetrici è ridotto al minimo. Gli aborti spontanei sono triplicati e il tasso di natalità è crollato del 67%. Oxfam lo definisce un "genocidio riproduttivo".
Infinite sono le testimonianze documentate dell'uccisione a sangue freddo di medici disarmati, di ambulanze bombardate per impedire che soccorressero i feriti. Il caso più celebre è quello della bambina di 5 anni Hindi Rajab, rimasta intrappolata per ore in un'auto sotto i cadaveri dei suoi familiari e morta dopo aver passato ore al telefono con i soccorritori implorando aiuto. L'ambulanza che stava andando a soccorrerla è stata deliberatamente bombardata.
Non è un caso isolato. Il 23 marzo 2025 le Nazioni Unite e la Croce Rossa hanno denunciato e documentato il ritrovamento dei corpi di 15 operatori sanitari uccisi dall'esercito israeliano e successivamente sepolti con le loro ambulanze sotto la sabbia. Israele ha prima negato poi ammesso e promesso come sempre promette un'indagine interna che come sempre si è conclusa senza condanne e colpevoli.
Ai medici uccisi e feriti si aggiungono le centinaia di medici arrestati e torturati senza processo, capo d'accusa, diritto alla difesa, nella totale illegalitĂ costituita dal sistema carcerario e dalla giustizia israeliana secondo i parametri del diritto internazionale. Attualmente sono piĂą di 80 i medici detenuti senza processo e imputazione formale.
Tra loro c'è l'uomo della foto: il dottor Hussam Abu Safiya , direttore dell'ospedale pediatrico Kamal Adwan fino al nel dicembre 2024, quando l'esercito israeliano ha preso di mira l'ospedale - l'ultimo che era rimasto funzionante nel nord della Striscia - ordinandone l'evacuazione. Abu Safiya, disarmato, era andato incontro ai carri armati, camminando tra le macerie per chiedere all'esercito di fermare i colpi. I soldati lo hanno prelevato e da allora è detenuto senza processo e capo d'accusa. Tecnicamente, rapito, ostaggio.
Dal 3 giugno 2026 Abu Safiya è detenuto in isolamento, una misura che si protrae molto oltre 15 giorni consecutivi, il limite stabilito dalle "Regole Mandela" del diritto internazionale, le regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti. Un isolamento di questa durata costituisce una violazione del divieto di tortura e di altri maltrattamenti.
Il 16 Giugno, la Corte suprema israeliana ha però stabilito che il dottor Abu Safiya resterà in carcere almeno fino a Ottobre. Le sue condizioni di detenzione, denuncia Amnesty, così come quelle di altre persone, sono estremamente precarie: è confinato in una cella sotterranea, non ha accesso alle cure mediche e le quantità di cibo sono misere. Abu Safiya ha perso 40 chili.
IL 2 luglio il suo avvocato è finalmente riuscito a incontrarlo, nel carcere di Nitzan. Il legale ha raccontato di come Abu Safiya abbia subito torture e percosse, ripetuti colpi alla schiena, al collo e al volto.
«Mi hanno portato qui per uccidermi, questa è l'ultima volta che mi vedrai», gli ha detto il medico, la cui colpa, agli occhi di Israele, non è solo quella di curare i feriti ma quella di aver lanciato l'allarme sulla grave malnutrizione dei bambini di Gaza per la mancanza di latte materno.
Per Medici Senza Frontiere, A Gaza, la malnutrizione colpisce in modo devastante fino a sette madri su 10 in gravidanza e in allattamento. Una condizione che si ripercuote direttamente sui neonati: si registra il 90% di parti prematuri. Il 91% dei neonati malnutriti è a rischio di ritardi nella crescita e nello sviluppo.
Anche l'associazione israeliana Physicians for Human Rights ha dichiarato che la vita di Abu Safiya è in pericolo immediato e ne chiede la liberazione.
Nei commenti, un link a una pagina con tre mail giĂ scritte e documentate che chiedono alle istituzioni di prendere posizione: una per gli psichiatri, una per i medici in generale e una per chiunque, indirizzata a redazioni e parlamentari. Scrivete, facciamo pressione, facciamo girare questo appello.
C'è una collina, in Israele, dalla quale si vede Gaza. la collina di Sderot. Gli israeliani ci vanno a fare i pic-nic mentre osservano la distruzione di Gaza. Pagano pochi spicci per guardare dal binocolo e godersi lo spettacolo degli ospedali in macerie, delle colonne di fumo, delle città rase al suolo.
Quanto a noi, ci sono solo due posti dove possiamo stare, con il cuore, con la testa. Su quella collina in Israele o tra le macerie di Gaza. Non c'è un terzo spazio, non c'è un'altra posizione, un'altra postura che non sia a difesa di chi muore sotto le macerie, di chi muore per mancanza di cibo e cure, di chi muore prima di nascere. Sei con loro o sei su quella collina, voltato di spalle ma su quella collina, a banchettare durante il genocidio. Teniamoci stretti.
Francesca Fornario
Ieri a “Notti Mondiali” Marco Tardelli ha avuto il coraggio di dire in Rai quello che hanno pensato più o meno tutti sulla sospensione della squalifica del bomber statunitense Folarin Balogun in vista dei Quarti col Belgio.
“Questa è una gran brutta cosa. A parte la volontarietà o meno, questo era fallo e, di conseguenza, non andava annullata la squalifica.
Ma in questo Mondiale si può fare di tutto, basta ricevere degli ordini…”
Il riferimento era ovviamente alla telefonata di Trump al Presidente Infantino per fargli ritirare la squalifica.
Apriti cielo!
A quel punto la conduttrice Paola Ferrari, in imbarazzo totale, prima finge di non aver capito:
“Dei…?”
Ma Tardelli non arretra di un millimetro:
“Degli ORDINI!”
Paola Ferrari, in pieno allarme, se ne dissocia pubblicamente, non si sa neanche bene a nome di chi.
“Hai detto una cosa importante, te ne assumi la responsabilità …”
Tardelli:
“Certo che me ne assumo la responsabilità ”.
Tardelli ha detto la pura e semplice veritĂ , rivelata peraltro dal Nyt e confermata da Afp e Associated Press.
Ha detto quello che, normalmente, avrebbe dovuto dire il o la giornalista.
L’unico peraltro ad avere il coraggio di dirlo in diretta, sulla Rai e ad assumersene la responsabilità .
Ma d’altronde uno il coraggio, se non ce l’ha, non se lo può dare.
Bravo Marco!
Lorenzo TosaÂ

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Il #14maggio 1931, al #TeatroComunale di #Bologna, il Maestro #ArturoToscanini si rifiutò di eseguire #Giovinezza e la #MarciaReale. Per questo venne aggredito, schiaffeggiato e poi spintonato a terra dalla “camicia nera” #GuglielmoMontani.
Difendere la Democrazia: Nessuno Spazio al Fascismo
Punire deputati che hanno impedito l'ingresso di fascisti nei palazzi delle istituzioni è un grande errore! Tutta la nostra Repubblica è costruita sul sangue di innocenti e bambini morti solo perché avevano un colore della pelle diverso o erano poveri, ebrei, fragili, lavoratori che chiedevano più diritti.
NON CI PUĂ’ ESSERE NESSUN DIALOGO CON CHI NON ACCETTA LA DEMOCRAZIA E SOFFOCA CON L'USO DEL SUO POTERE I PIĂ™ DEBOLI E DIVERSI. QUESTA FECCIA CRIMINALE E FASCISTA VA RESPINTA SENZA SE E SENZA MA E MAI DOVRĂ€ ESSERE CONSENTITO A QUESTO LERCIUME CORROTTO DI APPROPRIARSI DEGLI SPAZI PUBBLICI PER LA LORO PROPAGANDA DI TERRORE E DISCRIMINAZIONE.
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Mal sopporto chi si ammazza pregando e prega ammazzando, chi maneggia libri sacri e carri armati a pari titolo, chi confonde salmi e missili, chi si ricorda di santificare le feste ma non trascura di moltiplicare i sepolcri.
Luigi Pintor - I luoghi del delitto, 2003