I'd rather be in outer space 🛸
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Camminavamo senza cercarci, eppure sapendo che camminavamo per incontrarci.
-Julio Cortázar
La stupidità degli altri mi affascina ma preferisco la mia.
La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé.
Cfr. Ennio Flaiano
In ogni minoranza intelligente c'è una maggioranza di imbecilli.
Attr. Ennio Flaiano
(La frase in realtà è di André Malraux)
IMPARA IL SILENZIO E IL POTERE SARÀ TUO
Lo studente sentirà il dovere di ascoltare, in pratica, in certi momenti le visioni più contraddittorie e, allo stesso tempo, portare completamente al silenzio tutte le approvazioni e, soprattutto, tutte le critiche avverse. Il punto è che così facendo, non solo tutti i giudizi puramente intellettuali vengono messi a tacere, ma anche tutti i sentimenti di dispiacere, diniego o persino consenso. Lo studente deve essere sempre vigile in modo tale che tali sentimenti, anche se non in superficie, si nascondano ancora nei recessi più nascosti dell'anima.
Dovrà ascoltare, ad esempio, le affermazioni di persone che sono, per certi aspetti, molto al di sotto di lui, eppure, nel farlo, sopprimere ogni sentimento di maggiore conoscenza o superiorità. È utile che tutti ascoltino in questo modo i bambini, perché anche i più saggi possono imparare incalcolabilmente molto dai bambini. Lo studente può quindi allenarsi ad ascoltare le parole degli altri in modo disinteressato, rimuovendo completamente la propria persona, le sue opinioni e il modo di sentire.
Quando pratica l'ascolto senza critiche, anche quando viene avanzata un'opinione completamente contraddittoria, quando viene commesso l'errore più disperato davanti a sé, impara, a poco a poco, a fondersi con l'essere di un altro e ad identificarsi con esso. Quindi sente le parole nell'anima dell'altro. Attraverso l'esercizio continuo di questo tipo, il suono diventa il mezzo giusto per la percezione dell'anima e dello spirito.
Rudolf Steiner, L’Iniziazione
Che potere hanno i ricordi. Possono regalarti un sorriso o un eterno rimpianto... ma di qualunque tipo essi siano ti faranno sentire vivo...
( Silvana Stremiz )

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Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire. Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla. C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita.
-H. Hesse-
Ricordati di chi ti ha ferito
mentre eri già stanco di reggere il peso.
Di chi ha aggiunto rumore
quando avevi bisogno di tregua,
di chi ha scelto di colpire
sapendo dove faceva più male.
Ricordati di chi sapeva
e ha continuato lo stesso.
Non per rancore,
ma per chiarezza.
Perché ci sono dolori che non sono casuali,
gesti che non sono distratti,
assenze che non sono innocenti.
E riconoscerli
è il primo atto di rispetto
verso te stesso.
Non portarti dietro la rabbia,
ma porta con te la memoria.
Quella che ti insegna
chi non deve più camminarti accanto
quando la strada si fa difficile.
Arthur Bellamy
Di tutta la memoria, quel che vale
è solo il dono
di evocare i sogni.
Antonio Machado

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Dammi la tua mano…
Vedi?
Adesso tutto pesa la metà.
- Leo Delibes
Senza mostrare troppo, senza
dire tutto, a basso profilo si vive
meglio. I giardini dove non entra
nessuno, fioriscono il doppio.
Dal web
(via Seahorse colors)
I legami che contano trovano sempre la strada del chiarimento, ma se il chiarimento non avviene mai, bisogna rassegnarsi al fatto che non contavano ...

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Per anni non si amarono più come una coppia. Ma quando lui ebbe paura, lei rispose ancora.
Val Kilmer e Cher avevano vissuto la loro storia molto tempo prima, quando Hollywood sembrava un posto fatto di feste, incontri improvvisi e promesse impossibili da trattenere.
Si erano conosciuti nel 1982, a una festa di compleanno.
Lui aveva ventidue anni, un talento ancora in attesa di esplodere e quell’ironia irregolare che lo rendeva difficile da dimenticare.
Lei ne aveva trentasei ed era già Cher.
Una donna capace di riempire una stanza ancora prima di parlare.
All’inizio fu una conversazione. Poi una risata. Poi una confidenza dietro l’altra.
Quello che doveva essere un incontro qualunque diventò una relazione intensa, piena di complicità e di piccoli codici privati.
Lui la chiamava in un modo. Lei gli diede un nome tutto loro.
Valus.
Hollywood guardava soprattutto la differenza d’età. Loro, invece, sembravano divertirsi a esistere fuori dalle regole degli altri.
Poi finì.
Nel 1984 fu Val a chiudere la relazione. Cher avrebbe raccontato anni dopo che fu uno dei pochi uomini ad averla lasciata davvero.
Ma certe persone non escono dalla vita nello stesso modo in cui escono da una storia d’amore.
Restano in un angolo più profondo.
Passarono decenni.
Arrivarono film, successi, altri amori, altri dolori.
Poi Val Kilmer si ammalò.
Il tumore alla gola gli portò via molto più della salute. Operazioni, ricoveri, fatica, una voce trasformata per sempre.
In quel periodo Cher gli aprì la porta di casa.
Non come diva.
Non come ex fidanzata.
Come qualcuno che aveva capito che l’affetto vero non sempre ha bisogno di un titolo.
Una notte Val si svegliò vomitando sangue. Raccontò che sembrava una scena di un film. Chiamò i soccorsi.
Poi chiamò lei.
E lei c’era.
È in momenti così che si capisce cosa resta davvero di un amore finito.
Non le fotografie. Non i red carpet. Non le frasi dette quando tutto era facile.
Resta chi risponde quando il corpo cede, quando la paura entra nella stanza, quando non c’è più niente da dimostrare a nessuno.
Val Kilmer morì il 1º aprile 2025, a 65 anni, per una polmonite.
Dopo la sua morte, Cher lo salutò ricordandolo come coraggioso, brillante, divertente e testardo.
Ma la parola più forte non fu una definizione.
Fu un nome.
Non scrisse Val.
Non scrisse Kilmer.
Scrisse Valus.
Il nome di quando erano giovani.
Il nome che apparteneva soltanto a loro.
A volte l’amore non resta per sempre nella forma in cui era nato.
A volte cambia stanza, cambia voce, cambia ruolo.
Ma continua a rispondere.
da pag fb ti amo amore
La solitudine fa nascere l'originale che è in noi, una bellezza sconosciuta e pericolosa, la poesia. Ma fa nascere anche il suo opposto: il perverso, l'illecito, l'assurdo.
— Thomas Mann