La separazione e la Legge degli opposti si rivelano continuamente davanti al tuo naso e nelle tue esperienze personali. Il motivo per cui non vengono riconosciute è perché si dà per scontato che sia normale vivere di contrasti.
Esempi che possono risuonare sono tutte le situazioni in cui si "ragiona" di eccessi:
"sono stato sempre disponibile, ne hanno approfittato e oggi penso soltanto a me stesso; mi sono fidato degli altri e l'ho presa sempre in quel posto, adesso li frego io per primo; mi sono sempre fatto in quattro al lavoro senza ricevere nessun riconoscimento, ormai faccio il minimo indispensabile e se posso evito anche quello".
E via dicendo.
La maggioranza delle persone passano da un polo all'altro, perché intervengono sulle situazioni e quasi mai su sé stesse, tuttavia il problema non è nemmeno questo. Anzi quando vuoi uscire da un disagio, mettere in pratica l'opposto del tuo abituale comportamento può risultare un ottimo sprint di distacco. Il problema è quando su quell'opposto scegli di restarci.
Di base l'eccesso, le esasperazioni, le crisi, hanno il compito di portarti all'individuazione dell'Io autentico, ma in società malate ci si sposta verso emozioni negative: rabbia, invidia, frustrazione, permalosità, vendetta ecc. In tal modo la persona fomenta un'azione di potere che si limita alla reazione e quasi mai alla soluzione. Cioè inizia a "vincere una guerra", praticando indifferenza, astio, tracotanza ecc.
Questo crea la società attuale, dove l'ego è distorto, si perdono tutte le connessioni e si finisce con l'auto annientamento.
Qui è la trappola di cui la maggioranza è incosciente: il momento in cui ti trovi nella reazione cronica ti senti invincibile. Questo è anche il momento in cui la volontà di recupero interiore fa la differenza tra un essere umano evoluto e un essere reattivo robotizzato.
Se ti fa comodo e lo afferri meglio, questa è la "riprogrammazione".











