come
certe mattine
certi tramonti non mi basta la certezza d’esserci amati in questa o altre vite, o che in altre dimensioni c’ameremo/ e adesso che siamo lontani come puoi non sentire le carni sfaldarsi, il sole vestirsi di un bagliore insufficiente; le falangi tremare, le vene ammutinare e trasformarsi in canali aridi o esseri volatili senza piume/ e non ha più il sangue mezze misure, ci si muove tra gli altri visi e il nulla non come prima, ma come chi è orbato d’un braccio o di una voglia, come chi al posto del busto ha un solco di terra salata e rondini e bile alla fronte alle tempie petrolio o magro arbusto; mammiferi privi di branco o fame alcuna/; Io non vedo più clavicole, iridi o linea di nuca come/- come puoi tollerare di non mescolarti mai più a un’ anima così affine come mai ne troverai. G.









