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“Add- to cart” è ormai un’azione quotidiana che compiamo senza nemmeno renderci conto. Per saperne di più andate a vedere il mio video di presentazione per il corso di Rivoluzione Digitale!!

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Milioni di libri sulle punte delle dita
“Il cimitero dei libri dimenticati”. È così che, in “L’ombra del vento”, lo scrittore catalano Carlos Ruiz Zafòn chiama quel posto segreto della Barcellona del secondo dopoguerra in cui vengono raccolti tutti quei libri che nessuno legge più. E se Zafòn non stesse parlando di un luogo immaginario di 70 anni fa ma del futuro? Potrebbe essere questo il destino delle librerie e delle biblioteche? Chi ci assicura che un giorno non diventeranno dei veri e propri cimiteri?
Grazie alla Rivoluzione Digitale degli ultimi anni, infatti, la vendita online di libri ha acquisito un rilievo sempre maggiore dato che ci permette di acquistare tutti i volumi che vogliamo rimanendo comodamente seduti sulla poltrona di casa. Ad oggi circa il 25% dei libri venduti in Italia avviene tramite il web, su innumerevoli siti che offrono una vastissima gamma di prodotti tra i quali scegliere.
Sicuramente uno dei più famosi è Amazon, che offre un catalogo immenso di prodotti venduti a prezzi scontati con spese di spedizioni ridotte o, in molti casi, assenti e tempi di consegna abbastanza rapidi.
Logo di Amazon - Fonte: Wikimedia Commons
Tutto quello che bisogna fare è accedere al sito e, tramite il menu, cliccare sulla sezione “Libri e Audiolibri” per entrare in una vera a propria libreria online con milioni di titoli a disposizione tra i quali scegliere. Se invece sappiamo già quale libro comprare possiamo inserire direttamente il titolo nel motore di ricerca e ottenere la lista completa dei venditori che, tramite Amazon, vendono quell’articolo.
Una volta aperta la pagina del libro possiamo, innanzi tutto, vederne la copertina (Va bene che non è da quella che si giudica un libro, ma bisogna ammettere che anche l’occhio vuole la sua parte!), e scegliere se preferiamo quella rigida o quella flessibile, poi possiamo scegliere il formato che vogliamo (cartaceo, Kindle o Audiolibro),e controllare il prezzo, i tempi e gli eventuali costi di spedizione.
Più giù c’è una sezione di libri consigliati perché hanno un contenuto simile o perché altri utenti li hanno “spesso comprati insieme”, come si legge sulla pagina e, sotto ancora, la descrizione del prodotto, con informazioni su lingua, editore, data di pubblicazione e, ovviamente, la trama e qualche notizia sull’autore.
Naturalmente i prezzi di questi libri sono più bassi di quelli delle librerie fisiche, per la felicità degli acquirenti, ovviamente, ma non degli autori dei libri che, in questo modo, si ritrovano ad offrire un servizio non ricevendo un adeguato compenso per il lavoro svolto.
Comunque esistono tantissimi altri siti che funzionano più o meno allo stesso modo. In Italia, ad esempio, il principale è IBS.it (Internet Bookshop Italia), una libreria online che dal 1998 ad oggi ha venduto più di 34 milioni di libri di carta e più di 3 milioni di ebook.
Logo della libreria online IBS - Fonte: Wikimedia Commons
Poiché Amazon non fornisce dati sul numero di libri venduti, è difficile fare il confronto tra i due siti, ma IBS, per distinguersi dal suo concorrente, sta organizzando iniziative simili a quelle di una libreria tradizionale con lo scopo di instaurare un rapporto di fiducia con i suoi clienti. Sulla sua pagina Facebook, ad esempio, si possono guardare più di duecento video-interviste ad autori fatti negli ultimi due anni. Non sarà sicuramente la stessa cosa di una presentazione dal vivo, ma si tratta comunque di una validissima iniziativa per attirare sempre più clienti.
Inoltre IBS sta lavorando per aumentare l’offerta di libri in inglese, sia nuovi che usati, collaborando con catene britanniche e, da circa un anno, è diventata anche una marketplace, cioè una piattaforma di intermediazione in cui i libri si acquistano da venditori terzi.
Altri siti di una certa rilevanza sono poi Libraccio.it, che si occupa della vendita e dell’acquisto online di testi scolastici anche usati, Hoepli, il sito dell’omonima libreria milanese che permette agli utenti di acquistare senza dover necessariamente effettuare una registrazione, e i negozi online delle due famose librerie Mondadori e Feltrinelli.
Che dire? Rimane solo da scegliere il sito da cui acquistare e “aggiungere al carrello” il libro desiderato. È sicuramente molto più comodo di alzarsi dal divano, abbandonare le pantofole e camminare fino alla libreria più vicina quindi, perché no?!
Io preferisco girare per quei piccoli corridoi della libreria del mio paese, con l’anziana signora che mi chiede continuamente di che cosa ho bisogno e il profumo di migliaia di libri appena stampati che mi ricorda i pomeriggi trascorsi lì dentro quando, a 6 anni, non sapevo ancora cosa fosse un computer o uno smartphone, figuriamoci la Rivoluzione Digitale!
Foto di una libreria - Fonte: Flickr
Gaia Spanò
Ecco il mio video di presentazione per il corso di rivoluzione digitale!
Buona visione
Valerio Mastrianni
Netflix: from entertainment to Rome
No, non è il titolo di un film di Woody Allen anche se potrete trovare altri titoli dell’autore statunitense nel catalogo che Netflix offre ai suoi abbonati.
Nata più di vent’anni fa, ma solo da una decina riconoscibile come servizio streaming on demand, la casa statunitense Netflix nel 2013 si fiondò aggressivamente nel settore cinematografico realizzando serie esclusive, raggiungendo il grande pubblico grazie al successo dato dalla serie House of Cards.
Sull’onda della popolarità acquisita principalmente in America, Netflix inizia ad ampliare enormemente il suo catalogo cercando di imporsi come mezzo sostitutivo della televisione. Tra i giovani diventa il servizio di streaming per antonomasia grazie al suo prezzo ridotto e alla possibilità di dividere l’abbonamento tra più utenti. Per attirare clienti l’azienda fondata da Reed Hastings iniziò a promuovere serie targhettizzate per adolescenti, mettendo in secondo piano contenuti più impegnati per un pubblico adulto. Ancora oggi, sfogliando il catalogo, nonostante l’algoritmo proponga contenuti correlati alle tue precedenti visioni, è difficile districarsi tra i vari contenuti leggeri ma che, inevitabilmente, portano la maggior parte degli utenti alla piattaforma.
25.07.2018
Un tweet del regista messicano Alfonso Cuarón annuncia il primo teaser trailer del suo nuovo film, Roma, in collaborazione con Netflix. Così inizia la storia del titolo di origine messico-statunitense (ironico come accostamento geopolitico in questo periodo!) che raggiungerà l’apice della notorietà con la vincita di 3 statuine la notte tra il 24 e il 25 febbraio rispettivamente per miglior film straniero, miglior registra e miglior fotografia conferito proprio ad Alfonso Cuaròn.
Netflix manda in questo modo un chiaro messaggio all’industria cinematografica dimostrando, forte dei numerosi premi ricevuti, di essere capace di creare titoli originali pari ad altre grandi case produttrici.
Roma, infatti, è stato un successo nonostante alcuni elementi che vadano controcorrente rispetto ai titoli che è possibile vedere nelle sale cinematografiche, come la scelta del bianco e nero, reso magistralmente anche grazie all’ Arri Alexa 65, e alla scelta di non tradurre i dialoghi che restano in messicano con i sottotitoli disponibili.
Locandina di Roma fonte: Wikipedia
Cinema o pc
L’interrogativo a questo punto è il seguente: meglio guardare un film del genere al cinema, pagando il biglietto, oppure sfruttare l’abbonamento sottoscritto per vedere il film su uno schermo decisamente più piccolo e con una possibilità di coinvolgimento inferiore?
Netflix, infatti, ha deciso di proiettare Roma solo in poche sale cinematografiche, rendendo contemporaneamente disponibile il film sulla sua piattaforma streaming. E a questa decisione possiamo far risalire il bivio nella scelta tra il “vecchio” metodo di guardare film e il “nuovo”; sì, perché gran parte degli abbonati al servizio americano usufruiscono del catalogo su schermi di grandezze decisamente ridotte e solitamente meno qualitative se rapportate alla dimensione di uno schermo in una sala cinematografica che solitamente nei cinema IMAX si aggira sui 350 pollici, circa 9 metri.
Immagine di una sala cinema fonte: Wikipedia
Fine di un’era?
Può quindi lo streaming online, rappresentato dai vari colossi come Amazon prime video e Netflix, distruggere il cinema come lo conosciamo o, piuttosto, come sostengono in molti l’esperienza coinvolgente del cinema in sala non può essere in alcun modo sostituita da un pc o un televisore domestico.
Dati alla mano la risposta ad oggi potrebbe essere un no dato che l’ultimo capitolo del Marvel Cinematic Univers, Avenger Endgame, al botteghino ha quasi superato il record assoluto che ancora imbattuto di Avatar con un incasso pari a circa 2.7 miliardi. Ma se il film fosse stato diffuso su Netflix l’utente cosa avrebbe preferito? Un’esperienza sul grande schermo con una visione impareggiabile e effetti sonori di alta qualità e fedeltà o il risparmio di una decina di euro , mediante l’utilizzo di uno schermo di risoluzione ottimisticamente pari al full Hd?
Valerio Mastrianni
Ciao, ho appena pubblicato il mio video di presentazione per il corso di Rivoluzione Digitale. Corri a vederlo su YouTube se ne sei incuriosito.
Buona visione
Alessia Intini

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Ecco il mio video di presentazione per il corso “Rivoluzione Digitale”, in cui spiego brevemente le tematiche trattate nel blog “Add to Cart”.
Mara Asaro
“THE 3Vs”
Quando vogliamo comprare qualcosa in un negozio, le vetrine attirano la nostra attenzione e una volta dentro abbiamo la possibilità di guardarci intorno. In seguito all’acquisto, la cassa si prende cura dei soldi e custodisce i nostri acquisti in sicurezza prima di lasciare il negozio. Lo stesso, se non in modo più curato e vasto, avviene nei negozi online: ma in quel caso, è possibile accorgersi del dietro le quinte? E’ possibile avere la stessa trasparenza e sicurezza del contatto diretto con il cassiere?
Tasto di invio del computer che da il via agli acquisti - Fonte: pxhere
E’ con la frase “add to cart”, ovvero “aggiungi al carrello”, che spesso il nostro viaggio nel mondo dello shopping online ha inizio, ed è proprio premendo quel tasto di invio che diamo il via ad una vera e propria analisi delle nostre preferenze, delle nostre abitudini, dei nostri dati personali e bancari al sito che stiamo utilizzando. Questa enorme quantità di dati viene indicata con il nome Big Data, la cui migliore definizione proviene dall’analista Doug Laney, che nel 2001 ha dichiarato che i Big data sono definiti da “the 3Vs”: velocità, varietà e volume. Ciò significa che i Big Data sono una grande quantità di contenuti che varia e che viene prodotta rapidamente.
Big data - Fonte: Wikimedia Commons
Tutto oggi funziona utilizzando i Big Data, vengono tutti inseriti in algoritmi e utilizzati dall’industria e-commerce, ed il cliente non se ne accorge nemmeno. Tuttavia nonostante i pericoli per la privacy dell’utente, l’utilizzo di questi dati risulta essere indispensabile per rendere piacevole la user experience degli utenti sui siti web, infatti analizzandoli accuratamente è possibile programmare gran parte delle attività di gestione degli e-commerce, e senza di essi questi ultimi sarebbero semplicemente delle fredde piattaforme di interfaccia tra venditori ed acquirenti.
Sicurezza informatica - Fonte: Pixabay
I Big Data permettono di gestire i dati per i prodotti direttamente dal magazzino al cliente e quindi di ottimizzare il trasporto e i prezzi di consegna in base alle nostre preferenza e a ciò che siamo disposti a pagare di solito per un certo prodotto. Attraverso l’analisi delle nostre preferenze infatti il sito elabora dei suggerimenti; non è un caso, infatti, che in siti come Amazon o anche negli stessi social network, come Instagram, vi siano dei prodotti o contatti che stavamo cercando un attimo prima, oppure simili a ciò che fa proprio al caso nostro.
Non sempre è possibile rendersi conto di cosa realmente presenti il dietro le quinte del negozio online, e non è di certo solo un magazzino colmo di merce come potrebbe essere quello di un negozio fisico, poiché quello virtuale presenta delle insidie di cui spesso non teniamo conto. L’accumulo di dati che forniamo noi stessi, anche soltanto aprendo un sito, non è sempre sintomo di trasparenza e soprattutto di sicurezza per la nostra privacy. Pertanto tutto ciò che prima del web poteva essere ‘“mio”, adesso può solo essere designato con il termine “nostro”, un nostro che comprenda anche il possesso dei nostri dati da parte di tutti i giganti del web.
Mara Asaro
Da Napster a Spotify
Gli inizi
Una delle più grandi innovazioni che ha portato internet, più precisamente il word wild web, è sicuramente la possibilità di condividere file nel minor tempo possibile. Nella nostra quotidianità scambiamo un’enorme quantità di dati sottoforma di file, inviando messaggi e contenuti multimediali di vario genere e diamo tutto ciò per scontato. In realtà, il file sharing nasce appena 20 anni fa grazie a Shawn Fanning e Sean Parker, due studenti universitari di informatica appena ventenni, che, durante il loro percorso di studi, crearono Napster, il primo sistema peer-to-peer , che forniva agli utenti la possibilità di scaricare contenuti multimediali da internet. Dopo molte cause legali, intraprese dalle varie aziende per violazioni di copyright, Napster fu costretto a chiudere dopo 2 anni ma diede, di fatto, inizio alla pirateria mettendo seriamente in crisi l’industria discografica.
Logo di Napster fonte: Wikipedia
La realtà odierna
Pratica di uso comune è considerare qualsiasi contenuto multimediale caricato sul web come legittimamente gratuito: ciò è risultato palese dalla protesta degli utenti, avvenuta nel marzo scorso, quando l’azienda svedese Spotify ha deciso di bloccare gli account che utilizzavano un apk modificato della loro versione gratuita; quest’ultima, infatti, implementava un adblocker, fornita dalla piattaforma, permettendo così di evitare annunci pubblicitari e limitazioni imposte dall’azienda ai fini di invogliare a sottoscrivere un abbonamento; ciò causava, all’azienda stessa, una perdita nel fatturato annuo considerevole.
Il blocco degli account ha scatenato l’ira degli utenti che si sono scagliati contro i profili social dell’azienda tempestandoli di insulti e attribuendo basse valutazioni all’applicazione su Play store e Apple store. Essi giustificavano la loro azione come legittima dal momento che, pagare per usufruire di un contenuto creato dal lavoro di artisti e da aziende che mettono volontariamente a disposizione un servizio del genere, sembrava loro inaccettabile, ritenendo tali prodotti assolutamente gratuiti.
Nonostante la pirateria continui ad imperversare contro artisti e case discografiche, oggi Spotify, assieme ad altri colossi come Apple music e Amazon music, rappresenta il modo più diffuso per l’ascolto di musica. Questi servizi si basano sull’ acquisto di un abbonamento mensile da parte dell’utente che può usufruire di una libreria composta da milioni di brani sempre a disposizione con la possibilità di scaricare i file musicali per l’ascolto anche offline.
Logo di Spotify fonte: Wikipedia
I dati
Secondo i recenti dati RIAA 2018 gli introiti dell’industria musicale grazie allo streaming sono cresciuti del 30% rispetto allo scorso anno, raggiungendo la cifra di 7.4 miliardi che corrispondono al 75% degli introiti complessivi dell’industria musicale, rispetto ai guadagni delle vendite del prodotto fisico che corrispondono soltanto al 12% degli introiti. Come è evidente dai grafici, la maggior parte dei guadagni proviene dagli abbonamenti sottoscritti dagli utenti sulle varie piattaforme, ed essi sono in costante crescite, grazie anche ai prezzi sempre più popolari, alle varie offerte e ai piani famiglia che permettono di condividere l’abbonamento tra più utenti. Spicca tra i dati il superamento storico dei 50 milioni di dollari negli Stati Uniti come ricavo dagli abbonamenti annuali, valore che si è quintuplicato rispetto ai 10.8 milioni di dollari registrato nel 2015. È evidente come la netta supremazia delle vendite del virtuale rispetto al fisico stia aumentando col passare degli anni, disparità che cresce anche a causa dell’ oggetto CD, che si serve di una tecnologia che sta cadendo in disuso a causa della sempre maggior quantità di dispositivi che non supportano più il lettore CD. Fanno eccezione in questo campo sono le vendite di vinili, in aumento dell’8% (non accadeva dal 1988), che contribuiscono ad un terzo delle vendite del prodotto fisico, nonostante essi non riescano ancora ad imporsi a causa dei costi che restano alti.
In conclusione
Oggi la vendita di musica grazie ad Internet è in costante aumento grazie alla sua convenienza in termini economici e alla facilità d’uso, alla possibilità di usufruire di una libreria praticamente infinita a prezzi popolari che ha cambiato il modo in cui ascoltiamo musica, limitando anche parzialmente il fenomeno della pirateria. Sarà interessante vedere se nel futuro saremo tutti obbligati a sottoscrivere un abbonamento mensile o un ‘successore’ del CD prenderà piede nella nostra società sempre più connessa e abituata ad ascoltare musica in ogni momento della giornata
Valerio Mastrianni
Pizzo o Addiopizzo?
Sono nata e cresciuta in Sicilia, la terra degli agrumi, dei fichi d’India, della contradanza, delle tradizioni e della mafia. Sì, la mafia, quella grande famiglia di “Uomini d’onore” che tra gli anni ’70 e gli anni ’90 ha compiuto delle vere e proprie carneficine.
Boris Giuliano, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tantissimi altri sono morti in attentati mafiosi. Di loro parla Luigi Garlando nel suo libro “Per questo mi chiamo Giovanni”. È la storia di un bambino che aveva un orsacchiotto con i piedi bruciati, unico superstite di un incendio che aveva completamente distrutto il negozio di giocattoli del padre. Già, perché era questo che succedeva fino a circa 20 anni fa a Palermo se ti rifiutavi di pagare il pizzo al boss di turno.
Per fortuna oggi le cose sono cambiate e sono anzi nate numerose associazioni di antimafia, tra cui Addiopizzo Store, un negozio online che si occupa della vendita di prodotti coltivati nei terreni confiscati alla mafia o venduti da commercianti che hanno detto di no al pizzo.
Store di Addiopizzo a Palermo - Foto di Dedda71 - Fonte: Wikipedia
Si tratta di un movimento antimafia Made in Sicily al 100%, nato dall’idea di 7 ragazzi di Palermo che nel 2004 volevano aprire un pub, ma senza pagare il pizzo. Il pub non lo aprirono, ma nacque Addiopizzo, un’associazione che dopo 15 anni conta 1.045 negozi e imprese, 13.161 consumatori che li sostengono e 184 scuole coinvolte nella formazione antiracket.
Che dire? È un’idea del tutto originale per combattere la mafia pur non abitando in Sicilia!
Il negozio online, infatti, promuove i prodotti legati all’associazione ma permette anche all’acquirente di scegliere un produttore che decide di non pagare il pizzo, sostenendo così un’economia pulita, che è il primo passo verso il cambiamento.
Tra i commercianti presenti sulla piattaforma vi sono Davide Grassi (figlio di Libero Grassi, imprenditore ucciso nel 1991 per essersi opposto ad una richiesta di pizzo), che dirige la fabbrica tessile della sua famiglia, la famiglia Scimeca (la prima che ha denunciato l’estorsione), che gestisce una pasticceria di prodotti tipici siciliani, Cotti in fragranza, un laboratorio di prodotti da forno situato all’interno di un Istituto Penale per Minorenni. Vi sono poi delle aziende agricole come Salamone e la cooperativa Valdibella, che si occupano della vendita di cibo biologico di qualità, e imprese che distribuiscono caffè della filiera del commercio equo e solidale “Madreterrà”.
Inoltre, dell’associazione fanno parte due etichette discografiche indipendenti che investono nella cultura a Palermo e un’agenzia di viaggi nata nel 2009 dal nome Addiopizzotravel, un tour operator che propone “turismo etico per chi dice di no alla mafia”, come si legge sul sito.
Logo di Addiopizzo - Fonte: Wikimedia Commons
A questo punto direi che la mafia non è soltanto un’”affare” dei siciliani. Anzi, proprio grazie alla Rivoluzione Digitale e all’iniziativa di questi giovani palermitani, chiunque, da qualsiasi parte dell’Europa, può dare il suo contributo per cercare di eliminare questa “piovra”, come viene definita nel libro di Garlando, che, purtroppo, ancora oggi spande i suoi tentacoli in Sicilia e nel resto del mondo.
Quindi, nell’era della Rivoluzione digitale, in cui i pensieri viaggiano senza confini, rimbocchiamoci le maniche e seguiamo l’esempio di Addiopizzo. Non importa se Giovanni, Paolo, Rocco e tutti gli altri non ci sono più, non importa perché restano le loro idee, “restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini” (Giovanni Falcone).
Gaia Spanò
VIAGGIA ONLINE
Oggi giorno la maggior parte delle persone, nel momento in cui devono scegliere come prenotare un viaggio, non decidono più di recarsi in un’agenzia di viaggi, ma semplicemente preferiscono visitare le OTA (Online Travel Agencies). Tali “agenzie” rappresentano la rivoluzione dell’ultimo decennio, modificando radicalmente le modalità di prenotazione dei viaggi.
Foto rappresentante un viaggio, in cui appare l’Arco di trionfo di Barcellona
Fonte: Scattata da Intini Alessia
Il mondo delle agenzie negli ultimi dieci anni si è profondamente trasformato, facendo posto a piattaforme come Booking, Expedia, ecc.; tutte facilmente reperibili sul web e che permettono agli utenti di prenotare velocemente alberghi per soggiornare in qualsiasi città.
Queste piattaforme online risultano molto vantaggiose, poiché consentono agli utenti di leggere le recensioni lasciate da altri clienti e godere di riduzioni sulle tariffe rispetto a quelle normalmente applicate.
Da uno studio, compiuto da Booking.com in collaborazione con il centro studi Oxford Economics, è emerso che il beneficio non è solo a favore dei clienti e delle piattaforme, ma anche a favore degli alberghi indipendenti, i quali in questo modo hanno la possibilità di farsi conoscere all’estero e di incrementare il loro fatturato grazie all’arrivo di clientela straniera, che visita e contatta la piattaforma nella propria lingua scegliendo l’albergo più gradito.
Icona del sito di viaggi Booking
Fonte:Flickr
Da questi vari siti, inoltre, è possibile estrarre dati e metterli in correlazione in modo da delineare le scelte dei clienti e le variabili che influenzano tali scelte, infatti da alcuni studi è emerso come i potenziali clienti siano influenzati dalle recensioni lasciate precedentemente da altre persone. Pertanto, le recensioni o l’indice di gradimento che ogni utente esprime per l’albergo nel quale ha soggiornato, consente anche di tracciare il profilo-tipo delle persone che sceglie una determinata fascia di alberghi o un luogo in particolare. Questo profilo-tipo consente di individuare anche una determinata fascia d’età o una determinata nazionalità.
Indice di gradimento che può esprimere un utente
Fonte:Pixabay
Le recensioni, però non sono l’unico fattore che influenza le persone nella scelta di un albergo, un altro fattore chiave è la presenza all’interno delle piattaforme di immagini e di descrizioni accurate, infatti il cliente viene maggiormente attratto da presentazioni più curate piuttosto che da altre molto scarne e povere di descrizioni.
La presenza molto rilevante di questi siti nella nostra vita quotidiana o nella scelta dei nostri viaggi di piacere, ci fa capire quanto la Rivoluzione Digitale e la nascita di internet ci abbia rivoluzionato la vita ed il modo di fare cose che ci sono sempre sembrate naturali, come uscire di casa ed andare in un’agenzia poco lontana da casa per prenotare un viaggio; ora ognuno di noi ha la possibilità di prenotare un viaggio dall’altra parte del mondo restando comodamente in poltrona a casa propria, non dovendo neanche mettere un piedi fuori di casa!
Alessia Intini

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SEMBRA COSI’ LEGALE
Con l’avvento della Rivoluzione Digitale, si è rivoluzionato anche il modo di guardare ed acquistare film, ascoltare musica, leggere libri, ecc. Infatti, con l’ascesa di internet si è passati dall’acquistare videocassette ed in seguito DVD, a preferire abbonamenti a streaming video, come per esempio Netflix, invece per quanto riguarda la musica si è passati dall’acquisto dei CD agli abbonamenti a Spotify o scaricare album direttamente sul cellulare; lo stesso è accaduto anche nel mondo dei libri con l’introduzione degli Ebook.
videocassette gettate sul ciglio della strada
fonte:flickr
Ci sarebbero una miriade di esempi su come la nostra vita ed il nostro modo di acquistare sia cambiato, ma naturalmente tali cambiamenti hanno provocato anche effetti negativi quale la “pirateria”, ossia la possibilità per gli utenti di internet di scaricare materiale protetto da copyright illegalmente dal web o semplicemente usufruire di streaming illegali.
La possibilità di scambiarsi questo materiale è sempre stata offerta, per esempio attraverso architetture Peer-to-Peer (P2P); tale tecnologia di rete permette di creare una rete dove non esistono server e client esclusivi, poiché ogni dispositivo può fungere sia da client che da server e lo sviluppo di questa rete logica ha dato la possibilità agli utenti di condividere con gli altri i dati presenti sul proprio PC.
Rete di calcolatori rappresentante l’architettura Peer-to-Peer
fonte:Wikipedia
Il caso più clamoroso degli ultimi anni è stato Napster, infatti nato nella fine degli anni novanta divenne subito molto popolare tra gli utenti, poiché permetteva di scambiarsi brani in mp3 seppur protetti da copyright. Naturalmente , questa ondata di condivisioni da parte degli utenti si scontrò con le proteste, legittime, degli artisti che vedevano ridotte notevolmente i loro guadagni a causa della piattaforma.
Fu l’inizio della diffusione della pirateria digitale, inizialmente questo nuovo fenomeno colpì solamente la musica, in seguito coinvolse anche il mondo televisivo e cinematografico. Il sistema di Napster si basava su una rete peer-to-peer ibrida, cioè aveva un server centrale dove si teneva traccia di ciò che gli utenti condividevano. Si pensava che la piattaforma fungesse da motore di ricerca e che il file sharing sarebbe stato il futuro, in realtà di lì a poco una sentenza obbligò Napster a pagare una salatissima multa.
Simbolo della piattaforma Napster
fonte:Flickr
Nonostante il clamoroso caso legale il mondo del peer-to-peer non è scomparso, infatti la dura lezione inflitta a Napster fu di spunto ad altri sviluppatori, i quali cercarono modi più efficienti per implementare sistemi di file sharing, un esempio è BitTorrent creato nel 2001, ancora in uso, che non possedeva più un server centrale come Napster, ma sfruttava nuove tecniche.
L’uso delle piattaforme “pirata”, per anni, è stato in netto declino, invece, da recenti studi riportati da Sandvine è emerso che la pirateria negli ultimi decenni sia in netta crescita; a tal proposito molti ritengono che la causa sia da ricercare nella nascita di nuove piattaforme video come Netflix, AmazonVideo o Dazn, che obbligano gli utenti alla stipulazione di troppi contratti per poter vedere la propria serie televisiva preferita o un film inedito o una partita di calcio trasmessa in esclusiva.
Alessia Intini
Il mio primo contatto col web
Sono Valerio Mastrianni, ho 19 anni vengo da Sorrento in provincia di Napoli e frequento il primo anno di Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione presso il Politecnico di Torino.
Il mio primo approccio con la rete è stato piuttosto tiepido e tardivo, ho sempre dovuto destreggiarmi in rete da solo dato che i miei genitori non erano particolarmente interessati a quel mondo e utilizzavano anche loro occasionalmente un computer solo per scrivere alcuni file di testo. L’unica persona in grado di farmi da guida era mio zio che pazientemente mi aiutava ad imparare i primi concetti essenziali.
Una delle mie prime sfide tecnologiche fu quella di collegare il PC a internet, sì sfida poiché era veramente poco intuitivo dover premere un tasto situato in basso a destra per accendere il WI-FI e poter andare in rete. Il mio primo PC era della Asem un modello dual core con 3 giga di RAM, ad oggi il mio telefono, che ormai ha 3 anni, ne ha 6. Grazie al regalo ricevuto qualche anno prima per la comunione imparavo ad utilizzare il Pc con il glorioso Windows XP che resta indelebile nei cuori della mia generazione e accedevo per la prima volta sul web per iscrivermi ad un sito che stava diventando molto popolare in Italia: Facebook.
Home di Facebook nel 2010 fonte: Flickr
A differenza di molti miei coetanei ho saltato il periodo di MSN per approdare direttamente nel 2010 al sito di Mark Zuckerberg; ciò nacque dall’esigenza di mettermi in contatto con i miei compagni di classe poiché non possedevo un telefono con una connessione dati o un profilo con minuti e messaggi. il mio primo approccio è stato mosso dalla necessità di comunicare solo successivamente ho iniziato a scoprire le diverse risorse del web quali ad esempio scaricare (illegalmente) musica da YouTube e inserirla su una micro SD all’interno di un vecchio Nokia con ancora la tastiera QWERTY.
Foto Nokia Asha 200 fonte:Wikipedia
Col passare del tempo ho iniziato a comprendere le infinite possibilità che un mezzo come internet può offrire ed è stato proprio grazie alla curiosità che ho cominciato ad utilizzare in modo più consapevole ed assiduo le apparecchiature a mia disposizione e soprattutto il web.
Ad oggi la mia routine è accompagnata e supportata da apparecchiature elettroniche che sono diventate parte integrante ed indispensabile per ogni individuo. Il web è un mezzo potentissimo in continua evoluzione che se usato sapientemente e con etica può apportare grandissimi benefici alla nostra società.
Valerio Mastrianni
La mia prima esperienza sul web
Sono Gaia Spanò, ho 19 anni e frequento il primo anno di Matematica per l’Ingegneria al Politecnico di Torino.
Per rompere il ghiaccio vi racconto della mia prima esperienza sul web.
Avevo circa 5 o 6 anni quando vidi tornare a casa mio padre con un grande pacco da cui tirò fuori una strana scatola quadrata con uno schermo. Non sapevo bene cosa fosse un computer, ma ricordo che, spinta dalla curiosità dei bambini di quell’età, mi ci buttai subito a capofitto per scoprire tutto quello che poteva nascondere uno strumento del genere.
All’inizio non sapevo bene cosa farci, così cercavo di risolvere quei solitari che all’epoca mi sembravano davvero impossibili. Poi ho scoperto il web, all’età di circa 8 anni, quando i costi per l’utilizzo di Internet erano abbastanza elevati e i miei genitori erano piuttosto contrari al fatto che si passasse tanto tempo davanti ad uno schermo, soprattutto senza una valida ragione. Per questo motivo concedevano a me e a mia sorella un’ora al massimo ogni giorno, che dovevamo dividere. Inutile parlare delle liti che scoppiavano in quei momenti delle giornate!!!
Uno dei primi usi che scoprii di Internet fu una piattaforma per stare in contatto con i miei amici: Windows Live Messenger. Questa sì che fu una vera e propria Rivoluzione, soprattutto se teniamo conto che, fino a quel momento, l’unico mezzo che avevo a disposizione per comunicare con loro era il telefono fisso, che potevo usare solo per le emergenze e per il minor tempo possibile perché anche quello aveva un certo costo.
Logo di Windows Live Messenger - Fonte: Flickr
In contemporanea scoprii di poter usare Internet per fare le ricerche scolastiche e trovare tutto quello che mi serviva nel giro di qualche minuto. Non sapete che sollievo sapere di non dover più passare interi pomeriggi sull’Enciclopedia alla ricerca di due righe di informazioni che risalivano chissà a quanti anni prima! Internet Explorer era sicuramente molto più veloce ed efficiente, anche se era ancora abbastanza lontano dalle prestazioni moderne.
Logo di Internet Explorer - Fonte: Flickr
Come tanti altri, poi, scoprii Encarta Kids, un’enciclopedia multimediale della Microsoft grazie alla quale potevo imparare giocando. Avevo praticamente un abbonamento per la sezione sulle lingue e per quella di geografia, dove potevo ricostruire i vari continenti o l’Italia mettendo i vari stati/regioni al posto giusto. Quanto tempo ho passato in quella sezione cercando di mettere al suo posto una Liguria che non voleva proprio saperne, probabilmente per un difetto di programmazione!
Schermata principale di Encarta Kids - Fonte: Flickr
Devo dire che non mi sarei mai aspettata che dopo soltanto 10 anni le cose sarebbero cambiate così drasticamente e ripenso con un po’ di nostalgia a quegli usi di Internet che a me sembravano così straordinari mentre per i bambini delle nuove generazioni sono così scontati.
Chissà, magari tra 10 anni anche loro avranno qualcosa di cui stupirsi ripensando al web che hanno conosciuto da piccoli. Quello che è certo è che la Rivoluzione Digitale che ha modellato il mondo moderno è in continua evoluzione e porterà sicuramente ulteriori innovazioni nella società in cui viviamo. Positive? Negative? Chi lo sa?! Non ci resta che aspettare.
Gaia Spanò
FOOD ONLINE
L’e-commerce sta influenzando sempre più il settore food, poiché cambiando con rapidità gli stili di vita dei consumatori italiani, è normale che si trasformi continuamente anche il loro rapporto con il cibo. Questa evoluzione implica un’integrazione del digitale in qualcosa del tutto fisico, infatti si parla di una vera e propria rivoluzione del cibo.
Ampiezza del menù, buona conservazione del cibo e rapidità di consegna sono i motivi che hanno indotto alla rivoluzione nel food, che include anche la spesa da casa e non solo l’acquisto di cibo pronto. Inoltre ciò che ha contribuito al successo del “food online” è stata anche la ricerca da parte del consumatore di prodotti specifici, dettata dalla diffusione del vegetarianismo, prodotti bio, prodotti etnici ecc. e l’importanza di conoscere informazioni e contenuti sul prodotto in questione che si sta per acquistare, a causa di allergie e intolleranze alimentari sempre più comuni.
“Food online” - Fonte: Pixabay
Nonostante il successo di piattaforme come foodora, justeat, ubereats, glovo, ecc, la consegna del cibo pronto a differenza della spesa da casa, più diffusa, è circoscritto a poche città per lo più urbane come ad esempio Milano, Roma o Torino. Parliamo sicuramente di una rivoluzione che interessa diversi settori, ma che porta con sé e cela uno sfruttamento vero e proprio di chi effettua la consegna. Una bici, uno smartphone e pedalare: potrebbe essere questa la descrizione di una giornata dei Riders, per lo più studenti, con un’età media di 25 anni, ma non mancano i casi di lavoratori, disoccupati o sotto-occupati. Essi operano per una società, ma possono lavorare per più di una, non hanno contratto di lavoro, ma solo collaborazione a partita Iva e il guadagno medio è sotto i 10 euro l’ora.
Rider di Foodora - Fonte: Wikimedia Commons
La visione del cibo è pertanto cambiata radicalmente, poiché se prima era visto come soddisfacimento di un bisogno, adesso il rapporto dei consumatori con il cibo è arricchito da tantissime novità che lo trasformano in un momento di condivisione e di svago, il quale è facilitato dall’acquisto online senza difficoltà di organizzazione e preparazione, che comportano fatica e tempo a disposizione. Inoltre hanno contribuito anche i social a cambiare la visione del cibo, poiché sempre più diffusa è l’abitudine di postare video e foto dei piatti consumati; tale fenomeno influenza concretamente i consumi e contribuisce a creare nuove mode e a pubblicizzare il luogo in cui ci si trova.
Mara Asaro
La mia prima esperienza sul web
Sono Alessia Intini frequento il primo anno di Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione al Politecnico di Torino.
Per il corso di Rivoluzione Digitale che frequento mi è stato chiesto di descrivere la mia prima esperienza sul web, quando penso a questo argomento mi viene in mente mio padre. Penso che sia stata lui la prima persona ad avermi avvicinato al mondo dell’informatica, dato il suo lavoro (tecnico per l’IBM). Fin da piccola ricordo lui mentre utilizzava questo enorme computer fisso, abbastanza lontano da quelli attuali ed io che incantata da questo ‘strumento’ ero lì che lo fissavo entusiasmata.
Uomo che scrive al computer fonte: Pixabay
All’età di otto anni a seguito di una visita dal dentista, molto temuta, i miei genitori mi regalarono il mio primo computer. Era un computer fisso della Disney, ero felicissima di averne finalmente uno che fosse solo mio.
Con il mio nuovo computer ho avuto la possibilità di avere il mio primo approccio con il web, finalmente anche io potevo scoprire questo sconosciuto ‘strumento’ ed usarlo come avevo visto fare a mio padre. Potevo finalmente fare ricerche per la scuola autonomamente o giocare a dei giochi per Pc della Disney che avevano come protagonisti quei cartoni animati che adoravo. Ricordo anche quanto mi appassionasse Encarta, per chi non lo sapesse Encarta è un’enciclopedia multimediale della Microsoft, passavo interi pomeriggi nella sezione di storia inerente agli egizi.
CD per installazione di Encarta, prodotta dalla Microsoft
Fonte: Flickr
Penso che la mia generazione o quelle vicine alla mia abbiano davvero assistito ad una rivoluzione digitale, un grande cambiamento nel giro degli ultimi dieci anni. Potendo fare un paragone con mia sorella, dieci anni più piccola di me, il mio primo approccio al web si può definire totalmente diverso rispetto a quello che sta avendo lei.
Alessia Intini

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La mia prima esperienza sul web
Mi chiamo Mara Asaro e frequento il primo anno di ingegneria biomedica al politecnico di Torino.
Se penso alla mia prima esperienza sul web mi viene da sorridere perché mi ricorda quel vecchio computer a tubo catodico, pesante ed ingombrante che rappresentava l’innovazione dei primi anni 2000. Il primo contatto con il web in realtà l’ho avuto all’età di otto anni, in seguito all’acquisto di un modem da parte di mio padre, con una connessione lentissima che mi permetteva di fare ben poco e che doveva essere puntualmente staccato se non in uso, a causa dei costi elevati.
Ciò che è rimasto più impresso nella mia mente è lo sfondo con le colline verdi di Windows XP che mi permetteva di entrare nel mondo del web entusiasmante, ma anche un pò pauroso poiché a me ancora sconosciuto, data la mia giovane età. Quel mondo era spesso motivo di liti con i miei genitori sia per il troppo tempo passato davanti allo schermo, sia perché la rete rappresentava un luogo ricco di insidie.
Schermata di apertura di Windows XP - Fonte: flickr
Le perplessità sul nuovo mondo del web, non mi hanno però impedito di usufruire delle piattaforme più diffuse in quegli anni. Fra tutte ricordo con tenerezza Encarta, una piccola enciclopedia attraverso cui imparare giocando, ma anche gioco.it, che permetteva di giocare online senza scaricare necessariamente il gioco a cui eri interessato. Di certo però ciò che rappresentava la vera rivoluzione era Windows Live Messenger, il primo vero e proprio social, che mi permetteva di stare in contatto con i miei amici.
Logo Windows Live Messenger - Fonte: Wikimedia commons
Scrivendo questo semplice post, in una piattaforma che non avrei immaginato potesse esistere, mi rendo conto di come il web sia cambiato completamente e celermente. Chissà se tra qualche anno mi ritroverò ancora a scrivere di una nuova e radicale rivoluzione digitale come quella che ho vissuto.
Mara Asaro