193 giorni da quando sei andata via...
27 giorni da quando mi hai perso..
Sai, oggi è il nostro giorno, e almeno per oggi, mi sento proprio come quel giorno di un anno fa, con te, insieme a te, a passare i weekend e la vita insieme, io e te, noi.
Sai, non avrei mai voluto scrivere questo post. È da Luglio che cerco di rimandare il più tardi possibile questa data. Ho sempre pensato di stare tranquillo, che nel mentre magari saresti tornata, ed invece ora sei con un altro, e questa data è solo un altro stupido giorno tra i tanti,
Oggi, un anno fa, dopo uno stupido discorso senza senso, e dopo avermi guardato divertita mentre lo portavo avanti, rispondevi di si a quella domanda, la stessa alla quale hai risposto qualche mese fa a lui..
Sai, avrei voluto fermare il tempo, ero la persona più felice del mondo. E tu eri l’unico motivo di quella felicità. E dopo un anno, dove sono? Dove cazzo mi trovo? In uno stupido letto vuoto (un po’ come il mio cuore), a scrivere di te, e non di noi, su tumbrl, e non su una cazzo di lettera da darti assieme ad un regalo. Perché? Perché non sei qui? Qui con me, come una volta, a baciare ogni mio sorriso e a prenderti cura del tuo drago. Sai? Ti ricordi quella sera, il lungo bacio che ti ho dato dopo quel sì, ecco, quello è stato l’esatto momento nel quale, per la prima volta in vita mia ho detto dentro me: “Lei è davvero tutto ciò che voglio”. Eri tutto, tutto cazzo. Quando poso la testa sul cuscino, la notte, mi capita di immaginare come sarebbe averti qui con me. Un mio “Vieni qua”, mentre stendo il braccio per farti rannicchiare, diventare piccola piccola e sparire tra le mie braccia. Eppure, l’altra sera, mentre ripetevo a me stesso che dovevo lasciarti andare una volta per tutte, ero lì ad aspettare il tuo post, puntuale come ogni sera, e nel farlo, sono stato sveglio ore, fino a che non mi sono addormentato nel mentre, con Tumbrl acceso. Sempre l’altra sera, sono rimasto sveglio la mezz’ora dopo che ci siamo salutati, perché sapevo che stava per venirti quel momento di tristezza e ho voluto aspettarti nel caso mi avessi riscritto, forse un po’ l’ho sperato: sono rimasto col telefono acceso accanto al cuscino e controllavo se avessi bisogno di me, come una volta. Avrei voluto tanto ricevere un “ti amo”, così d’improvviso, senza senso, eppure sono rimasto lì con te, vicino a te, anche se tu non eri lì...
Già, non sei più lì ad aspettarmi, in ogni angolo di me e della mia vita, fuori da scuola, agli intervalli, nel letto quando mi alzo a preparare la colazione o quando ti svegli prima di me. Non sei più lì, ed io non lo avrei mai voluto, per nulla al mondo. Non sei più lì, sei con lui.
Non parlo quasi più di te.
Non rompo più i coglioni a tutti, mostrandoti come la parte di me di cui vado fiero.
Non dico più che mi manchi.
Eppure, ti penso ogni singolo momento.
E forse, anche se c’è lui, dopotutto, anche se non lo ammetti a me per colpa della tua testardaggine, lo fai anche tu.
E boh, spero che un giorno il nostro pensarci così intensamente, ci porti dove ci siamo persi e ci doni abbastanza tempo per rimediare a tutte le nostre sfuriate e a tutti i nostri errori, per sostituirli con baci, che ci siamo proibiti per troppo tempo.
Un pochino dentro di me, ci spero ancora sai, nonostante tutto, nonostante lui, anche se quel pochino va di giorno in giorno spegnendosi.
Quella fredda sera di Ottobre di un anno fa diventavi la mia principessa, la mia piccola principessa, dio quanto ti amavo, dio quanto ti amo...fantasticavo già su di noi dopo un anno, mi ci vedevo ancora lì, sullo stesso letto, nella stessa posizione, ma con un anno pieno di amore e di noi. Ed invece sono nel nostro letto, ma sono solo, mi sento fottutamente solo. E dio, la mia non è una sensazione, a me manchi tu cazzo. Dove sei? Ho bisogno di te, ora. Dio mio, non può esistere un 12 Ottobre senza di te, non può esistere un 12 senza di te, non può esistere alcun giorno senza di te. Non mi stancherò mai di dire che sei la causa del mio cazzo di dolore, ma ne sei anche l’unica e fottutissima cura.
Non sei stata in grado di rischiare per me, di buttarti, di lasciarti andare. Hai preferito le sue certezze rispetto al mio amore. Se solo ti fossi ricordata di quel 12 ottobre, di quel discorso stupido, delle mie mani sudate per l’ansia e del mio batticuore, allora se ti fossi ricordata di noi un anno fa, avresti capito davvero che rimanendo immobile, sperando che la sorte facesse per te quello che non eri in grado di far tu, non avresti trovato nessuno in grado di non farti sentire sola la notte, con la pioggia o mentre giochi ai puzzle. Sola, perché ora i puzzle sono i nostri cuori e stiamo cercando di far entrare due pezzi che non corrispondono al nostro buco, facendo finta che vada tutto bene.
Non senza la mia isoletta felice.
Non va tutto bene, proprio per un cazzo.
Oggi è il 12 Ottobre 2020,
non c’è lui o lei che tenga.
E anche se ora siamo un casino
ed anche se ora aspetti i 28,
sono sicuro che dietro quel muro di merda,
c’è ancora tutto il tuo amore, nascosto ed infreddolito, un po’ come te.
Sappi che ora sto sorridendo, ma non per finta, sto sorridendo davvero,
pensando a quando mi hai detto quel cazzo di si.
Ecco, questo sorriso lo dedico a te.
Ora torno a guardare la nostra foto, la mia preferita.
Nell’attesa di poter sentire di nuovo il tuo viso sul mio petto, come una volta.