"Caro Anon, ti scrivo...", ovvero, The Comfort Spot: reti di supporto anonimo tra teens
Sopravvivere all'adolescenza è una di quelle skill che dovrebbero venir segnalate nel proprio curriculum: Intrighi, alleanze, tradimenti e scontri che nemmeno nelle migliori puntate di The Games Of Thrones.
Fortuna che ci sono gli amici, il gruppo di pari che progressivamente prende il posto della famiglia nel legittimare comportamenti e interiorizzare significati, ma che ha anche ruolo fondamentale nel dare supporto. Non tutti i coetanei sono dei bulli pronti a metterci in ridicolo, alcuni ci capiscono e sostengono.
On-line succede la stessa cosa ma con una cassa di risonanza maggiore. Gli amici sono friend, sono follower o anche lurker e troll. I pubblici sono diversificati e i contenuti devono adeguarsi ai luoghi in cui vengono promossi. La pertinenza del linguaggio viene mediata tramite i significati attributi ai diversi spazi on-line: certe cose, vengono dette in un certo modo in Facebook, altre in un altro modo in Tumblr (tanto per citare due delle piattaforme maggiormente utilizzate).
E, proprio in Tumblr, è rintracciabile una tendenza al supporto. Il fare comunità non solo attraverso la messa in condivisione di pensieri sotto forma di post scritti, gif o foto ma anche attraverso vere richieste di aiuto e consigli, ponendo domande sulle pagine degli altri membri. Una rete di condivisione emozionale che trova come punto di forza l'anonimato.
Proprio per questo Amitay Tweeto vorrebbe collaborare con David Karp.
Facciamo un passo indietro.
Nel 2012 ad Amitay, (28 anni, designer israeliano) viene in mente di creare uno spazio on-line in cui rilassarsi per 30 secondi liberandosi dall'ansia da notifica tipica di chi, dice, è sempre immerso nei social network riferendosi in maniera particolare alle nuove generazioni che non conoscono il mondo senza networking. Chiama questo progetto The Quite Place.
Un'idea senza dubbio carina, che però ricorda quelle presentazioni .ppt che arrivavano per e-mail anni fa, che avevano diversi scopi ma molto spesso ci volevano insegnare qualcosa tramite musica rilassante, slideshow e frasi a effetto.
Eppure in qualche modo sembra funzionare, perché in rete se ne inizia a parlare e Fox News lo inserisce nella sua classifica di siti più strambi.
Tweeto però ha in mente qualcosa di molto più ambizioso (nella sua bio infatti ci dice candidamente che vuole cambiare il mondo). Per cui il progetto continua a crescere e sviluppa nuovi spazi connessi. Due meno interattivi, ovvero, The Thoughts Room (per veder trasformati i propri pensieri negativi in stelle dissolventi) e The Dawn Room (per ricevere generiche frasi di conforto che altri utenti hanno scritto in precedenza) fino ad arrivare alla svolta social che si compone di The Dreams Room e The Comfort Spot.
In sintesi, gli utenti le anime (così li chiama Tweeto) come prima cosa si registrano al sito (massima età dichiarabile: 26 anni, il che mi fa pensare a) "woo hoo sono ancora dentro!" b) i più grandi non meritano di venire confortati? Perché questa scelta?).
Scrivono i loro sogni e per ciascuno postano dei commenti con stato emotivo relativo al desiderio. Se il sentimento postato è positivo, viene chiesto di condividere tale positività con anime meno fortunate, nel comfort spot. Altrimenti, se si necessita di aiuto, si è invitati a chiederlo (in media, al giorno, arrivano tra le 500 e le 800 richieste)
Il tutto in forma anonima e a questo proposito Tweeto rilascia una considerazione interessante, legata al suo paese d'origine:
I understand how people can connect anonymity with bad behavior, I see it today in Israel (The government launched a controversial pilot for collecting personal citizen information in a single database) when people say “If you are a good citizen, you shouldn’t have nothing to hide.” But that’s wrong because it’s not that we want to hide but it’s that we simply don’t want to share this information. There are many personal pieces of information that we don’t want to share with anyone and we don’t want it to be connected to us – but it doesn’t say that we are doing something bad.
Ad ogni modo l'anonimato, che in luoghi come Ask.Fm molto spesso non porta a niente di buono, sembra essere la chiave di volta in questo progetto, come anche in Tumblr.
Come mai, però, nascondere la propria identità nel primo caso porta a episodi spiacevoli e fomenta offese, mentre nei secondi due è motivo di successo?
La risposta a questa domanda è probabilmente rintracciabile nell'attribuzione di senso alle diverse piattaforme di networking, elaborata dagli adolescenti. Per questo, capire come vengano percepiti i differenti luoghi della rete e per quali motivi, ci racconterebbe molto sulla vita on-line dei teenager, sulla loro gestione dell'identità, dei contenuti e delle cerchie di amici.