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almost peed my pants today when my bf told me about this dude in his hometown who dressed up like ryan gosling in Drive every day (including driving gloves) but did not own a car. bf was like “yeah we called him Walk”
me&who

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"The Stunning Masks of Menighbe" ✨️
Exploring the dark side of mythology through these incredible handcrafted pieces. The level of detail is out of this world.
Artist's Statement #1: The sacred and the natural are often revolting and horrifying.
Artist's Statement #2: The things that horrify and revolt us are often natural and sacred.
Artist's Statement #3: Get silly with it.

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📌 Monte di San Biagio https://www.instagram.com/p/CTQaqi4v1jm/?utm_medium=tumblr
I hate that thing some people do where it's like. "I left my wallet on the table to see if you'd say anything" or "I wanted to see if you'd wash the car if I stopped doing it"
Cause like
I dont know about anyone else
But I am perpetually hovering three inches above the strong subconscious belief that everyone knows what they're doing at all times except me, so if you change your normal patterns and I notice, then I will assume it is an intentional choice with a thought-out plan behind it and I will avoid interfering
And if I don't notice, because I won't, because why would I, because not much bothers me and if you don't say anything to indicate you are bothered then how would I KNOW
Alternatives to experimenting on me like a lab rat when you suspect me of being inconsiderate:
"I feel like I'm the only one who does this chore. Can we start taking turns?"
"I'd like you to ask me how I'm doing more often."
"It bothers me when this area stays messy so long. Can you do X when Y happens?"
"I feel like the onus is on me to initiate X, and it's wearing me down. Could you try making the first move more? Like 3-4 times a week?"
"I'm feeling upset right now and I'd like to spend some time with you."
"When X happens, I feel like you're taking my work for granted."
"I'm feeling neglected. Could you do X?"
"I'm burnt out and need help."
"I feel like I'm the only one putting effort into X."
"Do you notice this?"
"Are you bothered by this?"
"I am bothered when this happens."
"X habit of yours bothers me."
"When X is like this, I feel bad. Can you [action] when you notice X?"
Intelligenza in declino: un’allerta
Siamo diventati meno intelligenti?
Quella strana sensazione che avvertiamo di fronte all'ignoranza palese, incredibile e disarmante che accompagna molti "ragionamenti" proposti da persone pur istruite, colte o titolate, non è solo frustrante, ma fa anche male alla salute, non solo quella mentale.
Stiamo davvero avviandoci verso un impoverimento dell’intelligenza collettiva, aggravato da una "proletarizzazione" intellettuale anche di ricercatori e scienziati?
Significa che nessuna attività umana, a ogni livello, sembra sfuggire a questo apparente effetto collaterale dell'era della comunicazione?
Quale peso dobbiamo dare ad alcune ricerche condotte nei decenni scorsi, che attestavano un abbassamento del QI, in confronto a periodi precedenti; e come valutare il fenomeno della "povertà educativa", emerso recentemente (si tratta dei cosiddetti NEET: "Not in Employment, Education or Training", un fenomeno che si manifesta con percentuali sempre più elevate di giovani che non sono impegnati né nel lavoro, né nell'istruzione, né in altri percorsi formativi)?
Sembrano fenomeni molto preoccupanti e spia di una direzione pericolosa per il futuro umano.
Dobbiamo constatare che la nostra intelligenza oscilla sempre più tra evoluzione ed involuzione, o caduta, addirittura?
Siamo di fronte a una forma di follia che ci sta investendo, derivante da una intermittenza delle nostre facoltà cognitive e dalla loro oscillazione, in modo sempre più o meno bipolare tra progressione (elevazione) e regressione (caduta)? (Bernard Stiegler, Pensare, curare, Riflessioni sul pensiero nell’epoca della post-verità, Meltemi).
Forse dovremmo partire da qui anche per spiegare il fatto che tutte le grandi agenzie "educative" - non solo scuole e università, ma anche leadership di molte organizzazioni educative e culturali, di partiti, di organizzazioni religiose, o movimenti politici - manifestano oggi appariscenti problemi, che segnalano in gran parte la loro grave crisi.
Una crisi palese, nonostante i tentativi, a tutti i livelli, di ricorrere, per arginarla, a spettacolari, patetici e inutili "effetti speciali".
Del resto, come notava Stiegler, già a partire da Friedrich Nietzsche, Robert Musil, Martin Heidegger, Félix Guattari, fino ad altri pensatori, come Günther Anders, Hannah Arendt e Paul Virilio, molti hanno, più o meno, anticipato ciò che sta avvenendo oggi.
Se è vero che stiamo diventando meno intelligenti, cosa aspettiamo a riprendere a parlare in modo nuovo di educazione, formazione, sapere e cura di sè? Davvero possiamo pensare che queste non siano le questioni fondamentali del nostro tempo?
Forse serve un nuovo tipo di apprendimento. Non sembra che bastino più le risposte tradizionali di fronte a vecchi e nuovi problemi.
Insomma, nell’epoca dell’Antropocene e delle accelerazioni imposte dal digitale, siamo chiamati a lavorare seriamente a un pensiero che sia anche pensiero della cura, come sosteneva Bernard Stiegler che richiamava tra l'altro l'assonanza, in lingua francese, tra pensare (penser) e curare (panser).
Oggi, in sffetti, avremmo bisogno di riconoscere che pensare e curare non possono essere mai separati.
In altre parole, pensare dovrebbe significare anche aver cura, a partire dalla cura di sé, per arrivare alla cura di quella follia collettiva che si manifesta nel nostro oscillare pericolosamente tra intelligenza e idiozia.
Ricominciare a pensare quindi.
Ma cosa significa sapere?, si chiede Annie Carson in Antropologia dell'acqua.
E aggiunge: Quella era la domanda che non si poneva nessuno,
nonostante andassi di luogo in luogo e guardassi e ascoltassi
tutto quello che dicevano.
In fondo, è quello che sottolineava già Heidegger, quando scriveva che in questo nostro tempo, di per sé già denso di interrogativi, “ciò che dà più a pensare...è che noi non pensiamo ancora”.
È vero, pensare richiede da sempre coraggio oltre che fatica (Hegel). Ebbene, avremmo appunto bisogno del coraggio di un pensiero che ci aiuti a curare la follia della stupida ignoranza, lottando apertamente contro di essa. Senza accontentarsi di condannarla, biasimarla o riderne.
Cambia la tua vita, potrebbe essere l’imperativo di oggi.
A cominciare dal pensiero e dal sapere. A partire dal re-imparare ad imparare, anche se oggi tutto sembra più complicato e difficile. Al punto che Peter Sloterdijk si domanda se il soggetto contemporaneo sia ancora educabile!
Tuttavia, per coloro che, in vari ambiti, nell'epoca della post-verità, amano ripetere che oggi è importante agire più che sapere, vale la convinzione di Nietzsche, oggi ancora più veritiera, secondo cui, senza un pensiero, "l’uomo disimpara ad agire. Non fa altro che reagire".
In effetti, il reagire senza pensiero si riduce solo a una coazione a perpetuare la stupidità e il declino dell'intelligenza, con l'effetto di trasformare l'idiozia nel vero motore della storia.
Del resto, oggi, nel tempo della post-verità e del primato dei social media, pare che solo la narrazione e le storie siano accettate come l'unica forma di conoscenza e discorso che regola gli affari umani, a costo di eclissare fatti e argomenti razionali, osserva Peter Brooks (Seduced by Story).
E tuttavia in che modo potremo impedire che la stupidità e l'idiozia determinino il nostro futuro, se non combattendole apertamente, con il "coraggio della verità"?
Come potremmo resistere alla seduzione e alla violenza dei "pifferai magici"; come curare la follia della stupidità, prodotta dell'intermittenza e oscillazione dell'intelligenza, se non con la "parresia" del pensiero e del sapere?
Sarebbe necessario però cominciare dal prendere atto, con Peter Sloterdijk, che nella teoria della cultura, e quindi nella storia delle culture umane, non c'è niente di più sacro di quel concetto che, nella contemporaneità , sembra, tuttavia, più di tutti, caduto in rovina: cioè "apprendere".
Attenzione, però, perché se è vero che l'apprendere autentico non si accontenta di accumulare informazioni, esso ha in sé qualcosa che ha a che fare con una conversione.
Source: Intelligenza in declino: un’allerta

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Kathy Acker, Empire of the Senseless
bela fujoshi’s dead