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Tutto per scoprire il Friuli Venezia Giulia dalla storia alle curiosità, dove dormire e dove mangiare, mete, itinerari, cosa fare, prodotti tipici, attrazioni turistiche, musei e monumenti. VIMADO ovvero Viaggio Mangio Dormo.
Agrigurismo Nido Delle Cicogne #vimado#fagagna#friuliveneziagiulia#somewherefv#mary #friends #instafvg @rosso.elisabetta (presso Oasi Delle Cicogne) https://www.instagram.com/p/BojSEAdin6N/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=p82k9k34lzys
Grissini con il prosciutto di San Daniele #vimado #cividaledelfriuli #prosciuttodisandaniele #mary # (presso Cividale del Friuli) https://www.instagram.com/p/Boi_UcfC2oE/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=1fhw058o034mm
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Duino, proprio sotto il castello #vimado #duino #castello #ricordi #friuliveneziagiulia https://www.instagram.com/p/BoOpwFliJYC/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=1azr58fkl00jz
Il Natisone vicino a Cividale del Friuli #vimado #natisone #cividaledelfriuli #natura #fiume #instafriuli #friuli (presso Cividale del Friuli) https://www.instagram.com/p/Bny9pzOn5x5/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=zgt2vjsvzggy
Museo del legno e della Segheria Veneziana #vimado #ovaro #museo #carnia #turismo #fvg #somewherefvg (presso Ovaro) https://www.instagram.com/p/Bnt2DW1H87P/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=dtmo8iknv9gb
Dolci tradizionali del Friuli: la Gubana
Tanti i dolci tradizionali del Friuli: gli Strucchi, la Presnitz, la Prutizza, la Sacher. Ma il più celebre rimane sempre la Gubana, delizioso prodotto della pasticceria friulana con pregevoli influssi asburgici e carattere sincero della campagna.
La Gubana è un dolce tipico dell’arte bianca friulana che si prepara prevalentemente durante i due periodi di grande festa dell’anno: Natale e Pasqua, oppure durante le feste di paese e i matrimoni. E’ un dolce tradizionale che arriva dalle Valli del Natisone, in provincia di Udine, dove la Gubana mantiene ancora il nome “Gubanca” nell’antico dialetto sloveno della zona.
La Gubana è un dolce da forno, una pasta dolce lievitata con lievito di birra dalla tipica forma a chiocciola con una piccola calottina sulla parte superiore. All’interno, si trovano spezie e frutta secca che provengono dalla tradizione contadina del dolce: uva sultanina, pinoli, noci, scorza di limone e la grappa, onnipresente in territorio friulano. Il diametro del dolce è di 20 cm.
Il nome “Gubana” potrebbe derivare dallo sloveno “guba” che significa letteralmente “piega”, probabilmente in riferimento alla forma a spirale del dolce.
Le sue radici affondano nel medioevo, esattamente l’anno 1409, quando papa Gregorio XII in visita a Cividale del Friuli, ebbe la possibilità di gustare questo magnifico dolce in occasione di un banchetto preparato in suo onore. La testimonianza arriva proprio dagli scritti del Papa, a cui pare fosse piaciuta molto tanto da ricordarla con piacere.
Un dolce delizioso e onesto, che non gioca su colori sgargianti o su sapori esotici come alcuni dolci tipici di altre regioni d’Italia, ma si offre semplicemente al palato in maniera umile e sincera che fa della qualità degli ingredienti e delle materie prime utilizzate e del sapore originale e delicato le sue armi di conquista. Proprio per questo, nel 1990 è stato istituito il Consorzio per la protezione del marchio gubanache, dettando precise norme, metodi e qualità degli ingredienti, si propone di tutelare i produttori della specifica zona di produzione della vera e originale Gubana.
Altri dolci tipici friulani sono la “Putizza”, detta “putica” in sloveno, simile alla Gubana; il Presnitz tipico di Trieste, un dolce di pasta sfoglia con ripieno e con una tipica forma a ferro di cavallo. Altro dolce tipico è sicuramente il ben noto Strudel, che significa “vortice”, ripieno di frutti di bosco. Infine ci sono gli Strucchi, detti Struki in sloveno, che hanno lo stesso ripieno della Gubana.
Certo è che il Natale in Friuli è davvero gustoso: tra dolci tradizionali e alcolici tipici, il buon gusto a tavola è assicurato!
Come attaccare gli sci
La stagione sciistica è iniziata! E’ tutto pronto, la famiglia è intrepida di partire su una delle splendide vette friulane o località turistiche della regione per sperimentare questo sport così fantastico e ricco di dinamiche differenti, emozioni e adrenalina a volontà! Vediamo insieme, dunque, come attaccare gli sci, ossia come mantenerli in perfette condizioni, per non mancare nulla del nostro appuntamento stagionale con la neve e il cielo del Friuli Venezia Giulia.
Come attaccare gli sci: dalla manutenzione al fai da te
Per una buona manutenzione degli sci, sarà necessario disporre di numerosi strumenti affinché il nostro dispositivo di divertimento rimanga in buone condizioni e venga impiegato nel modo migliore possibile sulla neve: in particolare, dobbiamo procurarci delle morse – ossia dei dispositivi che si occupano di tenere fermi gli sci e i successivi oggetti che andremo ad utilizzare – poi una sciolina, delle spazzole, una spatola e numerose tipologie differenti di lime. Mantenere in buono stato gli sci non è una pratica opzionale, quindi vediamo insieme come attaccare gli sci affinché il mantenimento costante non costituisca un ostacolo alle proprie vacanze.
Ricordiamo che la frequenza di manutenzione può variare in modo decisivo, in base all’uso che viene effettuato degli sci: dallo sport, alla semplice attività ricreativa, un conto è se si parla della manutenzione di sci che si utilizzano una volta ogni tre, quattro, cinque mesi, un altro se gli stessi sono usati addirittura una volta ogni anno o più, e ancora una casistica diversa è rappresentata dall’uso perpetuo dello strumento: sciate ogni giorno? Preparatevi, allora, a mettere continuamente mano alla lima e mettere in regola il vostro sci!
L’affilatura e la regolazione degli angoli corrispondono a due processi paralleli ma molto importante nell’ambito della manutenzione degli sci. Andare a spiegare come attaccare gli sci significa anche non sottrarre la giusta attenzione a pratiche insolite, soprattutto se si è del tutto esterni all’universo dello sciismo o, più in generale, alle regioni nevose. In Friuli Venezia Giulia, infatti, è di routine applicare sugli sci la sciolina, ossia una particolare miscela di paraffine variegate e di fluori – tale soluzione attribuisce agli sci un carattere scivoloso, perfetto se s’intende utilizzare subito dopo lo strumento. Sia chiaro, comunque, che sul mercato esistono scioline differenti: la diversificazione, in questo contesto, è in relazione alla tipologia di neve sulla quale si andrà a sciare.
Come attaccare gli sci: scegliere il modello adeguato
Prima di vedere come attaccare gli sci, è il caso di scegliere il modello più adatto alle proprie intenzioni. In base a se si è principianti, esperti o veterani del settore. Difatti, per chi ha davvero manualità con lo sciismo, gli Sci Race Carving, tipicamente utilizzati da chi ha un’eccellente forma fisica e una resistenza invidiabile, sono uno dei modelli più amati dagli appassionati. Invece, i principianti e il pubblico occasionale, così come i negozianti per via del loro basso costo all’ingrosso, dovrebbero puntare sugli Sci All-Round o gli Sci All-Mountain, entrambi perfetti per iniziare.

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Le grotte verdi di Pradis
Nel cuore delle Prealpi Carniche, a pochi passi dalla frazione di Pradis di sotto-Gerchia (in provincia di Pordenone), è custodito un luogo dall’indiscusso fascino, dove sono conservate anche testimonianze antiche dei nostri avi: le Grotte Verdi di Pradis.
Tempio prediletto dagli speleologi, la Grotta Verde di Pradis è così denominata per via del meraviglioso color verde smeraldo che illumina le sue pareti.
Queste grotte sono costituite dall’insieme di una forrascavata nel calcare dal torrente Cosae da tre caverne ad essa collegate: l’Andris di Gercie, l’Andri scur e l’Andri blanc. Esse venivano usate sin dalla preistoria in qualità di strutture abitative e di rifugio degli animali.
Tramite i lavori di messa in sicurezza del luogo e di rivalutazione, eseguiti tra il 1964-1968, oggi è possibile raggiungere il torrente attraverso un percorso costituito da sentieri e gradini.
Le strutture rocciose, poste a più livelli, lungo la profonda forra scavata per millenni dal torrente Cosa, sono in continua trasformazione per quella serie di eventi che si riassumono con il termine carsismo.Si ha, quindi, una continua disgregazione delle rocce calcaree per via dell’acqua piovana e dei fenomeni erosivi.
PERCORSI DI VISITA ALLE GROTTE VERDI DI PRADIS
Se si raggiungeranno le grotte in auto o con i mezzi pubblici, dal piazzale del parcheggio si potrà accedere alla biglietteria, dopo aver percorso un piccolo tratto a piedi.
Prima della biglietteria, sulla destra, c'è una grotta semi-aperta con delle panchine che consentono una piacevole sosta per ammirare un bel panorama.
Il primo percorso consigliato è la Grotta della Madonna.
Si tratta di una grotta maestosa dall’incantevole colore verde smeraldo, tipico delle grotte di Pradis, al centro della quale si erge in modo solenne una statua bronzea che raffigura la Madonna, opera dello scultore Gino Costantinidi Assisi, da cui prende il nome la grotta.
La maestosità, il silenzio e il senso di raccoglimento, che si respirano all’interno, rendono questo luogo intensamente spirituale. Non a caso esso è stato scelto per la celebrazione della messa natalizia.
Una volta usciti dalla Grotta della Madonna, si troverà l’indicazione per scendere al secondo percorso: Discesa dell’Orrido.
Questo percorso è una discesa naturale che si è creata spontaneamente e che prende appunto il nome di Orrido delle Grotte di Pradis.
Si resterà affascinati dalla sua bellezza paesaggistica, quasi rara e magica, perchè consente di ammirare cascate, archi naturali, grotte e cavità.
Proseguendo lungo il percorso ci si imbatterà nel Cristo bronzeosulla cui sinistra ci sono un boschetto ed un ponte al di sotto del quale c'è la confluenza del rio Molàt con il torrente Cosa.
La forza dirompente della natura e dell’acqua si manifestano qui in tutta la loro maestosità, facendo del luogo un atlante di geologia all’aperto che da sempre affascina il visitatore.
Al termine di questo itinerario, troverai il Percorso ad anello sulla forra: si tratta di una breve passeggiata di circa 10 minuti che consentirà di costeggiare l’Orrido e di ammirare la maestosità dei fenomeni carsici con una flora tipica dei microambienti che caratterizzano questo paesaggio.
Da questo percorso è possibile ammirare uno scorcio incantevole dato da due ponti, uno posto in posizione più elevata rispetto all’altro, che, da un particolare punto di vista, sembrano quasi essere intersecati tra loro creando un unico ponte.
TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE PRESSO le GROTTE VERDI: LA GROTTA DEL CLUSANTIN
In pochi sanno che le grotte di Pradis, rappresentano un importante sito archeologico dal momento che le due grandi cavità situate all’ingresso dell’Orrido, contengono testimonianze archeologiche di ben due periodi preistorici in cui c'è stata la presenza dell'uomo.
La fase più antica risale al Paleolitico medio, epoca in cui il suo più noto protagonista è l’uomo di Neanderthal. Questi usò le grotte a scopo abitativo e soprattutto come riparo per le sue attività di caccia e per la lavorazione di utensili in selce, dei quali si conservano ancora traccia.
Successivamente, con l’avvento del Paleolitico Superiore, il sito fu frequentato da gruppi di cacciatori-raccoglitori epigravettiani(circa 14.000 anni fa). La loro presenza è documentata dall’alto numero di repert,i sia litici che faunistici, rinvenuti.
Tra di essi emergono soprattutto resti di marmotta, che, presentano evidenti segni dell'utilizzo da parte dell'uomo preistorico che toglieva le pelli agli animali e ne lavorava le carni.
Questi resti sono conservati nella Grotta del Clusantin alla quale si può accedere anche direttamente dal piazzale antistante l'entrata delle grotte, direttamente dalla chiesa di Pradis di Sotto, scendendo lungo la mulattiera.
I numerosi reperti rinvenuti sono raccolti al Museo della Grotta, dove sono raccolte le testimonianze storiche di questo altopiano, risalenti sia all'età del bronzo sia all'epoca romana.
Il museo, inaugurato nel 2001, conserva anche uno scheletro quasi intatto dell' Orso delle Caverne (Ursus speleus).
Senza dubbio le Grotte Verdi di Pradis, assieme alla Grotta del Clusantin, rappresentano un'escursione consigliata per la ricchezza degli spettacoli naturali associati alle testimonianze storiche sull'antichità.
Fotmaggi #vimado #instagood #instafood #friulifoodporn #goodfoodita #yummy #cheese #istafood #istafriuli https://www.instagram.com/p/BnlW3rrHBoB/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=118ra9fdsi78i
Rifugio Celso Gilberti, Sella Nevea #vimado #rifugiocelsogilberti #sellanevea #montain #turismo #instafriuli #montagna #dolomitifriulane (presso Sella Nevea) https://www.instagram.com/p/BneXgsXnKbj/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=u8kaxincwiv2
Come guidare in salita
Vi siete mai ritrovati nella spiacevole situazione di non essere in grado di guidare in salita? In effetti, è un’operazione abbastanza macchinosa e piuttosto ardua ed impegnativa sia per i novellini al volante, che per i veterani della strada. Guidare in salita è un gioco di marce, di manovre e di movimenti delicati: imparare è semplice, un po’ di meno è acquisire la manualità giusta affinché la transizione sia fluida e sicura. Il territorio regionale del Friuli Venezia Giulia è costellato di alture, rilievi e picchi, oltre che di scenari collinari e pianeggianti. Un esempio lampante è costituito dalle Dolomiti Friulane, situate a ridosso fra le unità territoriali di Udine e Pordenone, rappresentando un vasta entità rocciosa del tutto considerevole: è naturale, dunque, che nel permanere nella regione si sarà obbligati a guidare molto spesso in salita e, per tale motivo, vi proponiamo di seguito una guida accurata e dettagliata su come affrontare nel migliore dei modi questa difficile sfida!
Come guidare in salita sfruttando la potenza del motore?
Innanzitutto, è essenziale sfruttare al massimo la potenza del proprio veicolo, automobile o motocicletta che sia. Affrontare una salita è pur sempre un’operazione che richiede discrezione, criterio e forte giudizio. La potenza necessaria per poter percorrere una salita è particolarmente maggiore a quando, invece, si attraversa un tragitto rettilineo. Il secondo passo consiste nello scalo “rapido ed indolore”, come suggerisce un proverbio provinciale, delle marce poco prima di affrontare l’inizio della salita: alcuni metri prima, infatti, si dovrà superare la velocità costante con la quale s’è mantenuto il veicolo fino a quell’istante, per procedere ad un nuovo scalo della marcia nel momento in cui la vettura perde velocità e ripresa. Successivamente, si sarà liberi di premere il pedale dell’acceleratore. Uno dei problemi più comuni, in questa casistica complicata, è la difficoltà del motore a riprendere giri: è possibile risolvere attraverso l’inserimento di marce inferiori, come la seconda o addirittura la prima; di conseguenza, una volta premuto il pedale dell’acceleratore e aver ripreso un po’ di velocità, si potrà inserire la marcia superiore, come ad esempio la terza, ed eludere l’eccessivo sforzo del motore.
E’ anche importante notare come il trasporto di oggettistica pesante influisca notevolmente sulla guida in salita. Il modello di vettura, poi, è un altro fattore chiave che va tenuto fortemente in considerazione. Ci sono alcune salite, infine, davvero molto ripide, forse fin troppo: ad esempio, il tragitto stradale che conduce al Monte Zoncolan, a cavallo fra i comuni di Sutrio, Ovaro e Ravascletto, sotto l’amministrazione dell’ex ente provinciale di Udine, è, dal punto di vista geomorfologico, davvero un’impresa da superare, anche per i più esperti, complice la natura turistica e sciistica della zona. Tuttavia, superare tutte queste difficoltà può dar vita ad uno spettacolo di colori e rilievi davvero splendido: per quanto guidare in salita sia, in effetti, un problema per molti, il risultato e la soddisfazione che ne deriveranno saranno immensi.
Come guidare in salita: la retromarcia
Uno dei problemi principali che è obbligatorio affrontare durante la guida in salita è evitare che l’automobile o la motovettura indietreggi in salita: ciò avviene per via della forza di gravità che, opponendosi al movimento naturale del veicolo, ne provoca l’indietreggiamento con conseguente possibilità di pericolo sia per il veicolo e il suo guidatore, sia per i pedoni e gli altri mezzi sul tracciato. Ci sono numerosi modi per evitare che ciò accada e, dopo un po’ di pratica, si diventerà degli assi nel guidare in salita senza troppi problemi. In particolare, ciò che bisogna fare all’inizio della guida su una pendenza è fermarsi completamente, arrestando il veicolo e mantenendo il pedale del freno o quello di stazionamento sia in salita, che in discesa. E’ anche possibile impiegare il freno a mano per questa operazione, considerando che in questo modo si avrà un piede libero in caso di emergenza. Se la vettura è dotata, poi, di un dispositivo di partenza assistita in salita, è caldamente consigliato che lo si usi, dato che può essere molto d’aiuto quando ci si ferma in salita e anche durante la fase di partenza: sia ben chiaro che ogni vettura che possiede tale dispositivo, lo attiverà automaticamente nel momento in cui i sensori individueranno una eventuale pendenza. In realtà, il funzionamento di quest’ultimo strumento è molto semplice e riguarda la traslazione dal pedale del freno, sul quale è necessario applicare una pressione per un certo periodo, al pedale dell’acceleratore. L’aderenza non aumenterà, ma è importante notare come la vettura indietreggerà leggermente a prescindere se le condizioni metereologiche sono particolarmente sfavorevoli o se la strada è sdrucciolevole o mal tenuta.
Esercizio di manualità: marce e frizione
In ogni caso, dopo aver arrestato completamente la macchina, si dovrà inserire la prima marcia: la pressione va mantenuta finché il motore non raggiunge i 3000 giri; rilasciare, dunque, il pedale della frizione fino al punto in cui la medesima ha ancora aderenza sulla vettura. Il veicolo si alzerà lievemente, poiché la frizione stessa si sta occupando di compensare il peso del veicolo. Successivamente, sarà possibile rilasciare lentamente il freno a mano, disattivandolo del tutto: il veicolo inizierà ad avanzare e la frizione dovrà essere liberata dalla pressione affinché il motore non si indebolisca e il veicolo non retroceda. Quando, invece, il veicolo è dotato di cambio automatico piuttosto che di quello manuale, è molto più facile evitare che quest’ultimo indietreggi. La transizione dovrebbe essere fluida e rapida. In questo ambito, il miglior consiglio possibile, al di là dell’esperienza di guida, è esercitarsi in zone rurali o poco trafficate finché non si incrementa la propria manualità – ciò eviterà situazioni imbarazzanti o spiacevoli ed aiuterà il guidatore ad acquisire una maggiore confidenza nelle sue capacità di guida.
In conclusione, il vero segreto per poter guidare una vettura in salita con successo è, essenzialmente, lo scalare in fretta le marce quanto più velocemente possibile, affinché il motore non perda potenza; è, ovviamente, importante avere sempre sott’occhio la situazione e accertarsi con né il veicolo, né le persone circostanti, possano essere in pericolo da un eventuale cedimento del motore. Farsi assalire dall’ansia o dalla paura non è mai un bene: rapportarsi ad esperienze passate di successo può essere la soluzione che cercate.
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Rievocazione storica di Palmanova #vimado #palmanova #rievocazionestorica #eventi #rievocazione (presso Palmanova) https://www.instagram.com/p/BnMHDaanVf3/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=c73k2rue90ji
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