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gorizia 2019

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Gorizia. Vista dal Castello
牡蠣渋z3
Piazza Transalpina
Can he wear that white tank for the rest of the tour please 🥵❤️🔥🥵❤️🔥🥵❤️🔥🥵❤️🔥🥵❤️🔥🥵
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TRA LE VERTEBRE
Il 4 novembre terminava quella carneficina che prese il nome di I Guerra Mondiale. Mio bisnonno Alfredo fu costretto a parteciparvi nonostante fosse una riserva. Era un bracciante analfabeta che non era mai uscito dal paese, bloccato dentro a quel sistema di sfruttamento che separa chi lavora la terra da chi la possiede. Gli tolsero la zappa e gli diedero un fucile per sparare contro altri sfruttati, a 350 km da casa. Partecipò alla battaglia sul monte San Marco, a est di Gorizia, oggi territorio sloveno. Gli austro-ungarici avevano allestito uno sbarramento che gli italiani tentarono di abbattere con perdite gravissime, senza mai raggiungere la cima. Fu colpito alla schiena durante la ritirata, mentre i suoi colonnelli incitavano ostinati all’attacco. Rimase invalido a vita. Furono 450.000 quelli che tornarono infermi o mutilati dalla “grande guerra.” Un massacro che spinse molti alla diserzione e all'autolesionismo. Mentre in Italia continuava la propaganda patriottica, nelle trincee c’era chi si forava i timpani coi chiodi per tornare a casa. Nel 1923 il re Vittorio Emanuele III inaugurò su quel monte un obelisco a ricordo della battaglia, opera che nel 1949 fu abbattuta dalla Lega della Gioventù Comunista Jugoslava. Lo stesso anno fu costruita una replica nel castello di Gorizia, rivolta simbolicamente verso il monte. Alfredo trascorse il resto della vita su una carrozzina di legno, tirando a campare. Morì nel 1942 con un pallino di piombo tra le vertebre. Fece in tempo a vedere il fascismo al potere e suo figlio, mio nonno Dino, partire per la seconda guerra. Morì senza conoscere il significato della parola libertà. A Forlì c’è una piazzetta che lo ricorda.
Italico Brass (Italian, 1870-1943)
L’Isonzo, Ponte di Peuma e Sabotino, Gorizia