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Xuebing Du

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@uva-spina
:))))

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Rossa naturale?
dove sarei rossa?
Se uvaspina e io fossimo colleghi e lavorassimo nello stesso studio legale credo scatterebbe sicuramente la passione. Sua. Per il diritto!!!! :D
io credo che se ci fosse un altro collega a lavorare con me farei ricorso e ci sarebbe sicuramente una condanna da parte della Corte di Strasburgo per sovraffollamento perché nn è possibl stu fatt che in quell’ufficio siamo assai
Ciao, sei d'accordo sul fatto che "se non ti lecchi le dita, godi solo a metà"?
a motoprofusione
ho scritto il mio nome su migliaia di fogli e nessuno che significasse qualcosa

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mannagg
o cazz
Un massaggio su quel fondoschiena ed aggiustiamo la giornata di un 15%.
la mia o la tua?
La foto del 2023 non me la ricordavo più
Bellissima
sì, sono ancora molto legata alle lenzuola con le farfalle
bgiorno
La mia vena artistica è ostruita

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a volte penso che dovrei tagliare i capelli, ma la verità è che un po’ mi ricordano le onde elettromagnetiche di Unknown Pleasures
scegliere una mattina infrasettimanale per fare la spesa è un atto deliberatamente dannoso verso se stessi.
ma c’è anche da dire che, talvolta, non è una vera e propria scelta.
bisogna armarsi di pazienza. e attendere. che la signora che ti precede in salumeria testi, con perizia, tutte le singole ricottine di capra giunte dal contado. cristianamente sopportare le corsie ingorgate di pensionati che immoti contemplano i barattoli di fagiolini con la stessa fissità con cui, di solito, si guardano i quadri di Van Dyck. pazienza ci vuole. pazienza.
la fila alla cassa è lunghissima, arriva allo scaffale dei detersivi per lavatrici. le cassiere sono solo due. dietro di me si dibatte delle condizioni di lavoro e si assolvono le lavoratrici: “quelli non vogliono pagare, questo è” e il fatto che, per qualcuno, esista ancora un “noi” e un “loro” mi rincuora alquanto.
si avanza a fatica, come sulla A14 durante le ferie. mi precede un granatiere (anch’egli in pensione) con un carrello colmo. prima di lui, un acuminato brevilineo col berretto in testa e una scatola di riso classico in mano.
realisticamente è nato ai tempi dei bombardamenti anglo-americani e forse sta pensando a quelli, perché si spaesa e, al liberarsi della cassa numero uno, subisce un tentativo di sorpasso dal granatiere col carrello. una cosa alla Piquet.
ma reagisce, il corto; si inalbera, s’adonta, digrigna i dentini e rivendica il suo diritto alla precedenza.
“e che ne so, io?” si espone retorico il granatiere, “ho visto che stavi fermo in cassa due”.
non sa, evidentemente non può sapere, degli spaesamenti improvvisi dovuti al ricordo delle fortezze volanti.
il piccoletto si muove e paga in contanti. senza mai smettere di borbottare contro la prepotenza subita. non vuole la busta e guadagna l’uscita. borbottando come la caffettiera di casa, alla quale tra l’altro va cambiata la guarnizione.
penso: “ma che ci tiene, questo delicato nonnetto sorretto dal rancore”
tocca a me, pago e, a mia volta, esco.
fuori, la via del supermercato è deserta e caldissima. le temperature sono quelle che sono.
ritrovo il nonnetto, che arpiona in un artiglio il suo pacco di riso classico e s’approssima all’operazione di attraversamento dell’arteria. scegli di ignorare le strisce pedonali. da lontano, da molto lontano, compare la sagoma di un suv. procede a velocità sostenuta ma, del resto, la strada è sgombra e la visibilità è buona.
ha tutto il tempo di rallentare, volendo.
ma il rancoroso non ci sta. non gli sta bene che quello, laggiù in Albania, corra così tanto alle dieci del mattino. e, nella migliore tradizione dei bonzi, si piazza al centro della carreggiata per rendere pubblico il proprio disappunto. solo che la variante della mia città di un bonzo è meno serafica e prevede l’esplosione pirotecnica di una batteria di insulti casuali: alle genitrici, ai genitori, alle mogli fedifraghe, alle abitudini sessuali dei malcapitati e dei loro affetti, ai defunti.
e questo fa il nonnetto, solo al centro della via del supermercato, alle dieci del mattino: sbraita.
difficilmente il pilota del suv, distante com’è, ha modo d’accorgersene. del resto, è ancora a Cerignola rispetto all’incazzato bonzo. che poi si volta verso di me, per attuare la seconda fondamentale parte del dileggio nella sua lingua natia: coinvolgere un passante a caso, un testimone occasionale, per seguitare nell’indefessa opera di demolizione del nemico, che è ormai fuggito.
io so che devo ignorarlo, che non devo farmi coinvolgere, e fingo di non udire alcuna lamentazione. a quel punto il bonzo deve trovare, deve per forza, un altro passante. altrimenti vanificherà tutto e perderà i punti rancore guadagnati.
e lo trova. un inconsapevole.
mi arriva ancora la sua voce. ce l’ha con questi cornuti che corrono e che stavano per metterlo sotto.
penso: “ma come se la fida, questo simpatico sciroccato di un papanonno”.
e il pensiero mi strappa un sorriso.
immagino le amorevoli comunità dei film di Natale che ancora fanno al canale 8 dal 2 Dicembre a fine Gennaio. le confronto con la mia.
“che dev’essere, vivere a Rancoropoli”, concludo.
io nel chill beata tra pesche e Campari sul divanetto del locale con sto vinile

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Una bel massaggio al collo e spalle di prima mattina risolve il 50% dei problemi.
io giusto te aspettavo