Growing Together - how everything started.
Quando Levi ritrova Eren, il ragazzo è un marmocchio, ma i sentimenti del passato li faranno muovere di nuovo l’uno verso l’altro, almost literally...
«Buongiorno, siamo i vostri nuovi vicini, Kuchel e–» La donna si spostò leggermente di lato rivelando una testa corvina ben nascosta dietro la gonna larga, si chinò appoggiando una mano dietro alla schiena del figlio. «…e lui è, forza–».
Il bambino tenne ben stretto un pugno della stoffa mentre si mordeva un labbro, lo sguardo deciso adombrato dalla diffidenza «Levi» si limitò ad esalare in un soffio per poi richiudersi in un ostinato mutismo.
La donna sospirò soddisfatta accarezzandone il capo.
«Piacere nostro! Siamo la famiglia Jaeger, io sono Carla e questo è mio marito Grisha» Carla le allungò una mano mentre l'altra accarezzava il ventre rotondo «E qua c'è Erina»
«Non ti arrenderai mai vero?»
La donna lo ignorò continuando a prestare attenzione ai vicini «State ancora sistemando casa?»
Kuchel annuì lanciando un'occhiata sconsolata agli scatoloni accantonati all'ingresso, il rumore di cocci rotti li raggiunse dall'uscio socchiuso insieme alle colorite imprecazioni del fratello, i coniugi la videro arrossire vistosamente mentre allungava le mani sulle orecchie del figlio. «Scusate– Kenny–»
Grisha rise comprensivo. «Non preoccuparti, lo capisco, tuo marito?»
«No no no ahahah è mio fratello Kenny»
Il rumore del campanello del forno richiamò l'attenzione di tutti.
«I biscotti!!» Carla schizzò in casa quasi inciampando nel tappeto dell'uscio.
«Per carità! Stai attenta!– Sospirò mentre osservava il bambino che continuava a giocare con la gonna della madre–…Levi, lo vuoi un biscotto?» Grisha si abbassò al suo livello cercando un contatto visivo e cogliendolo alla sprovvista, Kuchel guardò sopresa il volto inespressivo del figlio animarsi per lo stupore e l'imbarazzo, il piccolo Levi si allontanò subito dalle gambe della madre e si strinse nelle braccia cercando una conferma nel suo volto, quando la vide annuire con un sorriso trovò il coraggio di chiedere. «Vorrei del tè– e– e anche i biscotti– Perfavore, grazie e prego!»
Grisha gli sorrise facendogli cenno di entrare, Kuchel era esterrefatta per la loquacità del figlio, Levi aveva risentito abbastanza della mancanza del padre e a scuola era stato preso spesso in giro per la cosa, sentirlo affrontare un discorso tanto lungo con un estraneo era qualcosa di nuovo.
Quello fu il modo in cui quelli che erano solo i coniugi Jaeger conobbero Kuchel e Levi, –Kenny non si presenterà mai ufficialmente– quando pochi mesi dopo nacque Eren, il mondo di Levi venne stravolto.
Il bambino cercava in ogni modo di passare del tempo a casa di Carla e Grisha, ed Eren anche se ancora in fasce, ogni volta che sentiva la voce di Levi si fermava ad ascoltarlo per poi iniziare a ridere e gorgogliare in maniera agitata.
Era incontenibile quando si trattava di Levi e Carla si era trovata costretta a dare a dare al bambino degli orari da rispettare, altrimenti non riusciva nemmeno a dar da mangiare al figlio, però la presenza di Levi si rivelò fondamentale durante i mesi della dentizione. Nonostante avesse solo 6 anni, il bambino non aveva problemi a fare compagnia ad un infante, seduto e in tranquillità, sfruttava quei pomeriggi per leggere alcune storie dal suo libro di lettura al bambino, aiutandolo ad addormentarsi durante quei dolorosi giorni.
Carla era davvero felice del rapporto che si era creato fra il figlio e quello che a tutti gli effetti era diventato al pari di un figlio acquisito; Kuchel aveva espresso spesso la propria preoccupazione per il comportamento di Levi, pregandoli di non farsi problemi a rispedirglielo a casa se si fosse rivelato fastidioso, era insolito vederlo tanto coinvolto da qualcuno.
Ma Levi era tutto tranne che fastidioso, e Carla non poteva ignorare lo sguardo adorante che aveva il figlio ogni volta che lo lasciava in compagnia del bambino.
«Scusami Kuchel, ma guarda Eren! Guarda come gli brillano gli occhi!»
Kuchel ogni volta rideva a quella affermazione, era innegabile che gli occhi di Eren fossero luminosi, erano di un verde brillante che si illuminava ancora di più quando Levi era nei paraggi.
Eren si stava rivelando sempre più vispo e anche dannatamente testardo, era sempre più agitato, voleva alzarsi in piedi, ma voleva farlo da solo!
Non c'era modo di farsi dare una manina, ogni volta li ignorava o si metteva a fare altro pur di non camminare aiutato da qualcuno, aveva rifiutato persino Levi, il che aveva stupito tutti tranne il bambino che al contrario, aveva rispettato l'orgoglio del minore e aveva smesso di cercare di allungare la mano.
«Mam– ma– dì mamma»
«Pa– pà, su Eren, chiama me!» Queste erano diventate le frasi più gettonate fra un tentativo di camminata fallito e l'altro.
Kuchel aveva chiesto alla famiglia Jaeger se potevano badare a Levi mentre lei era impegnata ad organizzargli la festa per il compleanno che ci sarebbe stato di lì ad alcuni giorni, come sempre l'avevano accolto a braccia aperte ed ora se ne stava in salotto a fare i compiti mentre Eren giocava sul tappeto poco lontano, la stanza era diventata ufficialmente la sala dei giochi e tutto il pavimento era stato coperto da tappeti morbidi per la salvaguardia del ribelle.
«Non credi che possa esserci qualche problema? È sempre stato così reattivo!»
«Stai tranquilla, è tutto a posto, è solo un tipo indipendente»
«Ma i bambini non lo sono!»
«Si vede che il nostro è speciale» Impegnati com'erano, la prima, a preoccuparsi, e il secondo, a cercare di rassicurarla, non si erano accorti del sorriso compiaciuto che aveva rivolto Levi ad Eren.
Carla sospirò e tornò in cucina a preparare la merenda per Levi mentre Grisha si ritirava nel suo studio.
Levi lanciò una rapida occhiata al suo protetto che se ne stava a guardare il divano come se stesse pianificando qualcosa, tornò al suo libro, tranquillo della sicurezza di Eren.
Stava finendo un esercizio quando si sentì tirare per la maglia.
«EREN!» Levi sussultò per la sorpresa di vedere Eren in piedi, il bambino traballò felice per un momento, mollò le mani per batterle sorridendo. Sembrava entusiasta della sorpresa che aveva fatto a Levi! Però la gravità ebbe la meglio e impattò al suolo sul pannolone, il viso si increspò subito, ma quasi più umiliato che altro.
«Bebiiii» Scoppiò a piangere e Levi subito scattò dalla sedia andandogli vicino e abbracciandolo, doppiamente sorpreso per la prima parola dell'amico.
«Bravissimo Eren! CARLA! GRISHA! EREN HA– HA FATTO TUTTO» Non sapeva nemmeno lui come comportarsi, appena Eren lo sentì vicino si calmò e gli afferrò la mano.
Quel trambusto aveva richiamato tutti in casa e quando arrivarono trovarono Eren di nuovo in piedi e ancorato alla mano di Levi sorridente. «Bebi» Ripetè di nuovo felice e cercando di camminare verso la madre che lo guardava in lacrime, inciampò di nuovo, ma cercò ogni volta di rialzarsi, quando poi esausto optò per il pratico gattonare.
Ma ormai il più era fatto, Grisha non mancò di chiamare Kuchel per informarla che suo figlio aveva rubato la prima parola di Eren.
E non rubò solo quella…
«Dì Miao, come fa il gatto? M i a o, forza Titan, m i a o» Erano diversi giorni che assillava il gatto con quella richiesta.
«Ren, è un gatto» Il tono saccente con cui Levi sentenziò quell'ovvietà avrebbe zittito chiunque, ma non Eren che lo liquidò con uno sbuffo tornando a cercare di addestrare il loro gatto.
«Fa vedere a quello scorbutico che si sbaglia! M i a o»
Levi appoggiò il libro, la determinazione del suo compagno era un tratto che aveva amato– dal primo momento in cui l'aveva rivisto, la determinazione con cui in un solo giorno gli aveva dedicato i primi passi e la prima parola, la determinazione con cui aveva affrontato gli studi di ingegneria e la stessa inutile determinazione con cui gli si era dichiarato – infatti era chiaro a tutti come fossero persi l'uno per l'altro, Eren sembrava l'unico ignaro dell'ovvietà.
Decide di alzarsi per cercare di distrarlo, gli andò vicino e lo fece sussultare quando gli accarezzò un fianco, il gatto alzò gli occhioni gialli miagolando al corvino.
«Traditore!!» Eren voltò lo sguardo rattristito al compagno «Bebi! Come hai potuto?! Il suo primo miagolio! Ladro»
Levi rise divertito all'assurdità della situazione, catturò le labbra del ragazzo in un bacio leggero. «È solo l'ennesima prima volta che mi dedicate»
Eren arrossì borbottando qualcosa per poi dargli un leggero bacio prima di sparire in cucina offeso, il gatto gli trotterellò dietro. «Puoi venire a dar da mangiare al tuo gatto»
«Sai vero che se i tuoi genitori si fossero comportati allo stesso modo, probabilmente saresti morto di fame?»
«Non l'avresti mai permesso» Replicò con orgoglio il castano dalla cucina.
E Levi si ritrovò d'accordo. Non avrebbe mai permesso che il suo Eren dovesse soffrire ancora.






