Mi fanno sorridere questi continui inviti a cambiare la propria vita, ad adottare rivoluzioni umane, realizzare i propri obiettivi, la propria felicità, conditi con citazioni sparse, ovviamente mai della nostra cultura, qualche termine chic, magari inglese, o giapponese, tanto per dire, noi si che abbiamo capito tutto. Eppure si perde di vista in mezzo a questo imperare dell'ego in modo ancora più vomitevole che la tradizione è qui, senza scomodare santoni, sinologi, magari fosse, ed orientalisti, non sia mai. Perché non aprire gli occhi, ed imparare a vedere. Non con lo standard imposto da un articolo che muove il nostro ego verso la più becera realizzazione personale, chiamandola religione, riviste patinate, colme di concetti che se si va un po' sotto, sono sostenuti dal niente. Eppure pensare di contare come parte di miliardi e miliardi di interazioni continue e pensare di realizzare la propria vita mi sembra ironico. Vallo dire a quella signora che ieri realizzando la propria vita, chissà con quali progetti in mente, è stata travolta da un albero in un Parco a Parma. Eterogeneità dei fini, conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali.