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Wilson & Co, 1944
«Stiamo insieme» ... «Io e il bruco».
Sorseggia ancora prima di rischiare di sputare tutto nuovamente.
«Il bruco ha bruciato il testicolo al padre di Sebastian?!»
«NOOOO! Non conosco lo stato dei testicoli del padre di Sebastian...!» scoppia a ridere, le guance e gli occhi ormai accesi del divertimento più sfrenato. «E non so chi abbia bruciato quello di Harry, una con cui è andato a letto credo. Io mi sono solo occupata degli impacchi che glielo hanno salvato».
La faccia divampa di un rosa leggero tendente sempre più al rosso, mentre Ilary spiega il palese fraintendimento «oooh» annuisce «mi sembrava strana effettivamente, la questione» ...
«Lo sai...» sperando di non risultare inopportuna, si inserirebbe con una riflessione genuina e spassionata «vedere te mi aiuta a ricordare perché non era possibile giustificargli tutto con... la scusa della malattia». Gli occhietti si inumidiscono appena, sebbene il sorriso scacci il presagio lacrime.
«Alla fine del processo sono andata via... perché mi sono posta anche io il problema di essere o di poter diventare come lui... per la malattia» ovviamente «ma... diciamo che sono arrivata al risultato che la malattia a volte sia solo una scusa. Ci può rendere più sensibili, più instabili in alcuni gesti e in alcune decisioni, ma è ciò che siamo che ci permette di decidere se quelle decisioni compierle o no...»
«Io sono andata a vomitare» dopo il processo. «Credevo che fosse perché mi dispiaceva per lui e perché al suo posto mi sarei sentita morire, ma...non era solo questo» tirando un profondo sospiro, ora.
«Era anche che... credevo se lo meritasse»
Il tono ad abbassarsi, quasi quel pensiero portasse con sé un peccato irripetibile. «Credevo che avrebbe tenuto un po` più al sicuro chi gli sta intorno». Quanto al resto... ha da aggiungere ancora qualcosa: «anche io ho avuto quella paura» il tempo passato è figlio del tentativo di debellarla anche così. «Quando ho smesso di avere paura di... incontrare un altro Sebastian... ho iniziato ad aver paura che il Sebastian fossi io». Deglutisce a fatica. «Ma Rachel mi ha dato della troll» fra le righe lei ha letto questo «e di smetterla di ficcarmi da sola il dito nelle cicatrici, che non ce n`è alcun bisogno» un altro sospiro per allentare la tensione. «E sai cosa ci direbbe Silente?» per concludere, sporgendosi appena in avanti:
«Siamo le scelte che facciamo».
«Una parte di me vorrebbe davvero darti una sberla» lo dice piano «ma odio la violenza e odio i segni che lasciano gli schiaffi» pausa «però fai conto che te l`abbia dato! Non permetterti più di pensare di paragonarti o di essere come Sebastian, Ilary Wilson, hai capito?»
«Stare con una persona malata non ti rende malata, hai così tanta luce in quel corpicino e in quel cuore che per spegnere quella luce, per farti giocare al buio, dovrebbero esserci duecento Sebastian Waleystock o forse trecento Sebastian... quindi NO!»
Di scatto si sistema sul divano con la schiena dritta: «il vomito era il tuo cervello che voleva eliminare queste stron***. La decisione del giudice è stata la scelta migliore, non puoi essere un mago se non riesci a controllare le tue emozioni, o la tua magia, altrimenti la magia controllerà te. Quindi in parte un po` se lo merita Ilary, sì. Se lo merita perché ha avuto mille modi per imparare la lezione, mille occasioni, ma quando già al quarto anni effettui incantesimi dettati dalla rabbia su una ragazzina più piccola, se per dispetto incendi i mantelli con la gente dentro durante la lezione... Oh santo Merlino! Allora la bacchetta è meglio spezzata perché dell`essere mago non hai capito proprio nulla! E tu temi di essere come lui? Di essere la persona marcia che usa le persone e il loro amore per poi sputarle via come frutta marcia o noccioli di una pesca?!» La destrorsa e la mancina andrebbero dunque a posarsi sulle gambe di Ilary, per avvicinarsi guardandola negli occhi.
«NON SEI LUI»
«Merlino! Sembra la trama di un pessimo film di terza categoria, non è vero?» un sorriso sghembo ha persino la forza di stropicciarsi di lato, sulle labbra. Ma quella disinvoltura non imbroglia nessuno, eccetto se stessa. «Le metafore ti riescono che è una meraviglia, sai?» tutto ciò che riesce a proferire prima che la voce si incrini definitivamente e le prime lacrime righino il visetto.
«Silente ne sapeva!»
Tableaux Noir: Gasoline - 1″:1′-0″ diorama - robert matejcek - 2016
Eric Draven: “Is that gasoline I smell?”
- Brandon Lee - The Crow
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Phalarope A female phalarope near the Bloody Dick Creek Road. They seem to be a bit early this year. Nikon D7100, Manual Mode, Tamron 150-600mm VC, F/6.3, ISO-500, ET 1/1250, Focal Length 600mm, Handheld Vibration Control on
Wilson & Co, 1954