Hai presente quando stringi il cursore della valigia tra indice e pollice, chiudendola, e poi ti allontani di un passo per guardarla bene?
Ecco.
Lì la tua testa è già in viaggio.
Lì sei ferma, ma sei partita.
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Hai presente quando stringi il cursore della valigia tra indice e pollice, chiudendola, e poi ti allontani di un passo per guardarla bene?
Ecco.
Lì la tua testa è già in viaggio.
Lì sei ferma, ma sei partita.

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Ma si può sapere per quale motivo io abbia questo rigetto totale per preparare la valigia? 🥲
Mabbonath, Zyz, Panormos, Panormus, Balarm, Palermo.
Nome dopo nome, strato dopo strato, secolo dopo secolo.
Città porto, città regia, città nobile, città barocca, città del genio.
Ma per me resterà sempre la città degli addii.
Perché non credo esista un palermitano che, almeno una volta nella vita, non abbia pensato di andarsene. Anche solo per un momento. Anche solo per stanchezza.
È un pensiero che arriva piano e che non fa rumore. Spesso nasce dalla rabbia. Ma non sempre. A volte nasce da una somma di piccole cose: occasioni mancate, attese troppo lunghe, promesse che restano sospese. E allora, quasi senza accorgertene, cominci a immaginarti in un’altra vita, in un altro posto.
Non è ancora una decisione. È un’ipotesi. Ma è già un addio.
C’è chi quell’addio lo pronuncia davvero e va via. Cambia città, lingua, ritmo. Portandosi dietro Palermo come una ferita che ogni tanto si riapre in un odore, in una parola, in una luce che altrove non è mai uguale.
E poi c’è chi resta.
Che sembra il contrario, ma non lo è.
Perché restare, qui, non è mai una scelta neutra. Chi resta, prima o poi, quell’addio l’ha attraversato comunque. L’ha pensato, l’ha sfiorato, forse l’ha anche preparato e poi, per qualcosa che non riuscirà mai a spiegare del tutto, è rimasto.
E allora, ecco che succede una cosa strana: in questa città convivono partenze e permanenze che si somigliano più di quanto sembri. Chi parte non se ne va mai del tutto. Chi resta, in qualche modo, non resta mai completamente.
Palermo, Zyz, Balarm… eccola la mia città, che insegna a trattenere e a lasciare nello stesso momento. A voler bene sapendo che qualcosa, prima o poi, si affievolirà, si allontanerà… e si staccherà. Ad amare con la valigia pronta.
Eccola Palermo, eccola la Città degli Addii. Dove vivono persone che salutano senza spostarsi di una passo, e persone che partono senza riuscire davvero a dire addio.
(Ignazio Rasi)
Si può essere senza soldi e ricchi di mondi interi, quando i sogni fanno da valigia.
Non siate come me, che vi promettete di fare la valigia e invece perdete tempo a tagliarvi i capelli in casa da soli (probabilmente con risultati disastrosi) (fortuna che sono riccia e le asimmetrie si notano di meno)

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Amo il sapore di una valigia leggera con dentro il mio mondo.
Le mie emozioni fanno da contorno alle esperienze che mi aspettano.
Chi si offre volontario per farmi la valigia ?
Offresi ricca ricompensa da concordare in loco.
essendo io di formato piccino e mia madre alta e grande io credo da quando nacque, tanto che non riesco a concepirla di spazio occupante meno d'un metro, non ci siamo mai scambiate vestiti io e lei — anche per età, generazione e magari gusti chissà, al massimo foulard che infatti quello suo di seta rossa e blu è il mio preferito, e unico che voglio.
quel che ho sempre desiderato però son state le sue scarpe, un paio in particolare, un numero 40 che già da bambina rimiravo con ardore
delle open toe verde mare intenso, incrociate sul davanti, non più d'otto cm di tacco, pelle morbida e intensa e vissuta mi pareva
le cerco tutt'ora in giro per il mondo, copie, sempre brutte copie, per il mio piedino di gatto
oggi ho recuperato un po' dei suoi vestiti che erano rimasti in una casa in irlanda dove una volta l'anno ultimamente andava per lavoro da amici lì residenti
non riesco ad aprirla
sta lì nell'angolo di entrata della mia casa
e non penso oh, i vestiti le maglie a righe i maglioni le camiciole di mia mamma grande, quello lo penso già del suo armadio a casa, che giace lì intatto glaciale di mughetto,
penso
se apro quella valigia io vorrò indossar tutto, tener tutto, appender alla gruccia i miei prossimi maglioni.
Vorrò trovar il modo per accorciare i bordi, ficcare l'abbondanza dentro i pantaloni, le maniche girarle centmillevolte fin alle spalle, il collo alto triple volte, i pantaloni magari li arrotolo per quando vado al mare
mi estraggo da lì, mi strappo dallo slancio travestimento, li lascio, immagino quel che sta dentro figuro me con addosso le righe di mamma con le interlinee diverse, e io che le rendo ancor più strette stropicciate senza tenderle col corpo grande, un quadernino di bambina
magari pure le scarpe verde mare scuro trovo lì dentro, mica è vero, dalla punta a goccia che così poco le ho visto indossare, sempre appoggiate lì, nella scatola preziosa dello scaffale, in attesa del momento perfetto, perché troppe, scarpe di regina, potere luminoso, sfrontate di bellezza di corpo slanciato, con cui camminare io sul ciglio del mondo che non vedo