Vagavo un giorno oltre i monti del Kun Lun
in groppa a un bufalo, cercando la saggezza.
Il caldo sole estivo ardeva sulla nuca,
i lembi della veste aderenti alla pelle.
Smontai dal bufalo e trovai rifugio all'ombra
di un susino selvatico, antico e solo
come un santo eremita dei tempi remoti.
Lì, in quella valle oltre i confini della Terra,
mentre il mio bufalo brucava tra gli anemoni,
m'addormentai, cullato dal canto ancestrale
del fuggevole vento delle praterie.
Sognai: e nel mio sogno ero una farfalla
che volteggiava sulle ampie praterie
oltre i confini delle terre dei mortali;
una farfalla, che suggeva dagli anemoni
dei monti del Kun Lun, il suo sostentamento.
Com'è gioiosa l'esistenza da farfalla!
E, tuttavia, non c'è, tra i diecimila esseri
nemmeno uno che non corra, suo malgrado,
verso l'autunno amaro della propria vita.
Sotto l'ombra, più in là , di un susino selvatico,
antico e solo, vidi un vecchio venerabile
come un santo eremita dei tempi remoti;
addormentato, come un fiore di saggezza.
"Oh! se morissi sulla sua benigna mano
potrei rinascere alla vita come un uomo
che percorre la Via della Liberazione!"
Pensai dentro di me; e sulla sua pura mano
andai a posarmi; e lì, abbandonai la vita.
Mi svegliai e notai sul dorso della mano
una bianca farfalla, le ali aperte al sole:
era morta così, immobile, in silenzio.
La presi tra le mani e officiai il rito funebre:
il vento del Kun Lun spargeva le sue ceneri
brillando al sole come polvere d'argento.
Mi risvegliai; e da quel momento più non seppi
se Li Er sia un uomo oppure una farfalla.