Mi è capitato, una notte, di svegliarmi con la sensazione che qualcosa in cucina stesse sbagliando qualcosa. Tipo quella paranoia che ti prende dopo aver letto troppi articoli su incendi da prese sovraccariche. E invece di tornare a letto come una persona equilibrata, ho collegato questa cosa al telefono e l'ho puntata verso la multipresa dietro al frigo. Niente hotspot anomali. Mi sono rimesso a dormire. Ecco, la Thermalmaster P4 (dopo aver recensito la Thermalmaster P3) è uno di quegli oggetti che, una volta che ce l'hai, diventa parte di una routine di controllo che prima non sapevi di voler avere.
La presento così, senza giri di parole, perché è esattamente ciò che è: una termocamera piccola come una chiavetta USB, con doppia lente (infrarossa e visibile), che trasforma qualunque Android recente in uno strumento diagnostico da tecnico. Non parlo di giocattolo. Parlo di un sensore VOx 256x192 con upscaling AI a 512x384, sensibilità termica sotto i 35 mK, range che va da 20 gradi sotto zero fino a 600 gradi. Roba che fino a pochi anni fa costava tre volte tanto e richiedeva uno strumento dedicato.
L'ho tenuta in prova per quasi tre settimane, alternando la postazione in redazione, la casa a Roma, il magazzino del CUS per qualche controllo stravagante su lampade e quadro elettrico, e un weekend nella seconda casa fuori Roma, quella dove ogni inverno mi chiedo perché in certi angoli faccia sempre più freddo che altrove. Diciamo che ho stressato il prodotto su fronti abbastanza diversi da capire cosa vale e cosa no.
Anticipo il verdetto senza fare il misterioso: mi ha convinto, ma con qualche asterisco. Il più grosso dei quali lo dico subito, così ci togliamo il dente. Solo Android. Niente iPhone. Per un brand che sullo stesso sito vende modelli dual system, è una scelta strana e vedremo più avanti cosa comporta davvero nella pratica.
Una precisazione sul mercato di riferimento, prima di entrare nel vivo. Fino a cinque o sei anni fa, una termocamera per smartphone con queste caratteristiche significava stare sopra gli ottocento euro, con un paio di marchi storici a fare il bello e cattivo tempo. Poi sono arrivati i produttori cinesi, l'intelligenza artificiale è entrata nelle pipeline di imaging, i sensori VOx sono diventati più economici e più sensibili, e oggi ci troviamo con dispositivi come questo che costano la metà offrendo prestazioni sovrapponibili (in molti scenari) a quelle degli ex-pesi massimi. La democratizzazione della termografia è una cosa bella, se si sa dove guardare. Attualmente è disponibile su Amazon Italia e sul sito ufficiale dove si può ottenere il 10% di sconto con il codice THERMALBF10.
Unboxing
La scatola è piccola, compatta, in cartoncino opaco color terra con stampa minimale. Non gridò mai "prodotto premium", ma nemmeno economia. Sta nel mezzo, e mi va bene così. Dentro, tutto è alloggiato in una custodia rigida nera con cerniera, di quelle che useresti per tenere occhiali da sole costosi o un hard disk portatile. Mica male come prima impressione, devo ammetterlo.
Dentro la custodia trovi la termocamera vera e propria, un cavo prolunga USB-C di mezzo metro, e un manuale piegato più piccolo di un biglietto della metro. Niente caricatore (ovvio, non ha batteria propria), niente adesivi, niente gadget promozionali. Un approccio sobrio che apprezzo: i produttori che ti mettono in scatola quattro pezzi di plastica inutili mi hanno sempre dato l'idea di compensare qualcosa.
La custodia in dotazione, devo dire, è una trovata intelligente. Ha una spugna sagomata che tiene ferma la termocamera e lascia spazio per il cavo avvolto. È il tipo di accessorio che ti spinge davvero a portarla con te, invece di lasciarla a prendere polvere su uno scaffale. E fidatevi, con un oggetto così piccolo (pesa 26 grammi e mezzo, poco più di un accendino), la tentazione di lasciarlo in giro e poi perderlo è concreta.
Il cavo prolunga merita una menzione separata: da cinquanta centimetri, USB-C maschio a USB-C femmina, serve quando hai una cover ingombrante o quando vuoi puntare la termocamera lontano dal telefono. L'ho usato un paio di volte per infilare il sensore in punti dove il telefono non ci sarebbe mai entrato. Una piccola finezza che pesa zero in scatola ma vale oro all'uso.
Design e costruzione
Esteticamente, non ha nulla da dire. È un parallelepipedo nero opaco, 53x29x11 millimetri, con una faccia dove spuntano due obiettivi circolari (uno più grande per l'infrarosso, uno più piccolo per il visibile), un piccolo LED di stato, e sul lato lungo il connettore USB-C maschio che si infila dritto nel telefono. Il design è funzionale, niente di più. E va benissimo così, perché qui non stiamo parlando di un prodotto che deve stare bene in tasca con gli AirPods.
La scocca è plastica. C'è poco da girarci intorno. Non plastica da giocattolino cinese, intendiamoci, ma plastica strutturale con una finitura leggermente ruvida che aiuta il grip quando lo tieni in mano (anche se, diciamocelo, nove volte su dieci lo tieni attaccato al telefono). Il connettore USB-C sporge di circa tre millimetri ed è la parte che, sinceramente, mi preoccupa di più nel lungo periodo. Un colpo di traverso mentre è inserito e rischi di piegare tutto.
Pesa 26,5 grammi. Un peso irrisorio, che però in certe situazioni diventa un problema: se ci attacchi una cover pesante, il baricentro del telefono cambia poco ma il connettore USB-C del telefono subisce una leva non proprio gentile. Non è un difetto della termocamera, eh, è fisica. Ma vale la pena tenerlo a mente e usare la prolunga quando si fanno sessioni lunghe di ispezione.
La cosa che mi ha colpito, positivamente, è la cura degli obiettivi. Entrambi sono incassati nella scocca di qualche decimo di millimetro, il che significa che non vengono mai a contatto con superfici quando appoggi la termocamera. Piccolo dettaglio, grande differenza nel tempo: i graffi sulla lente infrarossa degraderebbero le letture, e qui sembrano aver pensato a proteggerle.
L'impressione finale? È un prodotto pensato per essere usato, non ammirato. Starà sempre nella custodia, uscirà quando serve, farà il suo lavoro, tornerà dentro. Zero orpelli, zero scelte estetiche discutibili. Lo preferisco di gran lunga rispetto a quei gadget che sembrano progettati da un ingegnere che voleva fare il designer.
Specifiche tecniche
Specifica
Valore
Sensore IR
VOx 256x192 @12μm
Risoluzione X³IR (AI upscale)
512x384
Sensibilità termica (NETD)
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