Stanotte non avevo sonno… è da un po’ che le notti sono agitate. Stormi di pensieri affollano la mente ed io non dormo. E allora vago per la città fino a quando la stanchezza non mi afferra e mi lascio vincere e trascinare nel letto. Ho cercato di non fare rumore quando sono rientrato, come faccio ogni sera da un anno a questa parte. Maledetta insonnia.
Mi sono reso conto d’un tratto che non sei ancora addormentata del tutto… il tuo respiro ha un ritmo diverso. Intorno il silenzio e il tuo respiro… e al centro io, ai piedi del letto. T’ho guardato per un po’. Dormi, o almeno ti sei lasciata andare così, come una bimba, e le tue labbra si schiudono lentamente come se sussurrassi qualcosa. Ho teso l’orecchio. Nulla! Solo il tuo respiro ed il silenzio.
Ho avuto voglia di te. La luce fioca del lampione illumina il tuo volto e traccia le curve del tuo corpo, come diafane trasparenze, sotto il lenzuolo. Ho avuto voglia di seguire quella traccia con le dita, capire fin dove mi avrebbe portato e lasciarmi andare un po’ senza pensieri. Piano ho risalito il tuo corpo dalla punta dei piedi, su per le caviglie fin sotto le natiche. Scostando il lenzuolo t’ho visto la schiena… ampia da starci comodamente in due abbracciati, forte da reggere il mio cuore ed il mio corpo stanco. Il tuo respiro non è variato di un po’… sei sveglia facendo finta di dormire, in attesa di me come tutte le volte che vuoi fare l’amore. Un gioco un po’ infantile fatto di attese e di piccoli segnali.
Ho avvicinato il mio corpo al tuo, la mia bocca alla tua pelle. Mi piace il tuo sapore, mi piace assaggiarti e gustare… è un modo per dilatare il mio e il tuo piacere. Ad un tratto hai vibrato. T’ho appena sfiorato quella cara fossetta che hai sul di dietro. Ho indugiato per un attimo, come faccio tutte le volte, e, come tutte le volte, hai vibrato. Sei stata in attesa come il gatto col topo e quello è stato il segnale. Lentamente ti sei lasciata andare e hai disteso il corpo sul ventre. Hai sollevato quel bel sedere, tondo e maturo come una pesca di estate, me lo hai offerto fiera ed io vi ci ho affondato la testa, il naso, rubando gli umori, la lingua cercando le tue labbra nascoste. Sono grandi, carnose, umide di voglia e di piacere ed io mi ci trastullo per ore, succhiandole, stizzendole a piccoli morsi, leggeri e precisi. Mi prende la foga. Ti voglio guardare negli occhi mentre sussulti e ti agiti. Ti afferro i fianchi e ti giro e riaffondo la lingua come lama rovente. Le mani ti cercano, afferro qualcosa, i seni, i capezzoli, la tua bocca. È un vortice senza dimensione e direzione, e intanto succhio, spingo, cerco e tu mi affondi la testa con forza e con le mani inizi una lotta con i miei capelli, la camicia, le orecchie e gridi il mio nome. Mi sollevo di scatto e ti metto a tacere con un bacio profondo e la bocca piena di te… e poi di nuovo giù. È una lotta, una corsa col tempo e con il tuo piacere. Ti voglio vedere arrivare, ti voglio vedere agitare, portare il mio ritmo furioso, assecondare i miei colpi di lingua e di bocca. Il ritmo incalza, ti inarchi, mi cerchi ed io ancora più forte. Ti pieghi su di me, quasi a volermi spingere dentro con tutta la forza che hai, ed intanto mi cerchi, mi tocchi, mi porti allo spasmo. Se non arriverai non so ancora per quanto potrò resistere. Non è più sesso. È un match di carne, lenzuola ed umori grondanti. Il sudore ci immerge ma a te questa cosa sembra eccitarti di più.
Un urlo, lungo, profondo, che ti parte dal ventre e ti risale la gola smorzandoti su un largo sorriso di piacere e i tuoi occhi sono riconoscenti. Poi con calma, mi spingi di lato e appoggiando la mano sul petto, come a lenire la lunga fatica, ti curvi e cominci a baciare. Prima i capezzoli, poi la pancia, poi intorno all'inguine ed infine il pene. Lo coccoli, gli parli, lo incoraggi come se ti potesse capire. In questo momento ci sei solo tu e lui. Io sono lontano, distante con la mente a recepire ogni piccolo stimolo di piacere che quella stanza e quel letto stanno emanando e il mio corpo è presente, lì racchiuso tra le tue mani e la tua bocca. Ormai siamo un tutt'uno, l’uno sull'altro, un’unica massa ondeggiante tu concentrata su di me ed io che ti vedo espanderti intorno ma stretta come una morsa su lui. Un unico spasmo… un’unica contrazione… due corpi distesi vinti dalla fatica e dal piacere della notte che è ormai andata. Finalmente dormiamo sereni e un sorriso dipinto sul volto.
La città mi ha di nuovo afferrato, sono di nuovo in giro senza una meta, senza un preciso perché. Ma stavolta è diverso. Non ho stormi di pensieri nella mia testa. Solo un unico desiderio: aspettare la notte e ritornare da te. Mi porto le mani al naso. Sono felice. Sei tutta racchiusa nell'odore stampato sulle mie dita.