Spietatezza: ricapitolazione di fine anno
E’ una ricapitolazione pesante, sgradevole.
Non ricordo quasi nulla in particolare, nessun avvenimento specifico. L'impressione generale è di stanchezza, di continua lotta contro qualcosa di troppo grande per farcela da sola, di un carico di lavoro eccessivo per una persona sola. Per quanto la mia mente razionale dica il contrario, sento di aver bisogno di più aiuto. Non tanto aiuto concreto e operativo, bensì aiuto mentale, umano... spirituale forse.
La verità è che mi sento sola.
Sola nella gestione della famiglia, sola nel sentirne le responsabilità. Mi sento sola nelle mie preoccupazioni per la salute, per i bambini, per le scadenze. Mi rendo conto sia normale, perchè spesso sono preoccupazioni frutto della mia ansia, illusioni costruite dalla mente. Mi dicono che dovrei prendere le cose con maggiore calma, so che hanno ragione... ma ho ragione anche io.
Ci vuole più calma, è vero, ma non può esserci quando dall'altra parte c'è l'indolenza o l'ingenuità di Fabio. Vorrei vivere in modo più calmo e leggero anch'io, certo, ma spesso mi sento costretta ad essere rigida, ansiosa e precisa per compensare lui, per bilanciare.
Devo parlargliene, ma non ho idea di come fare. E' delicato sia spiegare come mi sento senza offenderlo, sia formulare delle richieste utili e coerenti. Serve un nuovo equilibrio nella famiglia, più equo... ma non so immaginare quale.
Il problema principale credo sia che non mi fido di Fabio, almeno per alcune cose. Lo sento troppo leggero, troppo "giovane". Da un lato lo invidio, mi sembra che la sua posizione sià più ariosa, e dall'altro mi trovo a guardarlo da un punto di vista con più esperienza. A volte credo faccia bene ad essere così, che abbia trovato davvero la chiave per vivere bene; mi dico che forse dovrei imitarlo, ma poi mi accorgo che non potrei, non è nella mia natura.
Insomma, come sempre riconosco che il primo grande ostacolo ad una maggiore leggerezza sono io, che scelgo di essere pesante. Ma ora capisco anche perché lo scelgo. Dovrei fidarmi di più? Fare una sorta di atto di fede e sperare che tutto vada bene? Dovrei educare Fabio, pian piano, a gestirsi più responsabilità, quasi con la pazienza di una mamma, invece che di una moglie Io ho abbandonato quella leggerezza quando sono stata costretta dalla vita, prima con i problemi dei miei genitori, poi con i figli, poi anche con lui. Davvero devo metterlo nelle stesse condizioni? E' questo che succederebbe se davvero fossi malata come spesso temo nelle mie ansie... sarebbe questo il motivo e lo scopo di un eventuale malattia?
Il problema poi, non è tutto qui. Anch'io, con la mia mancanza di fiducia, tendo ad accentrare ogni cosa. Controllo io i pagamenti, le scadenze, la spesa, la scuola. A Fabio delego le cose secondarie, come posso alleggerirmi, se non voglio lasciare nemmeno un grammo del peso che porto?
Il buonsenso dice di affrontare un passo alla volta la situazione, ma mettere in pratica un atteggiamento così lucido e distaccato non mi pare alla mia portata.
Mi sento spaventata, stanca, schiacciata, disperata. L'unica cosa che farei ora è piangere a lungo, senza altro motivo che buttare fuori tutto questo, fare un po' di silenzio. Questa fine dell'anno mi rirae vecchia e stufa, è una ricapitolazione davvero avvilente.