Gemme deposte
Quei due tondini d'ebano profumano di cera
Ventre di perla
Ti abbraccio, sento il mare
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Ventre di perla
Ti abbraccio, sento il mare

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La tua voce ricorda il vento nella stagione calda
Come ombre di stelle sono i nei della tua pelle
SottoCoperta, la spassosa romcom
il film, SottoCoperta
Se qualcuno mi cerca... ditegli che lo sto facendo pure io.

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“ Darko era stato uno dei miei compagni di scuola, uno dei tanti, nulla più. Messi uno di fianco all'altro, con nostri pantaloncini di terital rossi, avevamo formato un bruco per il compleanno del Presidente Tito. In mezzo allo stadio affollato e al colmo dell'eccitazione, Darko aveva le mani sudate, come sempre. Mise avanti il piede sbagliato, si staccò da me, e a causa della sua stupidità tutto il bruco rischiò di cadere. Qualche ragazzo si mise a ridere. Sulla fronte dell'insegnante di ginnastica apparvero delle goccioline di sudore. Comunque, un pubblico ben disposto, i funzionari con le cravatte larghe e Tito nel suo palco d'onore considerarono l'incidente con affettuosa benevolenza. Fummo ricompensati da un applauso spontaneo, e più tardi ci dissero che era stato il raduno più bello. Il voto di condotta di Darko, abbassato di recente non so più per che motivo, fu discretamente corretto. Darko non mi piaceva, forse è per questo che mi dilungo tanto su di lui. Era troppo grasso, i suoi vestiti puzzavano, e divorava enormi pagnotte piene di patatine. La sua abilità nel catturare le lucertole e tagliargli la coda mi faceva orrore, e aveva sempre un vecchio tubetto di Vicks Vaporub nella tasca del cappotto. Bastarono pochi anni di assenza, ed eccolo trasformato in un asceta accademico, un lontano parente di Lazar. Mi spiego: quel divoratore di salsicce era diventato vegetariano, e il fumo lo disgustava. Dirigeva una rivista letteraria per i giovani, conosceva Milosz, Kundera e simili. Aveva ottime prospettive, eppure scomparve all'improvviso. Andò in Svezia e sposò una ragazza del posto, con cui era fidanzato da anni a nostra totale insaputa: era davvero un mistero come avesse fatto, lui che non si era praticamente mai mosso da Belgrado, a mantenere in vita quel rapporto. Comunque, è un matrimonio felice. Vivono a Stoccolma. Hanno un appartamento di tre camere e mezzo che dà su un parco ordinatissimo. Lei riceve un assegno mensile dal padre, lui lavora in una stazione radio per i rifugiati del nostro paese, e ha un ottimo stipendio. Uno dei pochi che sia caduto in piedi, come al solito. Ci sono persone che se la cavano sempre e dovunque, la vita gli si srotola davanti come un interminabile tappeto rosso. Forse per questo non mi piaceva, ma sicuramente per questo ne scrivo. Era soltanto un compagno qualsiasi, niente di importante, ma adesso mi piacerebbe poterlo frequentare. Non riesco più a ricordare la puzza dei suoi vestiti, a volte penso che forse non è mai esistito. Di tutto ciò che sapevo di lui, mi resta solo il ricordo del suo fascino effimero. Avrei voglia di scrivergli una lettera, mi piacerebbe dedicargli una poesia. Non sono affatto certo di averlo veramente capito. Forse, con un piccolo sforzo — adesso che è praticamente impossibile — riusciremmo a dimostrare che eravamo nati per essere amici, culo e camicia. “
Vladimir Arsenijević, Sottocoperta, Mondadori (traduzione di Stefania Bertola, collana Omnibus), 1997¹; pp. 126-28.
[ Edizione originale:Â U potpalublju, 1994 ]
babbascione
ooooooooooo ti denuncio
dl tu
ok