29 dicembre 2022
Caro diario,
oggi è un giorno sospeso, uno di quei giorni che sanno tanto d'attesa, e ti senti perciò in sospensione.
Come lo è il venerdì per il sabato, oppure una qualsiasi antivigilia.
Ci si lascia alle spalle un anno di fatti e si aspetta la conclusione dell'anno solare.
Si tirano le somme, è tempo di farlo, di bilanci di classifiche e considerazioni; alla fine ci sono quelli veramente contenti, altri tutto sommato contenti e poi quelli scontenti.
Ma restiamo tutti sospesi.
Sospesi, come quella parola non detta, o ancora quel gesto non fatto, di un bacio mai dato. Che, chissà, avrebbero cambiato le sorti di un'amicizia, in una situazione di lavoro, di una amore appena nato.
Così sospesi ci troviamo spesso tra l'inquietudine e un fardello, niente attrezzi da fabbro, ma stati d'animo.
Altri sospesi tra le nuvole, equilibristi sulla linea di un sorriso, danzatori tra le pieghe di pensieri.
Penso all'usanza del caffè sospeso, dovremmo tutti lasciare un sorriso sospeso, per chi ne ha bisogno.
Quelli che non dovrebbero restare in sospeso sono i conti, perché alla fine si paga pegno. Il tempo è l'interesse sul prezzo, più tempo passa e più si rischia che tutto cada nel vuoto.
Alla fine si spera che dall'essere sospesi si possa prendere il volo, perché a restare sospesi nel vuoto prima o poi si cade, oppure si vola. E io, caro diario, vorrei tanto volare in alto. Oltre qualsiasi cosa, Senza limiti. Senza paure.












