"Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:"
aitanblog.wordpress.com/2022/03/08/ottomarzo
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"Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:"
aitanblog.wordpress.com/2022/03/08/ottomarzo

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se d’amore si muore, siamo morti noi:
siamo un romanzo d’appendice in atto: (anzi,
siamo un romanzo nazional-popolare, ma calibraticamente camuffato da romanzetto rosa): (anzi,
siamo un romanzo osè): (un rosè): (anzi, una coppia di vegeti, di vegetanti vecchietti,
torchiati nel torpido torchio delle nozze d’argento): (a un passo, a un pelo, appena,
da un romanzo nero): (siamo un romanzo rosso, quasi): e noi facciamo, parliamoci chiaro,
pena piena, e pietà
comunico le coordinate necessarie; torno da Como, è il 26
settembre, sono le 21,37, ho chiesto il conto al ristorante, prenderò il rapido
delle 21,50, e ti ho capito: è tutto:
perchè, per te, per me, non è possibile
sopportarla più oltre, questa ambivalenza insolubile, nel vino della vita che viviamo:
questa vita, anzi: (la vita): (annacquata, innacquata): e se ti dico e se ti scrivo che
non sono altro che un contemporaneo, a capirmi, a capirci, se va bene, abbiamo, in tutto
e per tutto, il 25% dei nostri eredi naturali, allo stato attuale delle cose:
così, con tanti auguri, ti aggiungo, poi, che noi
se d’amore si vive, siamo vivi
Edoardo Sanguineti
Se mi stacco da te, mi strappo tutto: ma il mio meglio (o il mio peggio) ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso.
nella mia vita ho già visto le giacche, i coleotteri, un inferno stravolto da un Doré, il colera, il mare, i marmi: e una piazza di Oslo, e il Grand Hotel des Palmes, le buste, i busti:
ho già visto il settemezzo, gli anagrammi, gli ettogrammi, i panettoni, i corsari, i casini, i monumenti a Mazzini, i pulcini, i bambini, Ridolini
ho già visto i fucilati del 3 maggio (ma riprodotti appena in bianco e nero), i torturati di giugno, i massacrati di settembre, gli impiccati di marzo, di dicembre: e il sesso di mia madre e di mio padre: e il vuoto, e il vero, e il verme inerme, e le terme
ho già visto il neutrino, il neutrone, con il fotone, con l’elettrone (in rappresentazione grafica, schematica): con il pentamerone, con l’esamerone: e il sole e il sale e il cancro, e Patty Bravo: e Venere, e la cenere: con il mascarpone (o mascherpone), con il mascherone, con il mozzocannone: e il mascarpio (lat:), a* manuscarpere
ma adesso che ti ho visto vita mia, spegnimi gli occhi con due dita, e basta.
Edoardo Sanguineti, Cataletto - 1982
scappo dalla mia vita (da te, cioè, che sei tu, la mia vita):
(se tutto questo ha così poco senso, che farci allora?): scappo in me,
scappo in te:
nel mondo tuo, nel mio:
(io che ho pensato, persino, una volta, che, dalla vita, ho avuto
tutto, avendo avuto te):
quando si arriva, c’è un grido: si dice tana: (è la fine, sul serio)
Edoardo Sanguineti

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La fine dell’Ottocento è un trasferimento di tante cose.
Sono convinto che uno degli aspetti che caratterizza il novecento sia il passaggio dalla sintassi al montaggio. Prima esistevano dei codici costruttivi che potevano essere più o meno violati, ma c’era una sorta di modello mutevole con una sua dialettica, un plot che reggeva le manifestazioni discorsive, comprese le poesie. A partire dal Novecento, ma solo marginalmente per l’influenza del cinema, saltano in aria i codici sintattici e si comincia a praticare l’idea che non esiste una sintassi ‘ben fatta’ che regge la comunicazione, ma che la comunicazione procede benissimo in presa con la realtà attraverso il montaggio di cose prefabbricate.
Edoardo Sanguineti
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
(Da La Ballata delle donne di Edoardo Sanguineti)
Petali che cadono
Sessanta lune: i petali di un haiku nella tua bocca. (Edoardo Sanguineti)