Cinquemila donne lavorano nelle serre della provincia siciliana. Vivono segregate in campagna. Spesso con i figli piccoli. Nel totale isolamento subiscono ogni genere di violenza sessuale. Una realtà fatta di aborti, “festini” e ipocrisia. Dove tutti sanno e nessuno parla
Molti credono che il mio paese sia il più bello del mondo. Non è vero, lo è se sei un turista, se ci vivi no. È vero esiste una differenza abissale tra Nord e Sud, ma in entrambe le zone vivere è dura, specie oggi. Gli italiani che vivono bene sono pochi fortunati, che per età, carriera e posizione geografica e sociale godono dei diritti che molti immaginano. Tutti gli altri si attaccano, specie in provincia, dove le istituzioni e le associazioni sono lontane e devi arrangiarti, in un modo o nell’altro. Vorrei i movimenti femministi in questi luoghi, li vorrei ad aiutare le ragazze che sono costrette a subire molestie per fare la stagione estiva e farsi qualche soldo. Non esiste una categoria peggio trattata della donna in Italia. Anche oggi nelle città considerate più avanzate becchi quello che ti fischia o ti stupra. Pezzi di carne, tutte da succhiare, fighe da scopare. Vengono trattate come pezzi di carne. Più sono isolate e più sono vicine all’essere macinate da una cultura maschilista che ancora imperversa.
L’altro giorno una ragazza rumena mi ha detto che noi italiani portiamo le ragazze in Italia per vendere i loro organi. Le ho risposto, scherzano che si, avevo un fegato e un cuore di ragazza rumena nel frigo e che non vedevo l’ora di venderli. Credo che non ci scherzerò più la prossima volta.



















