“PRAGA MAGICA”. ANGELO MARIA RIPELLINO.
“La città tutta si giace in tenebre e orrori. I glutinosi imbratti di creta ricorrono spesso a camuffamenti, mutandosi in microfoni occulti, in bisce, in furetti, in orecchi ciclopici, in fastellacci di incartamenti, in insetti kafkoidi. Asseriscono che è loro proposito ristorarci coi vezzi e coi proteggimenti, i dispensieri di aiuto fraterno, - ma in realtà sono pronti a straziarci con le unghie, a scatenare su di noi enormi rospi di latta, che hanno cingoli invece di zampe.
Qualunque parola tu dica, un bisbiglio, un ricordo, una tenerezza, essi registrano tutto su piccoli rulli invisibili: ogni tua frase servirà loro a montare contro di te immonde macchine di calunnie e di perdizione.
E perciò nelle case regna il silenzio, e si sente solo il raspare dei topi che hanno fiutato il galestro.
Eppure deve esserci una redenzione. Nulla si tiene quaggiú che non sdruccioli e cada. Ma quando?
La città vltavina è oggi immersa di nuovo nell’oblivione del sonno, sotto un torbido cielo non salutevole alla vita. E per le sue fogne, per le sue intercapedini, per le sue cripte strisciano occulti Mydlári. Città-Kiebitz, che può solo guardare passivamente il giuoco a carte degli altri sulla sua carne. Immenso emporio di corde e di canapi. Città dove, in ogni taverna, l’ombra sugnosa di un delatore, di un Bretschneider, tende l’udito al chiacchierio degli ubriachi, dei disperati. Città-strega con maschera disciplinare dalle orecchie asinesche e col giogo sul collo. Città in cui basta un bagliore di pensiero ribelle negli occhi, per essere scaraventati in sozze e spaventevoli carceri, in immonde catorbie, con pane ed acqua di tribolazione.
È curioso, sorella città, quanto più vogliono russificarti, tanto più odori di muffa absburgica.
La foltissima schiera di amici morti di crepacuore in questi anni mi dà però la certezza che Praga esista davvero. Ora che nuovamente vi regnano la dottrinaria arroganza e il poliziesco sopruso e la tautologica noia, non potrò più tornarvi.
Ora che vi si acquattano i soldati di Mosca, la grande prostituta con cui tutti i re della terra hanno fatto fornicazione (Apocalisse 17, 1-2), ora che alcuni zelanti lacchè vi si danno alle crapule mentre Cristo digiuna, non vi potrò più tornare. Ora che Praga è di nuovo, come gridò Marina Cvetàeva, più squallida di una Pompei, mi terranno lontano.
Ma oggi nemmeno un bisbiglio: troppi microfoni, troppe orecchie puntate.
Di nuovo piccoli giudici fatui, ambiziosi, corrotti imbastiscono, appigliandosi a cavilli ideologici, processi contro chi ardisca pensare.
Chi è di scena oggi? Soltanto aguzzini, pagliacci maligni, robot dello sfacelo, farisei, negromanti, coadiutori del tribunale di Satana.
Ma tutto questo è delirio, nebbia di un’inventiva malata, robaccia da untori.
Non avrà fine la fascinazione, la vita di Praga. Svaniranno in un baratro i persecutori, i monatti.
Fatti forza, resisti. Non ci resta altro che percorrere insieme il lunghissimo, chapliniano cammino della speranza”.
Angelo Maria Ripellino, Praga magica, 1973