l'enza dell'ente
deve esserci stato un cambio generazionale, nel corso degli ultimi tre-quattro lustri, o analogo avvenimento di netta cesura col passato, tra gli estensori/curatori dei manuali di analisi matematica - quelli che spiegano come si fanno gli studi di funzione. se una grandezza dipendente y varia aumentando all'aumentare di un'altra grandezza indipendente x, la si dice (monotòna) crescente; altrimenti (se y diminuisce al crescere di x) (monotòna) decrescente; giacché la proprietà di una funzione di crescere o decrescere è detta, in generale, monotonia. sicché tipicamente nei manuali si può trovare la richiesta "si studi la monotonia della funzione ecc", per dire: "figliuolo, dimmi dov'è che la funzia in questione cresce o decresce." tuttavia, negli ultimi tempi è diventato vieppiù facile imbattersi nell'obbrobriosa dicitura: "studiare la crescenza e la decrescenza della funzione". per tutti i numi, che fetenzìa: la leggo e sento puzza di piedini sudati e di formaggio molle - la crescenza, dico (proust e le sue madeleine ci fanno un baffo.) e penso: se qualcosa è lucente, brillante o scottante non diciamo che ha la lucenza, la brillanza né la scottanza. il morente ed il vivente non hanno morenza e vivenza; né il gaudente la gaudenza, né il garante la garanza o il pimpante la pimpanza. lo studente non ha studenza, il coprente la coprenza, il deludente la deludenza, il pesante la pesanza. per il corrente ed il seccante niente correnza né seccanza. certo, è vero: dante era sommo esperto di danza (però non è vero che il dente denza). con una lente si può dar fuoco ad una lenza. e se volete una figlia vincente, chiamatela vincenza. (ah che pazienza) da Giornale intimo di una fanciulla instabile, anonimo sec. xx (postilla: nella novella "Scialle nero" dalla raccolta "Novelle per un anno" di pirandello, ci sono due occorrenza del sostantivo repenza, correlato con repente, repentino: ad esempio nella frase "il cuore le balzava in petto e le batteva con tumultuosa repenza".)

















