Uh quanti libri!
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- Uh quanti libri! - esclamò Capolino entrando. - Già lei studia sempre… Romagnosi, Rosmini, Hegel, Kant… A ogni nome letto sul dorso di quei libri sgranava gli occhi, come se vi ponesse punti esclamativi sempre più sperticati. - Poesie! - sospirò don Cosmo, con un gesto vago della mano, socchiudendo gli occhi. - Come come? Don Cosmo, non capisco. Filosofia, vorrà dire. - Chiamatela come volete, - rispose il Laurentano, con un nuovo sospiro. - Da studiare, poco o niente: c'è da godere, sì, della grandezza dell'ingegnaccio umano, che su un'ipotesi, cioè su una nuvola, fabbrica castelli: tutti questi varii sistemi di filosofia, caro avvocato, che mi pajono… sapete che mi pajono? chiese, chiesine, chiesacce, di vario stile, campate in aria. - Ah già, ah già… - cercò d'interrompere Capolino, grattandosi con un dito la nuca. Ma don Cosmo, che non parlava mai, toccato giusto su quell'unico tasto sensibile, non seppe trattenersi: - Soffiate, rùzzola tutto; perché dentro non c'è niente: il vuoto, tanto più opprimente, quanto più alto e solenne l'edifizio.
L. Pirandello, I vecchi e i giovani [1913]. Scaricabile da LiberLiber.














