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Attachment Parenting
Non sono mamma, non ancora almeno, quindi, in teoria, l'argomento non dovrebbe toccarmi ma casualmente mi sono trovata a leggere degli articoli su una pratica educativa sulla quale si stanno stendendo chilometri di parole. Ovviamente, l'attenzione ha raggiunto il suo picco dopo un gesto mediatico "estremo" per i ben pensanti, cioè una copertina della famosa rivista TIME con una madre e figlio attaccato al seno, il figlio in questione ha però tre anni.
Le immagini estreme sono quelle che attraggono il pubblico di massa, pochi purtroppo si soffermano a leggere cosa c'è al di là dell'immagine. Io sono una curiosona e ho fatto una piccola ricerca per farmi un'idea ed ecco cosa ne ho ricavato.
Prima di tutto, l'immagine di per sè non ha nulla di scandaloso, almeno che non viviate in un mondo a parte dove non avete mai avuto contatti con il resto dei mammiferi. Eh sì, quella è una tetta. E quello è un bambino.
Per quanto riguarda l'"attachment parenting", la teoria è abbastanza interessante. A punti, sì, un pò estrema ma con una base alquanto logica. I punti fondamentali di questa teoria sulla crescita dei propri figli si basano sul fatto che, per quanto ci possiamo sentire degli esseri intellettualmente superiori, gli uomini sono dei semplici mammiferi e che fisiologicamente siamo costruiti in una maniera che naturalmente porta il corpo alle giuste risposte ai bisogni del bambino negli anni della prima e seconda infanzia.
L'attachment parenting, in pratica, si oppone alle idee secondo la quale si debbano abituare i bambini all'indipendenza già dall'età nella quale essi sono naturalmente dipendenti dal genitore, cioè quelle dell'insegnare al neonato che i suoi bisogni non troveranno sempre risposta abbastanza presto, trattenendosi dall'istinto naturale (e ormonale) della madre nei confronti del proprio cucciolo.
Quello che si propone, quindi, è un uso istintivo delle risposte naturali:
Il parto naturale, se la situazione non presenta problemi patologici, dovrebbe essere la scelta preferita, a discapito del cesareo fatto per semplice paura del dolore o scelte economiche dei medici (perchè ci guadagnano e si sa).
L'allattamento dal seno fino a quando il bambino ne sente il bisogno. Ed ecco qui la fotografia dello scandalo, il bambino in questione è ormai un toddler, praticamente ha ormai varcato la soglia della seconda infanzia, ha i denti ed è abbastanza cosciente nelle scelte alimentari (nei limiti di un bambino, ovviamente) ma si attacca ancora al seno. Arrivato ad un certo punto, in realtà, l'attaccarsi al seno è una questione di bonding tra figlio e madre, un atto di sicurezza per il cucciolo che, di solito, smette di farlo a suo termine quando si sente pronto.
Il contatto fisico è fondamentale. E si alimenta spesso anche con l'utilizzo dei marsupi per "portarsi appresso" il proprio bambino ovunque si vada in costante contatto.
L'educazione dolce. L'eliminazione dei regimi di punizione, sia essa restrittiva o corporale. L'insegnamento di qualcosa va fatto con l'esempio e la discussione, senza il bisogno di incutere timore per raggiungere l'obiettivo.
Per molti genitori questo tipo di educazione è considerato estremo, troppo incline all'attaccamento morboso e alla protezione. La cosa che mi ha affascinato, però, è il concetto di suggerimento. Per quanto ho appreso ascoltando le parole di Mayim Bialik, dottoressa in neuroscienza, attrice (Blossom e The Big bang Theory) e madre di due bambini, la diffusione del "Attachment Parenting" non ha fini di indottrinamento, lei stessa nel suo libro "Beyond the Sling" racconta la propria esperienza senza predicare nessun metodo miracoloso, bensì come diario di una madre che ha seguito delle tecniche più istintive. E, soprattutto, sottolinea che non tutti i genitori sono fatti per questo tipo di educazione, perchè richiede tempo e dedizione, cose che di questi tempi non si hanno neppure per crescere i propri figli.
Ovviamente, come ragazza senza esperienza nel campo, ho parlato con mia madre di questa corrente di pensiero, dire che non l'ha scandalizzata è dire poco. La risposta principale è stata "E come pensi che si siano sempre cresciuti i figli?".
L'allattamento, in tempi in cui i pediatri non si cercavano di far vendere più latte in polvere alle industrie, andava avanti fino anche ai tre anni, cosa che non scandalizza e che anzi si è sempre considerata più che benefica per il bambino. Per quanto riguarda le altre regole base, sia io che mia madre conveniamo sul fatto che un/a bambino/a che trova sicurezza e protezione all'interno della famiglia ha una sicurezza maggiore nell'intraprendere l'aspetto sociale, tra l'altro mia madre è più che convinta che i precoci distaccamenti e tentativi di rendere indipendenti i figli anche in età per definizione di completa dipendenza dall'adulto siano le principali cause dei rapporti sempre più difficili tra figli e genitori.
Ho scoperto, tra l'altro, che l'Attachment Parenting non è un tentativo di dare un senso scientifico alla mamma chioccia e al viziare i bambini. Nell'esperienza del Dr.Bialik, i bambini non sono a capo della casa, non sono dispotici e viziati, anzi hanno un rapporto di rispetto per i genitori molto più complice e fiducioso. Sono bambini socialmente attivi e intellettualmente stimolati, proprio perché vivono in un ambiente sereno e alla loro portata che li fa sentire sicuri nella famiglia. Rende quindi la casa un porto sicuro dalla quale prender slanci verso l'esterno.
A ricerche e riflessioni fatte ritengo, quindi, che lo scandalizzarsi sia un eccesso e solo una chiusura mentale verso ciò che siamo per natura. Gli essere umani sono mammiferi, per quanto ci possiamo affannare nel progresso tecnologico, siamo e resteremo sempre animali pensanti e l'istinto naturale sarà sempre il metodo più logico. Io lascio la mia mente aperta, se un giorno dovessi, si spera, diventare madre, vedrò in prima persona a cosa mi porterà il mio istinto e magari troverò un pò di tempo per raccontarlo.
Ad ognuno, ovviamente, la libertà di crescere i propri figli a proprio modo.