Episodio 4 - Le montagne russe
Questo è un piccolo aneddoto su cui mi ritrovo a riflettere parecchio ultimamente perchè è un chiaro esempio di come la realtà sia un punto di vista troppo spesso influenzato dalle esperienze personali che ognuno ricorda a modo suo. In breve la situazione è questa. Ognuno di noi interpreta i fatti, che siano vissuti direttamente o no, a modo suo, di certo le interpretazioni possono coincidere a volte, ma mai perfettamente e da qui si capisce che da qualche parte ognuno di noi inserisce certamente un fattore personale. Interpretiamo le cose secondo la nostra esperienza, la nostra conoscenza, le informazioni che abbiamo raccolto nel tempo la nostra istruzione e perchè no, anche secondo la nostra immaginazione, stima, previsione di quel che potrebbe essere, ma badate bene che anche la nostra immaginazione è limitata al confine ristretto di quello che noi siamo in grado di produrre con la nostra mente, quindi mai esisterà immaginazione che possa minimamente avvicinarsi alla realtà effettiva. Arriviamo qui alla festa di San Rocco, una festa prettamente italiana che si tiene tutt’ora nel New Jersey e che sarà arrivata alla centesima edizione o più. È una di quelle feste tipo patronali, ma un po’ più sentita e un po’ più grande, con mille cose da mangiare, da giocare, da comprare. Tiravano su una specie di luna park in cui coi miei prendevamo sempre la mela stregata e io ogni volta prendevo lo zucchero filato e mi facevano fare il tiro a segno, la pesca ai pesciolini, mi ricordo che andavano con un sacco di amici dei miei e loro erano sempre contenti, allegri, facevamo un sacco di cose alla festa di San Rocco. Ne ho un bel ricordo, tanto che ancora oggi in questi eventi prendo sempre lo zucchero filato e mi è rimasta una certa affezione per le feste dei santi, con le pesche di beneficenza e le bancarelle delle caramelle. Un ricordo che avevo ben chiaro nella mia mente era di quella volta che con mio padre salimmo su una di quelle giostre aeree, di quelle che ti fanno volare in ogni posizione e ti portano in alto a testa in giù e ti scuotono velocemente in un moto centrifugo e ti rigirano e hai le gambe penzoloni che mi son divertita da morire e pure mio padre. Mi piacque talmente tanto che da quel momento non ho più smesso di eccitarmi con le cose pericolose, soprattutto con le altezze, ho ben motivo di sospettare che per il mio quarantesimo (tra undici giorni ndr.) qualcuno stia organizzandomi il lancio col paracadute, se mi dici Gardaland mi batte il cuore all’impazzata di paura ed eccitazione. Ho il terrore, ma faccio parte della categoria che con il terrore si butta comunque per vedere se sopravvive alla morte. Dico, me lo ha insegnato papà, me lo ricordo che anche lui amava ste cose da batticuore, queste esperienza antigravitazionali, lui si era divertito come me, bellissimo! Ho preso da mio padre. Sono trentacinque anni che mi racconto sta cosa, è genetica, lo sprezzo del pericolo, la fermezza di stomaco, la mancanza di vertigini, io e mio padre uguali, per forza, mamma ha paura di tutto, io per forza di cose ho preso sta parte da mio padre che è un eroe. Insomma chiaro, fu lui a condurmi su questa via della perdizione, lui quando mi portò con sè su quella giostra del demonio su cui mi sono divertita da morire e che mi ha reso immortale. Ebbene, non si sa come non si sa perchè questa estate riprendiamo il discorso e mio padre mi informa che non è per nulla vero, lui s’era sentito male e non c’è voluto tornare mai più su una di quelle giostre infernali, mi ha portato solo perchè insistevo e alla fine s’è dovuto appoggiare ad un albero perchè gli erano venute le vertigini e voleva vomitare, mentre mamma lo soccorreva. E io la scena, me la ricordo benissimo, di papà accovacciato che si regge all’albero con i conati, mente mamma lo tiene cercando di dargli dell’acqua o non so cosa tenesse in mano. Me la ricordo vividamente e ricordo anche che sarei voluta tornare a fare un giro, ma mi resi conto che mio padre era fallibile e dovevo preservarlo da quell’esperienza. Lui continuò a portarmi alle giostre, ma non venne mai più con me e questa estate mi disse che non di certo la sete di emozioni fisiche forti è discendenza sua o di mia madre, sicuramente hai preso da tuo zio Eugenio che faceva le gare con la mustang e dovevo andare a recuperarlo in commissariato ogni volta che lo beccavano. Eppure io mi ricordavo così.









