L'Alta via dei Monti Liguri in MTB
Comincerò avvertendovi che chiunque vi dica che questa avventura è fattibile e piacevole ve lo sta infilando sotto la coda. Io e il Piteco Jack c’abbiamo provato a giugno del 2011 e vi possiamo assicurare che è un vero e proprio massacro. Fortunatamente ho riesumato un piccolo diario con sopra tutte le indicazioni, in modo che possiate starne alla larga.
1° giorno (23 giugno 2011)
siamo giunti a La Spezia in treno, armati di bici, zaini da trekking carichi di cibo e molto poco buonsenso (elemento caratterizzante della maggior parte dei nostri viaggi). In sella ai nostri amati destrieri abbiamo raggiunto Ceparana, che dista 11 km, con un percorso di oltre 30 km, perchè il caro Jack non voleva comprare una carta accurata della zona e, senza capire come, siamo finiti in tangenziale con le bici. e con questo abbiamo concluso la parte divertente.
infatti, da lì l’Alta via inizia con un sentiero CAI stretto e tortuoso, con un dislivello tale che se scendevamo dalle bici e iniziavamo ad arrampicare avremmo fatto meno fatica; 500 metri di dislivello in un tragitto di 13 Km, fatti in un torrido mezzogiorno di giugno, sotto il sole, spingendo le bici cariche di cibo, vettovaglie, tenda e vestiti… Ve la auguro tutta.
Così siamo arrivati a Passo Solini (530m) e da lì abbiamo raggiunto Passo Alpicella (710m): qui in zona si trova un agriturismo molto carino ed economico, pieno di gente ospitale che c’ha accolto e offerto riparo nel loro giardino.
Dopo un lungo pit-stop per un cambio gomma bucata, nel quale il meccanico Jack mi ha perso un pezzo del freno posteriore, che da allora è tenuto insieme dalla forcina del sacchetto del pane, in 10 km abbiamo raggiunto I Casoni (900m) e da lì ci siamo spinti fino a passo del Rastrello (1204m) per altrettanti km, poi siamo scesi a passo Calzavitella (892m) dopo altri 7 km. Qui abbiamo preso una strada che si è rivelata impraticabile senza dover spingere le bici, lunga 4 km e con 300m di dislivello, che abbiamo poi ripercorso a ritroso per tornare al passo, dove abbiamo pernottato in un alberghetto.
3° giorno
la discesa verso Levanto non presenta alcun tipo di difficoltà, ma il problema è proprio il punto di arrivo: Levanto. definita dai locali come “The slow city”, la città non offre ai Pitechi alcun tipo di attività, se non quella di tirarsi la coda a vicenda.
Tuttavia due primati ottusi come me e Jack non si possono dare per vinti, così abbiamo passato i successivi 2 giorni a tuffarci dagli scogli, importunare i bagnanti e scollare le patelle dalle rocce per poi preparare una gustosissima cena a base di molluschi di mare, la quale ha provocato a entrambi danni intestinali e cerebrali
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