MOLA MIA
Non mollare
Con i flash mob avete suonato, cantato, scherzato, applaudito, ballato e fatto tante dirette video dalle terrazze e dai balconi.
Qui a Bergamo la partecipazione è stata notevolmente ridotta non per mancanza di spirito o perché popolo serio e incapace di farsi una risata.
No. Qui a Bergamo e il suo hinterland sono pochissime le persone che non hanno avuto una persona morta per il covid-19 tra i familiari, o tra i parenti o le amicizie/conoscenze.
Per alcuni di noi uscire a "far festa" quando hai impresso nome e cognome di una persona che giace in una fredda bara aspettando di essere cremata, senza saluto dei parenti, non ce la sentiamo.
Senza aver avuto il conforto di un compagno o figlio prima di esalare l'ultimo respiro. No proprio non ci riusciamo in questo momento.
Abbiamo altri nomi e cognomi in terapia intensiva che speriamo se la cavino. Abbiamo altri nomi e cognomi a noi cari, carissimi, che temiamo che domani siano strappati a noi per andare in terapia intensiva.
Con buone probabilità di non rivederli più. Una mamma, un papà, uno zio o zia, dei nonni, dei fratelli o sorelle. Tutti a rischio.
Questo vuol dire essere al centro di un focolaio.
Chi canta e balla non c'è ancora dentro e gli auguriamo di non arrivarci mai.
Chi comunque esce e pensa a non rinunciare a nulla, a non stare in casa, o che sia invincibile non ha ancora un vero parente in fin di vita. Oppure è un grande egoista.
Non giudicate la gente di Bergamo caparbia, laboriosa, che sa essere generosa e che sa anche ridere e sorridere.
Non giudicatela, in questo momento è in lutto ma nello stesso tempo sta lottando contro un virus letale che non risparmia più nessuno.
Torneremo a cantare anche qui, quando tutto finirà.
Quando capiremo che tutti in questa Nazione avranno fatto il loro dovere per sconfiggere questa calamità virale.
Quando non ci sentiremo più soli.
Per adesso Bergamo non mollerà, non indietreggerà di un metro e non concederà più terreno a questo microscopico bastardo.















