*slaps two pears together* oh yeah reverse mitosis

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Con “mitosi” in medicina si indica il processo di riproduzione asessuata degli organismi eucarioti grazie al quale da una singola cellula diploide si formano due cellule figlie diploidi…
Il famoso processo di "miciosi" #igatticonquisterannoilmondo #mitosi #sdoppiamento #gattino #instacats https://www.instagram.com/p/B9b7ZPGAw8m/?igshid=14f5p56fpupwq
Mitosi Senza battere ciglio guardando oltre lenti enormi sfregiate e sporche oltre amplessi di fuoco oltre le cantine…
#Eredità #genitoriale #ciclocellulare: la #mitosi http://il-piaceredisapereche.blogspot.it/2017/09/eredita-genitoriale-ciclo-cellulare-la.html?m=1

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[…] si verifica uno stato di desiderio quando da uno stato di soddisfazione si passa a uno stato di crescente soddisfazione e quindi, subito dopo, a uno stato di insoddisfacente insoddisfazione cioè di desiderio. Non è vero che lo stato di desiderio si verifica quando manca qualcosa; se qualcosa manca, pazienza, se ne fa a meno, e se è una cosa indispensabile facendone a meno si fa a meno d’esercitare una qualche funzione vitale, e quindi si procede rapidamente verso una sicura estinzione. Voglio dire che su di uno stato di mancanza puro e semplice non può nascere nulla, nulla di buono e neanche nulla di cattivo, soltanto altre mancanze fino alla mancanza della vita, condizione notoriamente né buona né cattiva. Ma uno stato di mancanza puro e semplice non esiste, che io sappia, in natura: lo stato di mancanza si sperimenta sempre in contrasto con un precedente stato di soddisfazione, ed è sullo stato di soddisfazione che cresce tutto quello che può crescere. E non è vero che uno stato di desiderio presupponga necessariamente un qualcosa di desiderato; il qualcosa di desiderato comincia ad esserci solo una volta che c'è lo stato di desiderio; non perché prima quel qualcosa non era desiderato ma perché prima chi sapeva che c'era?, quindi una volta che c'è lo stato di desiderio e proprio il qualcosa che comincia a esserci, qualcosa che se tutto va bene sarà il qualcosa desiderato ma che potrebbe restare un qualcosa e basta per mancanza del desiderante il quale nel desiderare potrebbe anche cessare d'essere, come nel caso in questione dell'«innamorato da morire», che ancora non si sa come può andare a finire.
Priscilla, Mitosi. Ti con zero, Italo Calvino
E quando dico "innamorato da morire", - proseguì Qfwfq, - intendo qualcosa di cui voi non avete un'idea, voi che pensate che innamorarsi di un'altra persona, o cosa, o cosa diavolo, insomma io sono qui e ciò di cui sono innamorato è là, cioè una relazione connessa alla vita di relazione, invece io vi parlo di prima che mi mettessi in relazione con niente, c'era una cellula e quella cellula lì ero io, e basta, ora non guardiamo se lì intorno ce n'erano anche delle altre, non importa, c'era quella cellula lì che ero io ed è già tanto, una cosa così basta e avanza a riempirti la vita, appunto di questo senso di pienezza volevo parlare, pienezza non dico del protoplasma che avevo, che pur essendo cresciuto in proporzioni notevoli non era comunque niente di eccezionale, si sa che le cellule sono piene di protoplasma se no di cosa volete che siano piene, io parlo di un senso di pienezza diciamo se permettete la parola aperte le virgolette spirituale chiuse le virgolette, cioè il fatto della conoscenza che quella cellula lì ero io, era questa coscienza la pienezza, era questa pienezza la coscienza, una cosa da non lasciarti dormire la notte, una cosa da non star più nella pelle, cioè appunto la situazione che dicevo prima dell' "innamorato da morire".
I. Calvino - Mitosi; da Tutte le Cosmicomiche
Mitosi
Ci sono cose che esistono e funzionano nonostante noi e sono le cose veramente importanti. Una di queste è la rigenerazione. Prendete per esempio, le nostre cellule. In ogni momento, milioni di cellule nel nostro corpo sono in fase di mitosi per ricostituire le cellule che muoiono. È un normale turnover. È natura, è scienza, è certificazione riconosciuta di vita. Non occorre essere una cima in biologia - e io non lo sono mai stato (sic!) - per accorgersi che i processi di rigenerazione poggiano nella loro affascinante complessità su un unico basilare concetto. Ciò che si guasta fa in modo che ci sia un nuovo arrivato e quindi si autoelimina.
Più o meno, funziona così anche quando siamo noi a sentire che c’è una rigenerazione emotiva in atto. Un sentimento consumato, sfinito, offeso, illuso o sconfitto spurga, si espelle o raggiunge il momento in cui si trascina in esilio per cedere il suo posto ad uno nuovo. Sono biologia anche le emozioni e non dovremmo contrastarne la loro levatura scientifica. Abbiamo degli ancestrali checkpoint mitotici che non prevedono un sistema di garanzia della qualità di ciò che ci aspetta, non funzionano tramite una catena di montaggio che ci assicura una giusta composizione o, più in generale, compostezza. Spesso facciamo l’errore di soffermarci a cercare di interpretare il sequenziamento del nostro DNA emozionale, tragedie e trionfi precedentemente registrati con la dovizia di un casellario giudiziario, bramosi di determinare l'esatta struttura primaria della prossima storia per non precipitare nei nostri petti spiegati, voltando le spalle all'inaspettato, senza prendere parte ad un esperimento di esito incerto.
Ma non possiamo governare la matematica dell'amore, che ti piomba addosso con il rigore scientifico di un acquazzone estivo o ti scoppia in bocca con la casualità naturale di una fragorosa risata; che è combinazione chimica, crittografata manco fosse l’ingrediente segreto della coca cola; che vanta un assioma intuitivo secondo cui veniamo opzionati - non possiamo opzionare.
E’ vero, ci siamo già sputtanati se non ci accorgiamo di azionare le emozioni pigiando i tasti sbagliati. Di fare faccine, digitate, e di respirarci sempre meno sul volto. Di affidarci, maldestri, a meccanismi selettivi basici che non ci allacciano, a sistemi di matching che nulla hanno a che fare con l'irresponsabilità dei sentimenti per poi finire a schizzarci addosso come una motosega che impazzisce tra le mani schegge di storie - non storie - che lasciamo entrare nelle dita, facciamo scorrere liberamente nei canali del nostro sangue fino a che non ci infettano e ci ammalano.
E allora ci prescriviamo un'altra, ulteriore, persona, quasi che le persone fossero rimedi pronti per essere assunti quando si sta veramente peggio o ci si sente inequivocabilmente soli - ogni tanto e a dosi omeopatiche oppure senza regole e compulsivamente, a seconda di quanto male stiamo messi. Il tempo che poi consacriamo al doverci disinfettare, lo avremmo potuto impiegare a giocare all'innamoramento come fanno i bambini che sono impavidi, irresponsabili e avventati perché non sono ancora stati feriti. E se lo sono stati, tornano a giocare perché è troppo bello e tutto quello che fanno, loro lo devono “combinare”. Ma mica lo fanno apposta come un biologo o un chimico, addirittura no, alla fine non sono stati neanche loro a combinarlo. E’ sempre colpa di qualcun altro. Di un incantesimo.