un vero slancio d’amore generale, dando inizio al concetto di spazio
seen from T1
seen from Brazil
seen from Poland
seen from France

seen from Malaysia

seen from Maldives

seen from Maldives
seen from Russia
seen from China
seen from Singapore

seen from Russia
seen from Russia

seen from Malaysia
seen from Japan
seen from Germany

seen from Sweden

seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from United Kingdom
seen from China
un vero slancio d’amore generale, dando inizio al concetto di spazio

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Fu una batosta dura per me. Ma poi, che farci? Continuai la mia strada, in mezzo alle trasformazioni del mondo, anch'io trasformandomi. Ogni tanto, tra le tante forme degli esseri viventi, incontravo qualcuno che «era uno» più di quanto io non lo fossi: [...]. Tutti costoro avevano qualcosa, lo so, che li rendeva in qualche modo superiori a me, sublimi, e che rendeva me, in confronto a loro, mediocre. Eppure non mi sarei mai cambiato con nessuno di loro.
precarietà
Perché nonostante la certezza che il tutto fosse il nostro ambiente naturale, era pure vero che eravamo venuti su dal niente, che c'eravamo appena sollevati dalla nullatenenza assoluta, che solo un tenue filo spazio-temporale ci divideva dalla precedente condizione sprovvista d'ogni sostanza ed estensione e durata. Erano sensazioni di precarietà, rapide ma acute, che mi prendevano, come se questo tutto che cercava di formarsi non riuscisse a nascondere la sua fragilità intrinseca, il fondo di vuoto a cui potevamo ritornare con la stessa rapidità con cui ce n'eravamo distaccati. da I. Calvino, Il niente e il poco, in Cosmicomiche nuove
(insomma, un po' come quando si è felici: ma subito lo si è già un po' meno perché si teme che presto si potrebbe non esserlo già più - mannaggia al divenire)
dare
L'estinzione della nostra specie è certo una prospettiva triste, ma piangervi sopra non è che una ben vana consolazione, come recriminare una morte individuale. [...] Cosa sarà il genere umano al momento dell'estinzione? Una certa quantità di informazione su se stesso e sul mondo, una quantità finita, dato che non potrà più rinnovarsi e aumentare. Per un certo tempo, l'universo ha avuto una particolare occasione di raccogliere ed elaborare informazione; e di crearla, di far saltar fuori informazione là dove non ci sarebbe stato niente da informare di niente: questo è stata la vita sulla Terra e soprattutto il genere umano, la sua memoria, le sue invenzioni per comunicare e ricordare. La nostra organizzazione garantisce che questa quantità di informazione non si disperda [...] E nello stesso tempo sarà suo scrupolo fare come se non ci fosse mai stato tutto ciò che finirebbe per impasticciare o mettere in ombra altre cose più essenziali, cioè tutto quello che anziché aumentare l'informazione creerebbe un inutile disordine e frastuono. L'importante è il modello generale costituito dall'insieme delle informazioni, dal quale potranno essere ricavate altre informazioni che noi non diamo e che magari non abbiamo. Insomma non dando certe informazioni se ne danno di più di quante non se ne darebbe dandole. da I. Calvino, La memoria del mondo, in Altre storie cosmicomiche
le conchiglie e il tempo
Adesso è chiaro che la fabbricazione del tempo consisteva proprio nella sconfitta dei nostri sforzi di fabbricarlo: solo che non avevamo lavorato per noi ma per voialtri. Noi molluschi, che per primi abbiamo avuto l'intenzione di durare, abbiamo regalato il nostro regno, il tempo, alla più volubile razza di abitanti del provvisorio: l'umanità, che se non era per noi non le sarebbe mai venuto in mente. Lo spaccato della crosta terrestre ha dovuto far riaffiorare i nostri gusci abbandonati cento trecento cinquecento milioni di anni prima, perché la dimensione verticale del tempo si aprisse a voi e vi liberasse dal giro sempre ripetuto della ruota degli astri in cui continuavate a incasellare il corso del vostro esistere frammentario. Non dico, una parte di merito l'avete anche voi, quel che c'era scritto tra le righe del quaderno di terra siete voi che avete saputo leggerlo, (ecco che uso la solita metafora vostra, la roba scritta, di lì non si scappa, è la prova che siamo nel vostro territorio, non più nel mio), siete riusciti a compitare i caratteri stravolti del nostro balbettante alfabeto sparpagliato tra intervalli millenari di silenzio, ne avete tirato fuori tutto un discorso filato, un discorso su di voi. Ma dite, come ci avreste letto, là in mezzo, se noialtri, pur senza saper cosa, non ci avessimo scritto, ossia se noi, sapendolo bene, non avessimo voluto scrivere, (continuo con le vostre metafore, visto che ci sono), segnare, essere segno, rapporto, relazione di noi ad altri, cosa che essendo com'è in sé e per sé accetta d'essere altro per altri... Qualcuno doveva pur cominciare: non tanto a fare, quanto a farsi, a farsi cosa, a farsi in ciò che faceva, a far sì che tutte le cose lasciate, le cose seppellite, fossero segni d'altro, l'impronta delle spine del pesce nell'argilla, le foreste carbonizzate e petrolifere, la zampata del dinosauro del Texas nel fango del Cretaceo, i ciottoli scheggiati del Paleolitico, la carcassa del mammuth ritrovato nella tundra della Bereskova con tra i denti i resti dei ranuncoli brucati dodicimila anni fa, la Venere di Willendorf, le rovine d'Ur, i rotoli degli Esseni, la punta di lancia longobarda spuntatasi a Torcello, il tempio dei Templari, il tesoro degli Incas, il Palazzo d'Inverno e l'Istituto Smolnij, il cimitero delle automobili... A partire dalle nostre spirali interrotte avete messo insieme una spirale continua che chiamate storia. Non so se avete tanto da stare allegri, non so giudicare; questa cosa non mia, per me questo è solo il tempo-impronta, l'orma della nostra impresa fallita, il rovescio del tempo, una stratificazione di resti e gusci e necropoli e catasti, di ciò che perdendosi si è salvato, di ciò che essendosi fermato vi ha raggiunto. La vostra storia è il contrario della nostra, il contrario della storia di ciò che muovendosi non è arrivato, di ciò che per durare si è perso: la mano che modellò il vaso, gli scaffali che bruciarono ad Alessandria, la pronuncia dello scriba, la polpa del mollusco che secerneva la conchiglia... da I. Calvino, Le conchiglie e il tempo, in Altre storie cosmicomiche

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
grandi, grandi pulizie
Secondo le teorie più recenti, la Terra in origine sarebbe stata un piccolissimo corpo freddo che si sarebbe poi ingrandito inglobando meteoriti e polvere meteorica. Dapprincipio ci illudevamo di poterla tener pulita - raccontò il vecchio Qwfwq, - dato appunto che era piccola e si poteva spazzare e spolverare tutti i giorni. Di roba certo ne veniva giù una quantità: si sarebbe detto che in questo suo girare la Terra non avesse altro scopo che raccogliere tutta la polvere e la spazzatura librate nello spazio. Ora è diverso, c'è l'atmosfera, voi guardate il cielo e dite: oh com'è terso, oh com'è puro; ma dovevate vedere quel che volava sulle nostre teste quando il pianeta seguendo la sua orbita incappava in una di quelle nuvole meteoriche e non riusciva ad uscirne. Era una polvere bianca come naftalina, che si depositava in granelli minuti, e alle volte in schegge più grandi, cristalline, come se dal cielo fosse andato giù in frantumi un lampadario di vetro, e in mezzo si trovavano anche ciottoli più grossi, pezzi sparsi d'altri sistemi planetari, torsoli di pera, rubinetti, capitelli ionici, vecchi numeri dell'"Herald Tribune" e del "Paese Sera": si sa che gli universi si fanno e si disfanno ma è sempre lo stesso materiale che gira. [...] vedevamo un oggetto avvicinarsi dalle profondità dello spazio, svolazzando come un uccello - poi magari era una calza - o navigando con un lieve beccheggio - come una volta un pianoforte a coda -, arrivare fino a mezzo metro da noi e, niente, continuava la sua traiettoria senza averci sfiorato [...] da I. Calvino, I Meteoriti, in Altre storie cosmicomiche
una conchiglia
fare, volevo fare, e considerando che non avevo mai fatto nulla né pensato che si potesse fare nulla, questo era già un grande avvenimento. Così incominciai a fare la prima cosa che mi venne, ed era una conchiglia. [...] come a uno gli viene in mente di fare un'esclamazione che potrebbe benissimo anche non fare eppure la fa, come uno che dice "bah!" oppure "mah!", così io facevo la conchiglia, cioè solo per esprimermi. da I. Calvino, La spirale, in Le cosmicomiche
un bel vivere (spirale, pt. 2)
Come me quand'ero attaccato a quello scoglio, volete dire? - domandò Qwfwq, - con le onde che salivano e scendevano, e io fermo, piatto piatto, a succhiare quel che c'era da succhiare e a pensarci sopra tutto il tempo? [...] Forma non ne avevo, cioè non sapevo d'averne, ossia non sapevo che si potesse averne una. Crescevo un po' da tutte le parti, come vien viene: se è questo che chiamate simmetria raggiata, vuol dire che avevo la simmetria raggiata, ma per la verità non ci ho mai fatto attenzione. [...] Ogni tanto mi prendevano delle fantasie, questo sì; per esempio, di grattarmi sotto le ascelle, o d'accavallare le gambe, una volta anche di lasciarmi crescere i baffi a spazzolino. [...] Ma dato che non avevo forma mi sentivo dentro tutte le forme possibili, e tutti i gesti e le smorfie e le possibilità di far rumori, anche sconvenienti. Insomma, non avevo limiti ai miei pensieri, che poi non erano pensieri perché non avevo un cervello in cui pensarli, e ogni cellula pensava per conto suo tutto il pensabile tutto in una volta, non attraverso immagini, [...] ma semplicemente in quel modo indeterminatodi sentirsi lì che non escludeva nessun modo di sentirsi lì in un altro modo. Era una condizione ricca e libera e soddisfatta, la mia d'allora, tutto il contrario di quel che voi potete credere. Ero scapolo (il sistema di riproduzione d'allora non richiedeva accoppiamenti neppure temporanei), sano, senza troppe pretese. Quando uno è giovane, ha davanti a sé l'evoluzione intera con tutte le vie aperte, e nello stesso tempo può godersi il fatto d'esser lì sullo scoglio, polpa di mollusco piatta e umida e beata. Se si paragona con le limitazioni venute dopo, se si pensa a quello che l'avere una forma fa escludere di altre forme, al tran-tran senza imprevisti in cui a un certo punto ci si finisce per sentire imbottigliato, ebbene, posso dire che allora era un bel vivere. da I. Calvino, La spirale, in Tutte le cosmicomiche