“Tranne che per quelli che sono indiscutibili nomi propri (Anna, Buridano, Lettonia) l’uso della maiuscola in italiano offre molte zone d’ombra perché ragioni grammaticali (in particolare il confine non sempre netto tra ‘nome proprio’ e ‘nome comune’) s’intrecciano con ragioni ideologiche più o meno consapevoli”.–Luca Serianni
“Per me la Crusca, i Lincei continuano ad appartenere alla vigente categoria delle accademie, come l’università di Pavia a quella delle università, come l’avvocato Tal dei Tali a quella degli avvocati, e l’Italia alla categoria delle nazioni, senza che accademia, università, avvocato, nazione diventino nomi propri, cambiando sostanza e valore, come fanno per istituto i nomi propri; come accade, per fare un esempio famoso, quando si designa (anche da studiosi e critici) con l’iniziale maiuscola quel personaggio che Manzoni si ostina a designare con la minuscola (l’innominato) perché senza nome è e deve restare. Non è infine questione di ortografia; è questione di sentimento della lingua, lecitamente diverso”.–Giovanni Nencioni
In tutti i casi in cui la grammatica permette di scegliere tra iniziale maiuscola e minuscola, per ragioni grafiche e filosofiche Internazionale preferisce la minuscola:
l’oceano Pacifico, il monte Bianco, la val Brembana, l’isola d’Elba, il rio delle Amazzoni
gli antichi greci, i sumeri, i rohingya, i cheyenne
il settecento (il secolo), gli anni settanta, il sessantotto (l’anno)
l’illuminismo, il medioevo, il pleistocene
la seconda guerra mondiale, la rivoluzione francese, la shoah, l’olocausto
la mafia, la ’ndrangheta, cosa nostra, la sacra corona unita
la cattedra di storia moderna
la chiesa cattolica, il papa, il dalai lama
il presidente del consiglio, il parlamento (nei paesi stranieri: il congresso), la corte di cassazione (la corte suprema), il ministero e il ministro dell’interno
l’iva (l’imposta), il pil
piazza Navona, via Garibaldi (la 59ª strada, King’s road, boulevard des Italiens), ponte Milvio (pont Saint-Michel, il Tower bridge)
È una scelta arbitraria e non necessariamente condivisibile. Ma rende la pagina più pulita.
Anche se la preferenza per le minuscole è netta, questo non permette, però, di risolvere tutti i dubbi: scriveremo isole Vergini, quando si parla dell’arcipelago; ma Isole Vergini britanniche quando serve usare il nome ufficiale del territorio d’oltremare del Regno Unito. E così, scriveremo università di Firenze, a meno che non serva indicare il nome ufficiale: Università degli studi di Firenze.
In casi come questi le scelte dipendono dal contesto e sono affidate ai redattori.
In ogni caso il sovrapporsi di oscillazioni permesse dalla grammatica e vecchie abitudini (dei giornali in generale e della redazione in particolare) lascia delle incongruenze: sud d’Italia, Nordeuropa, Europa dell’est, America Latina, sudest asiatico, Medio Oriente.
Si tratta, in fondo, di incongruenze minuscole (ops), perciò pazienza. E poi evitare di standardizzare tutto è un buon esercizio di elasticità mentale, che non fa mai male. Costringe ogni volta a chiedersi perché sono state fatte certe scelte. A volte è faticoso, ma allena al dubbio (vabbè, forse questo è un dubbio insignificante, ma sempre dubbio è).
Ovviamente, per conciliare l’esercizio dello spirito critico con la necessità di avere un giornale ordinato e leggibile, qualunque accenno di anarchia viene osteggiato con garbata fermezza, ma a giorni alterni.