Da qualche settimana sugli autobus di Roma si vedono spesso dei manifesti su cui c’è scrito:
“Odio chi non parteggia.
Odio gli indifferenti.”
Io amo R♥︎ma.
E tu?
Il cuore che sta al posto della o di Roma è rosso e bianco, o meglio racchiude dei quadratini rossi in campo bianco, dei quadratini sparsi che non si capisce bene cosa siano. Forse sono i palazzi di Roma, ma dato che il manifesto fa pubblicità a un ricco costruttore edile che vuole fare il sindaco di una città devastata dal cemento probabilmente mi sbaglio: sarebbe una gaffe clamorosa e qualcuno l’avrebbe già notata.
La citazione iniziale si chiude con un punto messo all’interno delle virgolette, come fanno ormai molte case editrici italiane (e anche Tumblr). Credo che sia un’abitudine importata dall’inglese americano e personalmente la trovo fastidiosa, ma è sempre più diffusa e perciò pazienza. In ogni caso non è la cosa più fastidiosa di quei manifesti.
I manifesti fanno parte della campagna elettorale dell'aspirante sindaco di Roma Alfio Marchini. Una campagna cominciata con largo anticipo, visto che ancora non si sa quando ci saranno le amministrative romane.
Marchini, che si considera un moderato, ha scelto uno slogan che contiene due volte la parola odio e una la parola amo. Per di più l'odio è rivolto alle persone (gli indifferenti) e l'amore a una cosa o a un'astrazione (una città). Ma anche se avesse odiato l'indifferenza invece degli indifferenti non sarebbe stato un gran miglioramento. Perché è questa la cosa fastidiosa: uno slogan politico basato sul verbo odiare.
Non è proprio quello che ci si aspetterebbe da chi vuole guidare una comunità. A meno che non voglia guidare una comunità di ultrà molto poco sportivi in una rissa allo stadio. Ma in questo caso dove sarebbe il moderato?
Chissà se chi cura questa campagna elettorale si rende conto della contraddizione o se la contraddizione è una scelta, come sembra dai tweet di Marchini.
Il candidato per Roma lo scelga il popolo dei moderati. Semplificheremo la vita ai romani. https://t.co/VdZ1uNE5pt
— Alfio Marchini (@Alfio_Marchini)
.@romafaschifo "estremismo del buon senso" questo vuol dire. E la campagna usando frase non tenera...di Gramsci è una chiamata alle armi!
— Alfio Marchini (@Alfio_Marchini)
Una chiamata alle armi per il popolo dei moderati, con l’estremismo del buon senso di una frase non tenera. Mah.
Comunque, come spiega lo stesso aspirante sindaco la "frase non tenera" è stata presa da un testo di Antonio Gramsci, anche se il suo nome è praticamente invisibile nei manifesti (questa invisibilità l'ha già sottolineata Andrea Cortellessa su Alfabeta2).
Per la precisione, da un articolo scritto nel 1917.
L'articolo era intitolato "Gli indifferenti" e apparve nella Città futura, numero unico di una rivista che restò solo un progetto, ed era rivolto ai giovani, "i veliti leggeri e animosi dell'armata proletaria". L'obiettivo della pubblicazione era "ricominciare una tradizione tutta italiana, la tradizione mazziniana rivissuta dai socialisti", spiegava Gramsci. A proposito di contraddizioni, anche qui in effetti c'è qualcosa che non torna.
Alcuni anni più tardi, infatti, a proposito di quel periodo della sua vita, Gramsci scrisse che "in quel tempo” era “tendenzialmente piuttosto crociano". Insomma, una volta raggiunta la maturità politica, si rese conto che da ragazzo aveva mescolato un po' di cose contrastanti, come il materialismo e l'idealismo, e la sua sintesi non era stata delle migliori.
Ricapitolando: Gramsci da ragazzo scrisse delle cose.
Poi si rese conto che non erano un granché.
E oggi qualcuno ha scelto proprio una di quelle cose per farsi pubblicità.
Dunque chi si fa pubblicità ci vuole dire che… non è un granché? No, anche qui c'è qualcosa che non torna.
Non so bene chi ha riscoperto per primo "Gli indifferenti" di Gramsci negli ultimi anni, ma nel marzo del 2011 Chiarelettere ha pubblicato una raccolta di testi gramsciani che comprendeva l'articolo della Città futura ed era intitolata proprio Odio gli indifferenti.
L’articolo del 1917 si chiudeva così: “Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Marchini ha tolto il "sono partigiano", probabilmente perché altrimenti avrebbe dovuto spiegare da che parte sta, di quale parte sociale è partigiano. Si limita a odiare. E per usare un mozzicone di pensiero altrui senza contesto ha dovuto togliere anche il perciò, trasformando la conclusione del lungo discorso gramsciano in un’esternazione emotiva tanto assertiva quanto generica e sconclusionata.
Così una frase di uno dei più grandi intellettuali italiani, scritta un secolo fa, al tempo della rivoluzione russa, quando la prima guerra mondiale durava da mesi, una frase scritta da un giovane socialista di 26 anni che sperava nella rivoluzione proletaria mescolando ancora marxismo e idealismo crociano, prima che il suo antifascismo e il suo non essere indifferente lo portassero in carcere e alla morte, quella frase, tolta dal suo contesto e ridotta a un sms, è stata presa da un imprenditore brizzolato e trasformata in uno slogan che sembra fare la caricatura a un capo ultrà.
Questa campagna elettorale romana comincia male, ancora prima di cominciare.