La credenza che per parlare un buon Itagnolo basti aggiungere una "s" in fondo alle parole è solo parzialmente vera. Mica si può parlare solo al plurale. Mentre provo a studiare in ostello ho quindi deciso di riportare quelle che mi sembrano le parole più significative e le curiosità più interessanti. Spero vi siano d'aiuto, almeno per un weekend a Ibiza dovreste essere apposto. Parole essenziali: Hola - buenas - mucho gusto - tu eres hermosa - vale - està bien - chao; Hombre - hermano - chica - vieja(vecchia) - muchachos - demasiada gente(troppa gente) Hamburguesa - Papas fritas - pollo rico y arroz(riso) - mucha salsa - està riquisimo(è buonissimo) - gracias; Futbol - equipo - partido - ganar&perder - de puta madre(dibbrutto) - que mierda; Viernes - sabado - domingo - esta noche - fiesta loca - emborracharse(ubriacarsi) - resaca(hangover) Curiosità: Non ci si spiega come, nella comune influenza latina che vede lo spagnolo come il fratello sempliciotto dell'italiano, l'aggettivo "alto" sia stato travisato in "largo", portando inevitabile confusione in questo magnifico simposio linguistico. Anche "salida", cioè "uscita", è un bel falsone, in coppia con il verbo "subir", "salire", portano ad una buona quantità di fraintendimenti. Per dire "un paio" si usa l'espressione "un par", come i più stilosi di voi già fanno da anni, e quindi: un par de cervecas, un par de dias, un par de balotas. Lavandino si dice "fregadero" letteralmente "strofinatore", come se lo sbattimento di strofinare se lo facesse lui. Il plurale di "esposa" (sposa) ha un interessante omonimo: "esposas" vuole infatti dire, oltre che "più spose", anche "manette". Sicuramente un avvertimento riguardo alle fatiche della bigamia. L'aggettivo possessivo "su" è, come viene spontaneo pensare, la traduzione del nostro "suo" nell'accezione di terza persona singolare, ma in spagnolo può valere anche per la seconda persona singolare e per la terza plurale. Se siete in un bar e dite "su vaso" quel bicchiere, di fatto, è di tutti e di nessuno. La prima persona del verbo avere è "yo he", quindi, per dire ad esempio "io ho mangiato" si deve utilizzare l'espressione "yo he comido". Abominevole, lo so. Il trucco per non confondersi con l'italiano consiste nel fingere di essere un indigeno alle prime armi con l'italiano. Due verbi dall'etimologia interessante. "Desiderare" si traduce "ansiar", che rende molto bene lo stato emotivo di quando, ad esempio, si desidera andare in bagno o si vuole sapere l'esito di un esame. Il secondo verbo sembra un omaggio a Mughini: "detestare" si traduce inspiegabilmente in "aborrecer". E allora tirate fuori gli occhiali da vista più improbabili che avete e gridate insieme a me "yo aboooooorrezco". Alla prossima.