Philipp Meyer - Il Figlio
C'è stato un tempo in cui tutto questo non era strano. Un tempo in cui i ricchi davano l'esempio. In cui ti ispiravi a valori più alti, e incarnavi un modello per gli altri. Un tempo in cui non sbandieravi il tuo patrimonio davanti alle telecamere; non accettavi i riflettori a meno che non avessi davvero fatto qualcosa. Ma quell'obbligo era venuto meno. I ricchi cercavano attenzione come le sguattere.
Dice bene mio padre. Gli uomini sono fatti per essere sottomessi. Il povero preferisce associarsi, mentalmente se non fisicamente, con il ricco e il vincente. Di rado si concede di pensare che la sua povertà è indissolubilmente legata alla ricchezza del vicino, perché questo gli imporrebbe di agire, e per lui è più facile pensare ai motivi che lo pongono al di sopra degli altri suoi vicini, che sono solo più poveri di lui.
Posto che Dio esistesse, dire che amava la razza umana era assurdo. Era altrettanto probabile il contrario; altrettanto probabile che ci ingannasse sistematicamente. Pensare che un essere onnipotente avesse creato un mondo per altri da sé, che si dedicasse a tempo pieno agli interessi di creature inferiori, era fuori da ogni logica. I forti approfittavano dei deboli, solo i deboli potevano pensarla diversamente, e se lì fuori c'era un Dio, era proprio come lo immaginavano i greci e i romani; un burlone, un fratello maggiore che passava tutto il tempo a farti i dispetti.