L'antica Ercolano fu distrutta nel 79 d.C. ed è celebre per la sorte tragica che la unisce a Pompei. Uno spettacolo a cielo aperto dove vi aspetta un’esperienza unica.
Ercolano fu fondata secondo la leggenda dal mitico eroe Ercole di ritorno dall’Iberia. Sembra essere stata interessata, in principio, da un insediamento indigeno e poi esposta alle influenze sannitiche, greche, etrusche, fino alla schiacciante presenza romana.
Sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è stata riportata alla luce a partire dal 1710, quando i re Borbone cominciarono a condurvi i primi scavi. Con il passare dei secoli le attività archeologiche sono diventate sempre più organizzate ed efficaci, recuperando ampie parti di città alla vista di turisti e studiosi. L’area oggi visitabile è stata quasi interamente scavata dal 1927 al 1958.
Provvisto di mura modeste, il centro abitato fu costruito su un pianoro vulcanico a strapiombo sul mare posto ai piedi del Vesuvio, limitato sul lato orientale e su quello occidentale da due torrenti; due insenature fluviali vi costituivano approdi naturali e sicuri. Le dimensioni della città erano in realtà piuttosto modeste: è stato ipotizzato che la superficie complessiva racchiusa dalle mura fosse di circa 20 ettari, della quale sono ora visibili a cielo aperto circa 4,5 ettari, per una popolazione di circa 4000 abitanti.
Nonostante la storia plurisecolare, dunque, gli scavi hanno rimesso alla luce solo una parte della città antica, cosicché gran parte dell’antica Herculaneum rimane ancora sepolta sotto terra, custodendo tra l’altro tutta l’area forense, gli edifici sacri e civili con i loro preziosi arredi ed apparati decorativi.
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Mimmo Jodice,
Amazzone da Ercolano, 2008
Carbon print on cotton paper
33 1/2 × 28 in | 85 × 71 cm
From an unknown edition
In his works, which have helped define the development of photographic research internationally, Mimmo Jodice (Naples, 1934) explores the world around us, dwelling on the threshold of an indefinite time, in which past, present and future are interwoven. In this way Jodice delineates a dimension placed beyond spatial coordinates or the passing of time, suspended in both a physical and a metaphysical dimension, the empirical and contemplative experience of waiting. A waiting that is also the matrix of a strictly analogue practice of photography: waiting in his patient research into light, often of the morning, capable of detecting the essence of the subject, or waiting in the equally patient balancing of blacks and whites in the darkroom. And if, since 1980, the human figure has disappeared from these works – where it had previously been a recurrent presence – what Jodice attains is the ineffable eternity and absolute clarity of images in black and white rendered by the revelatory gaze of a camera that becomes a “time machine” (or, rather, a machine recording the passing of time), in its enchanted patrolling of the world, from the gut of Naples to the shores of the Mediterranean, with their vestiges of ancient civilizations that have now disappeared, up to the uncertain confines of globalized megacities. His photos become the supreme celebration of humanity, taken by observing reality in all its sense expressions and transformed into a photographic reality that, apart from different eras and contexts, coincides with the constant reinvention of photography itself, liberated from a purely documentary interpretation, free to express its representative and cognitive potential.
This work by Mimmo Jodice proposes the memories of the past time showing the fragment of an ancient statuary head from the Ercolano ruins. As it often happens, Jodice work deals with hieratic figures, fascinating in their fixity, also because witnesses of that special sensitivity for archeology and for all the peoples who have contributed so much to the myth of the Mediterranean world. Amazzone da Ercolano is one of the most famous shots by Jodice, published and exhibited in many solo shows by an artist made famous by using the black and white.
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-----------CAMPANIA FELIX------------
L’ANTIQUARIUM DI ERCOLANO
"IL LUSSO NEGLI ORNAMENTI AD ERCOLANO”
a cura di #NunzianteRusciano
Dal 30 ottobre 2023 il Parco Archeologico di Ercolano propone la mostra permanente “SplendOri”. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano che offrirà al pubblico la possibilità di vedere nuove preziose testimonianze, tra cui capolavori dalla Villa dei Papiri e da altri edifici pubblici e privati, presentati nel loro luogo di ritrovamento, talvolta per la prima volta. Dalla Casa dei Cervi provengono non solo le due statue che danno il nome alla dimora, ma anche un Ercole ubriaco, un Satiro con otre e altri elementi d’arredo del giardino.
L’area archeologica dell’antica città di Herculaneum, sepolta durante una eruzione del Vesuvio nel 79 d. C. e riportata alla luce a partire dal 1738, è considerata una delle più prestigiose testimonianze del passato. Al suo interno, negli ultimi anni, è stato finalmente aperto al pubblico l’Antiquarium che espone una raffinata selezione di reperti archeologici rimasti per molti anni in deposito oppure usati solo in occasione di mostre internazionali con lo scopo di diffondere nel mondo la conoscenza dell’enorme patrimonio archeologico che la città ha restituito. Tra i numerosi oggetti, molti dei quali ritrovati durante gli scavi condotti da Amedeo Maiuri dal 1927 in poi, tra le rovine della città sepolta, vi sono moltissimi artefatti di recente raccolti anche lungo la spiaggia antica dal 1981 in poi. Essi sono disposti in vetrine o nelle sale e costituiscono una delle più belle esibizioni di oggetti antichi riportati in vita dopo quasi duemila anni.
Il piccolo museo, ospitato in un edificio degli anni 70 del secolo scorso, è stato recentemente rinnovato (novembre 2023) con la presentazione di altri reperti di notevole pregio e straordinaria bellezza. Nella prima sala di esposizione si ammirano le statue marmoree dei due geni funerari che furono ritrovati nei pressi dell’antica spiaggia durante gli scavi del 1981. Essi erano probabilmente posti sull’ara marmorea che la popolazione della città aveva eretto per ospitare le ceneri del defunto Marco Nonio Balbo, un cittadino non originario dell’antica Herculaneum che si era stabilito in città e vi era rimasto fino alla morte.
Accanto ai due geni dormienti, che incantano per la loro grazia e naturalezza, è esposta anche la Statua loricata di Marco Nonio Balbo ritrovata in frammenti in prossimità della spiaggia e alla base del monumento funebre.
Nella sala a sinistra dell’entrata, sono stati disposti invece i reperti provenienti dalla bella dimora, proprietà del duoviro e decurione Q. Granius Verus, nota come Casa dei Cervi, che affacciava direttamente sul mare prima dell’eruzione del 79. Sono esposte le due Statue marmoree dei Cervi assaliti dai cani, chiaro riferimento alla caccia e al mito di Diana e Atteone, che furono ritrovati nel giardino della ricca residenza. Qui furono rinvenute anche due belle rappresentazioni marmoree dell’eroe fondatore della città, il mitico semidio Ercole. La prima statua, definita il Satiro ebbro, rappresenta con molta probabilità Ercole giovane con un otre sulle spalle e la pelle del leone Nemeo che ne caratterizzano la figura, mentre l’altra, definita Hercules mingens, mostra l’eroe, adulto e barbuto, leggermente sbronzo, mentre cerca di liberarsi del cosiddetto nettare degli dei che aveva bevuto in grosse quantità. Nel centro dell’esibizione si ammira poi un tavolo di marmo con decorazioni leonine che era disposto nell’esedra, affiancata da due piccoli giardini, da cui si godeva di uno splendido panorama sul golfo di Napoli. Conclude l’esposizione di questa sala un grosso vaso di marmo ritrovato in un cubicolo diurno che affaccia su un piccolo giardino ai lati dell’esedra.
Rientrati nella prima sala di accesso al museo, si vedono esposte sulla destra di un corridoio moltissime anfore di terracotta, ritrovate in città, che testimoniano il commercio notevole che si era sviluppato, nel corso dei secoli, tra la città di Herculaneum e l’intera area del Mediterraneo nonché con i paesi orientali. Si producevano vini, profumi, fichi che venivano esportati in tutto l’impero e olio di oliva i cui resti sono attestati in alcune anfore ritrovate in una bottega della città antica.
Nella sala principale a destra dell’entrata, a cui si accede attraverso pochi gradini, sono stati esposti notevoli reperti ritrovati anche durante gli scavi più recenti come la bella Testa marmorea di Amazzone, rinvenuta nei pressi della cosiddetta Villa dei Papiri durante gli scavi effettuati tra il 1996 ed il 1998 e la eccezionale statua femminile detta Demetra/Hera che indossa il peplophoros di cui ho già parlato in altro articolo.
Sulla parete a destra sono esposti poi dei frammenti di un affresco proveniente dalla Villa dei Papiri che rappresenta degli ambienti visti in prospettiva. Un ramo che fuoriesce da una finestra, impreziosito da un nastro svolazzante, é posto sotto una cornice su cui si notano una porta aperta, posta obliquamente come se fosse la decorazione dell’interno di un tetto inclinato, ed un personaggio femminile in piedi in prossimità dell’uscio. Una coppa di vetro contenente della frutta è posta al centro della pittura al di sopra di una fascia verde dove sono delle figure mitologiche alate mentre a sinistra dell’affresco si intravvedono delle colonne scanalate attraverso un muro finestra abbellito da un fregio con animali fantastici al di sopra di una decorazione a losanghe. La composizione richiama alla mente gli affreschi della villa di Oplontis, la cosiddetta dimora di Poppea Sabina, che sembrano essere stati creati dalla stessa mano.
Al centro della sala è stata sistemata l’Idra di Lerna, una notevole opera in bronzo che rappresenta il mostro a nove teste, figlio di Echidna e Tifone, che Ercole dovette affrontare durante la seconda fatica. Il mostro serpente che si avvolge intorno a un platano, secondo la leggenda, fu addestrato da Hera affinché eliminasse Ercole. Costui, dopo aver tentato invano di ammazzare l’idra le cui teste si riproducevano ad ogni colpo tagliente inferto, si fece aiutare in quest’impresa da Iolaos che, con l’aiuto di una torcia, cauterizzò le teste che Ercole tagliava. L’Idra di Lerna, opera ancora ben conservata, fu rinvenuta nella cosiddetta Palestra, un’area che solo in parte è stata riportata alla luce sotto il viale di accesso all’area archeologica. Essa si trovava al centro di una piscina cruciforme che è ancora parzialmente sepolta sotto la spessa coltre di materiale piroclastico e le teste bronzee formavano lo zampillo di una fontana simile a quella, nota come Lacus Servilius, che Agrippa aveva donato a Roma nel Foro romano in età augustea. La sua realizzazione a Ercolano e la collocazione in un ambiente sportivo, volle forse rappresentare non solo il rapporto con la capitale ma anche il sentimento di fratellanza che legava gli abitanti della ricca città, a dimostrazione del potere che si ottiene unendo le forze per sconfiggere un nemico.
A sinistra della scala è poi esposta la bellissima pittura inserita in una cornice lignea carbonizzata che rappresenta Amorini affaccendati intorno a un tripode delfico e una cetra. Ogni putto alato tiene tra le mani un simbolo del dio Apollo quali la corona o il ramo di alloro, l’arco, la cetra, il mantello o la faretra. L’affresco è in ottimo stato di conservazione ed i colori sono ancora molto vivaci. La pittura con gli Amorini, la cetra ed il tripode proviene da un modesto appartamento posto al piano superiore di una bottega che affaccia sul Decumano Massimo. La fattura di tale opera è di notevole valore e la preziosità della cornice di legno che la circonda lascia comprendere che quest’unica opera all’interno di un modesto appartamento doveva avere un valore davvero eccezionale per il padrone di casa.
La mostra continua nelle due salette attigue con altri reperti che erano già stati esibiti dal 2018 in poi. Tra di essi vi sono numerosi gioielli che testimoniano la ricchezza degli abitanti di Ercolano, strumenti chirurgici, chiavi, lampade, fiale per profumi e unguenti, tavoli e altro materiale. L’esposizione dona al visitatore una occasione per apprendere l’evoluzione del mondo greco-romano attraverso l’arte e l’artigianato che hanno restituito opere di notevole prestigio.
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CAMPANIA FÉLIX
EL ANTICUARIO DE HERCULANEO
“LUJO EN ADORNOS EN HERCULANO”
editado #NunzianteRusciano
A partir del 30 de octubre de 2023, el Parque Arqueológico de Ercolano ofrece la exposición permanente SplendOri. El lujo de los ornamentos en Herculano que ofrecerá al público la oportunidad de ver nuevos testimonios preciosos, entre ellos obras maestras de la Villa dei Papiri y de otros edificios públicos y privados, presentados en el lugar de su descubrimiento, a veces por primera vez.
La zona arqueológica de la antigua ciudad de Herculano (ahora Herculano), enterrada durante una erupción del Vesubio en el año 79 d.C. C. y sacado a la luz a partir de 1738, está considerado uno de los testimonios más prestigiosos del pasado. En su interior, en los últimos años se ha abierto por fin al público el Antiquarium, que muestra una refinada selección de hallazgos arqueológicos que han permanecido almacenados durante muchos años o utilizados únicamente con ocasión de exposiciones internacionales con el objetivo de difundir el conocimiento del enorme patrimonio arqueológico. patrimonio que la ciudad ha devuelto. Entre los numerosos objetos, muchos de los cuales fueron encontrados durante las excavaciones llevadas a cabo por Amedeo Maiuri a partir de 1927, entre las ruinas de la ciudad sepultada, hay numerosos artefactos recientemente recogidos también a lo largo de la antigua playa a partir de 1981. Están dispuestas en vitrinas o en salas y constituyen una de las más bellas muestras de objetos antiguos resucitados después de casi dos mil años.
El pequeño museo, ubicado en un edificio de los años 70, ha sido renovado recientemente (noviembre de 2023) con la presentación de otros hallazgos de considerable valor y extraordinaria belleza. En la primera sala de exposición se pueden admirar las estatuas de mármol de los dos genios funerarios que fueron encontradas cerca de la antigua playa durante las excavaciones de 1981. Probablemente fueron colocadas sobre el altar de mármol que la población de la ciudad había erigido para albergar las cenizas del fallecido Marco. Nonio Balbo, un ciudadano no originario de la antigua Herculano que se había establecido en la ciudad y permaneció allí hasta su muerte.
Junto a los dos genios dormidos, que encantan con su gracia y naturalidad, también se exhibe la estatua loricada de Marco Nonio Balbo, encontrada en fragmentos cerca de la playa y en la base del monumento funerario.
En la sala situada a la izquierda de la entrada se exponen los hallazgos de la hermosa residencia propiedad del duoviro y decurión Q. Granius Verus, conocida como Casa dei Cervi, que daba directamente al mar antes de la erupción del 79. dos estatuas de mármol de ciervos atacados por perros, clara referencia a la caza y al mito de Diana y Acteón, que se encontraron en el jardín de la rica residencia. Aquí también se encontraron dos hermosas representaciones de mármol del héroe fundador de la ciudad, el mítico semidiós Hércules. La primera estatua, definida como el sátiro borracho, representa probablemente al joven Hércules con un odre de agua sobre los hombros y la piel del león de Nemea que caracterizan su figura, mientras que la otra, definida como Hércules mingens, muestra al héroe, adulto y barbudo. , ligeramente borracho, mientras intentaba deshacerse del llamado néctar de los dioses que había bebido en grandes cantidades. En el centro de la exposición se puede admirar una mesa de mármol con adornos de leones colocada en la exedra, flanqueada por dos pequeños jardines, desde donde se puede disfrutar de un espléndido panorama del golfo de Nápoles. La exposición de esta sala concluye con un gran jarrón de mármol encontrado en un cubículo de día que da a un pequeño jardín a los lados de la exedra.
Una vez de vuelta en la primera sala de acceso al museo, se pueden ver a la derecha de un pasillo numerosas ánforas de terracota, encontradas en la ciudad, que atestiguan el notable comercio que se había desarrollado, a lo largo de los siglos, entre la ciudad de Herculano y toda la zona mediterránea así como con los países del este. Se producían vinos, perfumes, higos que se exportaban a todo el imperio y aceite de oliva cuyos restos están atestiguados en unas ánforas encontradas en una tienda de la antigua ciudad.
En la sala principal situada a la derecha de la entrada, a la que se accede a través de unos pocos escalones, se exhiben notables artefactos encontrados también durante las excavaciones más recientes, como la hermosa cabeza de mármol de la Amazona, encontrada cerca de la llamada Villa dei Papiros. durante las excavaciones realizadas entre 1996 y 1998 y la excepcional estatua femenina llamada Deméter/Hera luciendo el peplophoros de la que ya os hablé en otro artículo.
En la pared de la derecha hay fragmentos de un fresco de la Villa dei Papiri que representan ambientes vistos en perspectiva. Una rama que sale de una ventana, adornada con una cinta ondeante, se coloca bajo un marco en el que podemos ver una puerta abierta, colocada de forma oblicua como si fuera la decoración del interior de un tejado inclinado, y un personaje femenino de pie junto a ella. de la puerta. En el centro del cuadro se coloca una copa de cristal que contiene frutas, encima de una banda verde donde se encuentran figuras mitológicas aladas, mientras que a la izquierda del fresco se pueden vislumbrar algunas columnas estriadas a través de una pared de ventana adornada con un friso con animales fantásticos más allá, encima de un decoración de pastillas.
La composición recuerda los frescos de la villa de Oplontis, la llamada casa de Popea Sabina, que parecen haber sido realizados por la misma mano.
En el centro de la sala se colocó la Hidra de Lerna, una notable obra de bronce que representa el monstruo de nueve cabezas, hijo de Equidna y Tifón, al que Hércules tuvo que enfrentarse durante el segundo parto. El monstruo serpiente que se enrosca en un plátano, según la leyenda, fue entrenado por Hera para eliminar a Hércules. Él, después de haber intentado en vano matar a la hidra cuyas cabezas se reproducían con cada golpe fuerte infligido, fue ayudado en esta empresa por Yolao quien, con la ayuda de una antorcha, cauterizó las cabezas que Hércules cortó. La Hidra de Lerna, una obra aún bien conservada, fue encontrada en la llamada Palestra, una zona que sólo ha sido descubierta parcialmente bajo el camino de acceso a la zona arqueológica. Estaba situada en el centro de un estanque cruciforme que todavía está parcialmente enterrado bajo el espeso manto de material piroclástico y las cabezas de bronce formaban el chorro de una fuente similar a la conocida como Lacus Servilius, que Agripa había donado a Roma en el Foro Romano en época de Augusto. Su creación en Herculano y su ubicación en un ambiente deportivo quizás quiso representar no sólo la relación con la capital sino también el sentimiento de hermandad que unía a los habitantes de la rica ciudad, demostrando el poder que se obtiene uniendo fuerzas para derrotar a un enemigo. .
A la izquierda de la escalera se encuentra el hermoso cuadro insertado en un marco de madera carbonizada que representa a Cupidos ocupados alrededor de un trípode délfico y una cítara. Cada querubín alado sostiene en sus manos un símbolo del dios Apolo como la corona o rama de laurel, el arco, la cítara, el manto o la aljaba. El fresco se encuentra en excelente estado de conservación y los colores siguen siendo muy brillantes. El cuadro con los Cupidos, la cítara y el trípode procede de un modesto apartamento en el piso superior de una tienda con vistas al Decumanus Maximus. La elaboración de esta obra es de considerable valor y la preciosidad del marco de madera que la rodea sugiere que esta única obra dentro de un modesto apartamento debió tener un valor verdaderamente excepcional para el propietario de la casa.
La exposición continúa en las dos salas adyacentes con otros hallazgos que ya se habían expuesto a partir de 2018. Entre ellos se encuentran numerosas joyas que dan testimonio de la riqueza de los habitantes de Herculano, instrumentos quirúrgicos, llaves, lámparas, frascos para perfumes y ungüentos, mesas y otros materiales. La exposición ofrece al visitante la oportunidad de conocer la evolución del mundo grecorromano a través del arte y la artesanía que han dado lugar a obras de considerable prestigio.
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