È incredibile come nel giro di due mesi siano cambiate così tante cose.
Correva il 25 gennaio di quest’anno quando trovai sui social questa frase: ⬇️
“Si pensa che avere coraggio significhi fare sempre un passo in avanti e invece spesso ce ne vuole molto di più per farne uno indietro”.
Forse è stato il giorno in cui ho ripreso a vivere, ma, soprattutto, ho preso reale consapevolezza che continuare su una via tortuosa che mi aveva generato così tanto dolore non era proprio il caso. Così feci rinuncia agli studi a metà febbraio e mi iscrissi dopo qualche giorno in un’altra università. Per ricominciare, ma anche per finire quello che avevo iniziato da troppo tempo. Lasciai i miei 4 esami mancanti per guadagnarne uno in più. Lasciai una tesi pronta con un relatore che mi aspettava per inizio marzo. Con esse lasciai anche ogni sorta di magone e angoscia che mi facevano mettere la testa nel gabinetto e vomitare ogni mio dolore, ogni mia bugia raccontata con una finzione ed una convinzione tali da sentirmi una merda perenne.
Non era questa la vita che volevo, non era questo il modo in cui avrei voluto affrontare l’università. A dire il vero non me la sono goduta per niente e azzarderei, quasi, a dire che per tutti questi anni universitari non ho vissuto, ma, anzi, ho cercato di sopravvivere.
Questo per dire e testimoniare che quando non si è razionali si fanno cose inimmaginabili. Quando non si è razionali crediamo di potere fare l’impossibile.
Il nostro unico compito nella vita è essere sempre e costantemente se stessi.
Io oggi sto molto meglio. Sono felice, rido, sorrido e ho ripreso a godermi la vita. Devo lavorare ancora sull’autostima, ma qualche giorno fa mamma mi ha detto che mi vede bene, che ho una luce negli occhi e sono radiosa.
Lo sono, mamma. Stavolta lo sono davvero, senza bugie. Ti ringrazio per la forza avuta e spero un giorno che possiate essere fieri di me. C’è voluto molto affinché mi perdonassi. Tu lo hai fatto molto prima di me anche se non mi era dovuto.