Uma das formas de saúde é a doença. Um homem perfeito, se existisse, seria o ser mais anormal que se poderia encontrar.
Fernando Pessoa
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Uma das formas de saúde é a doença. Um homem perfeito, se existisse, seria o ser mais anormal que se poderia encontrar.
Fernando Pessoa

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Cuando te tomes el tiempo de conocerme entenderás porque soy así,el motivo por el cual hago las cosas y la filosofía que tengo de la vida.
No soy
No soy del tipo de persona que cuando quiere algo lo consigue, soy más del tipo de persona de sentirse tan mal por no haberlo intentado que ni si quiera se cree capaz de conseguirlo aunque lo de todo. No soy de las que se animan con música alegre, sino de las que se arrinconan entre almohadas con las notas de un piano aun más roto a esperar que de toda esa tristeza la misma rabia la obligue a levantarse de la cama y a finjir que todo está bién, aunque nada lo esté. No me gusta contar la pena pero odio fingir algo que no siento. Odio cuando mi sonrisa se agrieta y tengo que correr a casa con la cara desfigurada porque el llanto ha apretado demasiado el nudo en el cuello, y si hablo lluevo. Detesto esa sensación de soledad aun estando rodeada de gente y esa sensación de vivir por compromiso; como si hubiese firmado un contrato, con tal de no hacer daño a nadie más. Y prometo que lo intento, buscar salidas y encontrar soluciones, pero es que cada vez que me caigo buscando me quedo sin fuerzas. No soy del tipo de persona a las que se le de bién hablar ni mucho menos, las cosas serias me hacen frágil y cualquier suspiro puede hacerme caer en pedazos así que no esperes que te pida lo que espero que salga de ti. No soy de esas que siempre han sido tristes, soy de esas que lleva tanto tiempo siendo fuerte que la nostalgia ha llenado por completo mi alma. No soy ese tipo, así que si buscas calor en mi corazón solo queda la nieve que el invierno esparce cada vez que me miras. No soy la que era así que si me estás buscando de nuevo, espero que sepas que no vas a encontrar más que un libro viejo escrito por mis demonios y no mis manos, que eran tuyas. Hace tiempo no soy lo que era, pero he aprendido a llamar hogar a esta angustia. Y ya ni la Luna nos mira, porque todo se perdió cuando perdimos eso nuestro y de nadie más.
Você quer isso mais uma vez e incontáveis vezes?
- Friedrich Nietzsche
Me parece interesante como la filosofía utiliza términos de todos-los-días pero les llena de un significado mas profundo.
Tomemos el concepto de nada, por ejemplo: En una pregunta de Stackexchange sobre física cuántica se hacen la pregunta sobre si el vacío físico es en verdad nada o si podría ser considerado algo. Inesperadamente para un foro de Q&A de física, uno de los usuarios dió una respuesta filosófica al problema que había sido planteado: La nada como la comprendes y la nada filosófica no son lo mismo. Para el filosofo no puede existir la nada pues eso es una contradicción con el mismo concepto de existencia; cuando se habla de existencia se habla de algo, algo no es nada.
Lo que algunas personas en el ramo de la física entienden por nada es en realidad un error de aplicar la filosofía. Cómo filósofos, comprendemos que el universo natural y objetivo es total afirmación. No existe algo en la realidad que se quite sino que sólo existe cosas remplazando a otras cosas. Lo que usualmente se conoce como negación es en realidad una propiedad de nuestro entendimiento, un fenómeno que sucede en nuestra mente y a través del cuál podemos dar sentido a la realidad.
Por ejemplo: Cuando decimos que en refrigerador no hay nada eso no es objetivamente cierto, en el refrigerador hay muchas cosas: aire, escarcha, los cajones y rejas donde se coloca la comida etc. En realidad cuando decimos que en el refrigerador decimos que no hay nada nos referimos a que no hay nada de comida. Usualmente cuando negamos la existencia lo hacemos sobre una abstracción. No me refiero a que no hay absolutamente nada ahí sino que no hay nada de esta clase de cosa.
Si reflexionamos sobre las consecuencias de esta información (que la nada absoluta no puede existir) llegamos a la conclusión de que las teorías cuánticas sobre los "ejemplos de la nada" (que contradicción") no pueden existir. Lo más cerca que han llegado los científicos cuánticos a la nada es simplemente a la mejor aproximación a la nada absoluta.

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Bertrand Russell: Il Genio Pluripremiato e le Sfide della Conoscenza. A cura di Alessandria today
Bertrand Russell, uno dei filosofi più influenti e controversi del XX secolo, è una figura che continua a esercitare un’influenza profonda nei campi della filosofia, della logica, della matematica e dell’attivismo sociale. La sua vita straordinaria e il suo contributo intellettuale hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia del pensiero umano. by Bassano, vintage print, 1936…
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Il male ricevuto
Mercoledì 29 giugno 2022 ore 09.41
Ci sono giorni in cui trattenere la propria rabbia non è cosa facile, dico rabbia non odio, disprezzo, disgusto per tutte quelle persone che ti ritrovi ad avere a che fare. Dico rabbia, quella cosa che ti cresce dentro, che la senti nelle tue viscere, come un palloncino che si gonfia d’aria lo senti crescere dentro, ma non è aria quella che senti far pressione dentro. Inizialmente è una energia che ti sprona, che ti fa andare avanti proprio a valicare gli ostacoli che vengono messi davanti, non solo quelli che la vita ti impone ma anche e soprattutto quelli che i tuoi simili, in ciò che definiscono competizione, ti mettono tra i piedi con la loro ambiguità e non meno malvagità, perché il loro scopo non è solo quello di fermarti ma soprattutto farti cadere e rovinosamente anche; perché il loro scopo principale, infatti, è distruggerti.
Ed è soprattutto questo che alimenta quel fiume di lava bollente, che riempie tutto il tuo essere, che come la caldera di un vulcano che non potrà contenere per sempre quella immane pressione, alla fine un uscita la trova sempre. Quelle crepe, per quanto microscopiche, quella prorompente energia finisce per avere la meglio su quella prigione di roccia fatta apposta per contenerla, con un boato assordante e distruggendo tutto quello che incontra inesorabilmente al suo cammino. La tua ingenuità, quel ostinarsi a non voler vedere, a non ammettere te stesso che le persone che ti circondano sono ambigui, tu, però, fai di tutto per mettere a tacere quella voce di allarme che suona dentro, tanto da non sentire nemmeno lo scampanellio che ti assorda dentro.
Quello che non ti da pace, è, perché alcune persone si e altre no, perché alcuni ti fanno immediatamente saltare la mosca al naso, altre invece non li noti nemmeno nel loro essere ambigue, provocatorie, che cercano lo scontro; sono quegli individue che hanno sempre ragione, dal loro punto di vista si intende, si vedono come superiori agli altri, come se loro fossero il centro del mondo. ma quello che ti fa maggiormente arrabbiare, che alimenta ulteriormente la tua ira, è che nel rispondergli non provi la benché minima soddisfazione, anzi, nell’esserti fatto provocare da quella nullità, alla fine sei tu, dal tuo punto di vista, a sentirti sconfitto, afflitto proprio dalla tua debolezza per averti trascinato in una discussione con un idiota che non sa nemmeno quello che dice e fa.
Perché alcuni si e altri no, ci pensi e nel continuo rimuginare nella tua testa, arrivi a una conclusione, -ovvio dirai- alla fine, avresti dovuto capirlo prima, certe persone ti colpiscono in pieno, possono farlo perché loro hanno un contatto diretto con te, col tuo intimo soprattutto, da loro ti aspetti comprensione, rispetto, protezione, loro invece non ti danno nulla di tutto questo. Arrivi alla conclusione che lo fanno di proposito, che ti feriscano senza errare, che il loro è un atto volontario, proprio mirato a farti male, non può essere altrimenti, dato che non si scusano nemmeno del loro comportamento, anzi, ambiscono ad avere ragione, ad essere nel giusto. Il loro è un atto volontario, di forza nei tuoi confronti, sanno che ti possono colpire in pieno, farti veramente male poiché nei loro confronti non hai difese, sfruttando così la tua vulnerabilità traggono forza proprio dal tuo lasciarti provocare, dal dimostrarti debole e indifeso nei loro confronti e da questo loro ne traggono forza, sentendosi sempre più incoraggiati nel loro modo d’essere nei tuoi confronti. Esattamente come si comporta un predatore nei confronti di una preda, se essa è più facile da cacciare, poiché più debole e indifesa delle altre prede, egli punta proprio su di essa, perché ha più certezza di ottenere quello cui ambisce.
L’essere cosciente di quello che ti succede, l’aver capito quello che sei, non ti fa sentire meglio, non smonta tutta la rabbia che ti si incendia dentro, il tutto diventa come un circolo vizioso e senza uscita. Una parte di te dice che sei migliore di loro, questo perché non scendi al loro livello di… disumanità? in qualunque modo la si voglia definire, ti accorgi che essere come loro, essere ambigui, egocentrici, il loro mentire per non apparire quello che realmente sono. Quasi li compatisci, eppure tutto ciò che senti e vedi di loro non ti soddisfa, non fa affatto sentire meglio, aver capito che i deboli sono loro proprio per il modo d’essere non ti affranca dall’arsura che ti consuma dentro: la rabbia non si placa alla tua conoscenza.
Ti senti migliore di loro? No! Questo no, ma di una cosa sei certo, non vuoi e non ci tieni affatto a essere come loro, nella loro falsità, nell’essere ipocriti di quel mondo migliore cui ambiscono ma soprattutto ottusi nella loro megalomania. Loro non ti parlano, non ti spiegano nulla ma il loro comportamento… non puoi fare a meno di capire, di pensare che abbiano un fine ultimo nel loro modo d’essere. Il loro bene superiore, ciò che fanno non è per soddisfare sé stessi ma per il mondo di domani; e tu immagini che loro ci credano veramente, almeno dicono così, a sé stessi. Non di certo che si tratta per il loro tornaconto personale che ne ricavano. Loro credono, pensano, vogliono pretendere di credere che sono nel giusto, almeno per tenere a bada la loro coscienza; sempre che loro ce l’abbiano una coscienza con cui fare i conti. Ma tu vedi quello che c’è nei loro occhi, quella luce vivida e fredda in fondo ai loro sguardi, non è una illusione, è tutto reale, è il loro personale piacere nell’agire, la soddisfazione, il sentirsi premiati per aver provocato il tuo dolore, l’appagamento della loro vittoria al tuo sentirsi sconfitto. Quella vivida luce, altro non è che l’esultare di quel verme chiamato perversione.
Al loro male necessario, non ti senti addosso quella sindrome che definiscono Stoccolma, non ti senti attratto dai tuoi carnefici, non ti viene proprio voglia di essere dalla loro parte, tanto meno ti identifichi in loro. Provi odio e disprezzo e sai che è normale sentire tali sentimenti, non può essere diversamente, non può, se lo fosse non distinguerei il male dal bene, e se ricambiassi, nel bene tanto che nel loro male non farei altro che condividere il loro modo di essere, di accettarlo. Dici a te stesso che non sei come loro, che non vuoi esserlo, tu fai di tutto, fuggi da loro ti nascondi, soprattutto li ignori con tutte le tue forze, ma dentro di te sai benissimo che non è così, sei pur sempre un individuo unico, a sé, che può pensare con la propria testa e decidere di propria iniziativa, ma pur sempre fatto di carne e sangue e ossa, stessa materia cui sono composti loro, coloro che non vorresti imitare e somigliare, perché ti ripugna quello che fanno, quel loro modo di essere perversi, spietati, privi di ogni scrupolo, poi apparire come brave persone poiché sono bravi, maledettamente bravi a mentirsi vicendevolmente, soprattutto a sé stessi, talmente capaci che finiscono per crederci per davvero di essere quello che vogliono mostrare di sé stessi. ti accorgi che questo sono i tuoi simili, questo fanno quotidianamente nel relazionarsi, si mentono a vicenda, si feriscono l’un l’altro senza il minimo risentimento, anche tra persone intimamente legate e con vincoli di sangue. Ma non puoi fare a meno di chiederti perché, cos’è che ti ferma nell’essere come loro, non che non ne sei capace, non ti mancano le forze, soprattutto nemmeno il coraggio di metterti in gioco. No, non sei perché non vuoi esserlo ma sai perfettamente che potresti e non sarebbe per nulla difficile farlo, forse anche divertente ma non vuoi con tutto te stesso. Lo sai, perché hai provato a esserlo e ti ripugnava.
Sempre dal romanzo di Marco Buticchi “il male necessario”: “vite predestinate di predestinati carnefici”.
Si dice che siamo noi i padroni del nostro destino, che ognuno di noi è l’artefice della vita che ha vissuto e che vivrà nel domani, si dice ma sì è proprio certi che sia realmente così? Con esperienza parlando, noi, la nostra essenza, quella personalità che ci portiamo dentro, che definisce tutto il nostro modo di essere, altro non è che vita vissuta fin dal giorno in cui veniamo al mondo, esperienze di vita che ci forgiano, che ci modellano in tutto e per tutto in quella parte intima di noi che definiamo anima.Siamo esattamente ciò che volevamo essere? Siamo ciò che abbiamo scelto di essere? Ma è anche possibile che ciò che siamo e abbiamo scelto, non sia altro che tutto ciò che ci è stato dato in possibilità di scegliere. In definitiva, ciò che siamo altro non è che il risultato di una vita vissuta, si, ma allo stesso tempo ciò che lo stato sociale cui siamo nati e cresciuti ci metteva a disposizione nella nostre scelte ma la realtà, quella che non abbiamo mai potuto scegliere, voi per incapacità di comprendere ma soprattutto di vedere, che per livello sociale e quindi economico inadeguato. Quella realtà che diciamo di vedere, di solito è molto più ampia di quella percepita. Quindi, possiamo dire che siamo esattamente quello che volevamo essere ma non quello che avremmo potuto essere.
Dal romanzo di Marco Buticchi “il male necessario”: “tu sei sua. Tu gli appartieni. Tu sai ciò che vedrai… ti piacerà”.
Potremmo dire che il male è come un seme, una volta piantato attecchisce come tutti gli altri semi, che nel trovare terreno fertile si sviluppa in pianta e dopo essere cresciuta fiorisce maturando altri semi, che a loro volta daranno origine ad altre piante. Si, lo si può definire in tal modo, un modo come un altro per dire che noi non siamo esseri cattivi ma non è proprio così, il male, così come la sua controparte, ovvero il bene, sono parte integrante del nostro essere, si può benissimo dire che siamo essenzialmente male e bene allo stesso tempo, che in noi persiste sia la luce che le tenebre. La frase sopra descritta, tratta dal romanzo di Marco Buticchi, indicano chiaramente ciò che ho detto poc’anzi, il male è dentro di noi, nessuno ce lo pianta come se fosse un seme, basta solo che venga stimolato per venire fuori, così come anche la sua controparte, il bene. Ci sono individui, però, che sembrerebbero essere più predisposte maggiormente verso una di quelle due parti del nostro essere. definiamo male e bene, luce e buio, modi di agire che in definitiva fanno parte di quel patrimonio genomico che abbiamo ereditato dai nostri avi. Senza la capacità di essere violenti, aggressivi verso ciò che ci minaccia ma anche verso la nostra stessa preda, in un mondo dove la tua morte significa il sopravvivere per altri, non potresti vivere. Altrettanto vale nell’agire benevolmente, non si può vivere insieme costruendo una società basata sulla reciproca aggressività, non sarebbe possibile vivere tutti insieme se ci si inganna a vicenda, se si trama alle spalle del prossimo. Vivere pacificamente e volontariamente insieme è più efficace e funzionante che dominarsi e possedersi in schiavitù.
Tutto funziona bene in una società se il male e il bene persistono in perfetta armonia, lo stesso succede nei soggetti ma quando quell’equilibrio viene a mancare, quando sia il bene che il male prende il sopravvento, allora anche la realtà che il soggetto percepisce viene modificata, distorta. Ed è proprio questo che gli fa provare quell’insano piacere per il male, divenendo così perversione allo stato puro. lo stesso vale per la controparte, il bene, che poi alla fine entrambi nella loro purezza finiscono per divenire solo e soltanto distruzione.
El habla aparece únicamente si hay insatisfacción ...
Judith Butler. El género en disputa. Paidós, 2018. 114.