Agli inizi degli anni sessanta, Umberto Eco scriveva la "Fenomenologia di Mike Bongiono", una specie di apologia del cretino (magari costruito pure a tavolino), analizzando le ragioni del successo di un uomo senza (spiccate) qualità e di basso livello culturale.
"Mike Bongiorno convince dunque il pubblico", scriveva, "con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti."
Fazio ha imitato Bongiorno, in una versione pseudo-colta della mediocrità diretta a un gruppuscolo di persone pseudo-colte che avevano in mano l'Italia, ma se la sono lasciata sfuggire mentre si trastullavano e si facevano l'occhiolino senza fare un cazzo da mane a sera.
Oggi questa mediocrità è salita al potere senza più infingimenti, ostentando i suoi congiuntivi sbagliati, i suoi rutti, le sue scorregge, la violenza delle chiacchiere da bar, le palpate a favore di telecamera, le dita nel naso, la tifoseria sfrenata, l'aggressività nei confronti dell'altro da sé e l'ignoranza esibita come un vessillo.
Un passo breve dalla tivvù alla realtà favorito dalla grande capacità di moltiplicazione, amplificazione e condivisione della rete.
Grazie a Imma Costanzo per aver scritto un paio di giorni fa un denso post sul Faccialibro (questo: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1314033438765319&id=100004760263033) che ha messo in moto questa mia catena inconclusa di considerazioni sul presente e sul passato prossimo.
Del futuro qualcosa intravedo, ma preferisco non parlarne. Dico solo che ne vedremo delle belle e delle bruttissime. E per tanti tutto questo è e sarà normale, banale come il male.