Ho appena assistito a un concerto in cui si riproponevano alcune delle composizioni poetiche raccolte nella âGnòsi delle Fanfoleâ di Fosco Maraini musicate da Pasquale Vergara ed eseguite, chitarra acustica e voce, da lui medesimo, con il valido accompagnamento alla chitarra elettrica di Davide Festa e gli intermezzi recitati di Mimmo Postulando Giuliano.
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Ma cosa sono le fanfole?
EhâŚ
Cosa sono?
Si tratta di componimenti poetici (endecasillabi a rima alternata) consistenti, per lo piĂš, di parole non presenti in nessun vocabolario. Eppure queste parole ci suonano familiari, anche perchĂŠ fatte di fonemi tipici della nostra lingua ed inserite in strutture sintattiche e grammaticali facilmente riconoscibili. Insomma, parole che non esistono, ma potrebbero esistere e perfino significare, frammiste di espressioni italiane di senso piĂš o meno comune che (come in una specie di grammelot) fanno da collante alle parole inventate e conferiscono un tono e una possibile chiave di lettura al resto.
Per esempio, le quartine iniziali e finali di Il giorno a urlapicchio dicono:
ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnĂ lidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto
[âŚ]
è un giorno per le và nvere, un festicchio,
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio,
in cui mâhai detto âtâamo per davveroâ.
E poi câè il famoso lonfo che molto probabilmente avrete sentito recitato da Gigi Proietti e che, come è risaputo,
[âŚ] non vaterca nĂŠ gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio sâarchipatta
Non so a voi, ma a me, stasera, sembrava di vederlo questo lonfo che sdilencava e sâarchipattava tra gli alberi della villa comunale di Via Siepe Nuova, a Frattamaggiore, Napoli.
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L'immagine è tratta dalla copertina dell'edizione della Nave di Teseo delle Gnósi delle Fà nfole, (2019).
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