Prato
M'han detto: Dio è vecchio, ingramignuto,
la barba gli sbirĂŠngola sul groge,
smogonfia brancolardo a lichenuto
rumando cianciafraglie a cacaloge.
à vecchio Dio, è un lonco panfidume
di sbòfferi e muscecchi in barigaggio,
è flògido, croniere, un marmellume
di gÚbani che gèmidan morcaggio.
Chi vuoi che prigni piĂš quel monumone
gavato, modruscente e laschidioso?
Fu tutto, a ripensarci, una drusione
un fĂ ghero fantĂ ghero mebbiosoâŚ
CosĂŹ m'han detto in gnĂ stica logia.
Poi, fresc'aprile, vidi prati in fiore,
gli aderni - vidi - i cragni, la zulĂŹa
arrÚschera nel frògido niscore.
Ma Dio allora è giovane, squilliero
sgargilla tra le còrmole furtaci,
dilangue lumistelle, è rugiadiero,
scocolla le madrègani ruscaci!
Ah prato-Dio guĂ zzero d'azzigli
accoglici nei lènuli ripagni
fufurra in eucaristici bisbigli
i fògani, gl'idraschi, i lupidagni.
Fosco Maraini













