Better Things incontra Massimo Colomban
Le interviste di Better Things (S1E7) - Tempo di lettura 8 minuti e 21 secondi
La settima puntata di Stranger Things si intitola ‟La vasca da bagno„ ed é un episodio strepitoso, denso di colpi di scena e rivelazioni. Contiene anche una delle scene di maggiore impatto di tutta la stagione, quella del van che viene fatto roteare in volo da Undici.
Ebbene anche la settima intervista di Better Things é speciale, in un certo senso iconica. Abbiamo avuto l'onore di incontrare Massimo Colomban. Parlo di onore perché se penso agli imprenditori italiani che hanno creato un'impresa e con essa hanno raggiunto una leadership internazionale nei loro mercati di riferimento (rappresentando l'eccellenza italiana nel mondo), i nomi che mi vengono in mente non sono tanti. E uno di questi é quello di Massimo Colomban.
Chi meglio di lui ci puó raccontare cos'é l'esperienza e cosa vuol dire migliorare? Le sue risposte mi hanno fatto pensare molto e mi hanno spinto verso riflessioni per certi versi inaspettate. Penso che questa sia la premessa migliore per presentare l'intervista.
(BT) Buongiorno Dott. Colomban, grazie intanto di aver accettato l’intervista a Better Things, il nostro format attraverso cui promuoviamo l’innovazione nel campo della formazione e un approccio analitico alle risorse umane.
Sono veramente onorato di potermi confrontare con uno dei piú importanti imprenditori italiani, fondatore della Permasteelisa, azienda multinazionale fiore all’occhiello del settore edilizio italiano, oggi protagonista con Quaternario Investimenti nel settore delle club house e degli alberghi di lusso.
È una grande opportunità perché voglio capire da chi ha creato e sviluppato un’impresa di successo quanto é importante la formazione. Propria e dei propri collaboratori e quanto é importante investire per avere un’organizzazione capace di reagire al cambiamento.
Ora mi taccio e come di consueto lascio che sia il mio ospite a presentarsi. Oggi Massimo Colomban come ama definirsi?
(MC) Autodefinizione: un imprenditore (se volete aggiungere: pragmatico ed innovativo … che ha agito sempre con attenzione alla socialità ed onestà).
(BT) Spesso parliamo di metriche e analisi dei dati e questo significa parlare di numeri. Dietro ai numeri ci sono progetti, ricordi, risultati, soddisfazioni… Se dovesse scegliere un numero, un solo numero relativo ad un progetto che haseguito in passato, quale numero sceglierebbe? Quali significati / ricordi racchiude per lei quel numero?
(MC) 88 che sono i piani, i lati, ed il simbolo nella cultura Cinese di un numero fortunato (l’8). Non sono superstizioso ma mi piace questa definizione cinese, applicata nella Torre Jin Mao che abbiamo realizzato in Shanghai.
(BT) Qualche settimana fa Google ha presentato la sua versione di corso universitario, con propostedi percorsi che durano al massimo 6 mesi. Cosa ne pensa? La sua esperienza di imprenditore cosa le ha insegnato rispetto alla preparazione offerta dalle Universitá italiane? Cosa consiglierebbe a un ragazzo che vuole arrivare pronto al mercato del lavoro?
(MC) Svecchiare, velocizzare ed innovare l’università è un imperativo imprescindibile, ben vengano tutte le iniziative dai grandi in questa direzione. Google ha colto nel segno ed avrà successo! Ai giovani consiglio di Affiancare agli studi, alla teoria, l’applicazione pratica, anche con training di 6-12 mesi in attività pratiche nel settore di laurea.
Un’altra necessità per avvicinare l’Università alle imprese, all’Economia, è avere Docenti selezionati anche fra Manager di successo. La mia esperienza avendo insegnato in Università Italiane come docente (Politecnico Leonardo-MI), confrontata a diverse altre università internazionali come Harvard, dove sono stato per sei anni nel Board della facoltà di Architettura, è che le Università italiane, escluso qualche eccellenza, sono poco innovative e lente nell’aggiornarsi e nel cogliere le nuove sfide: Google ne è un esempio! Anche a livello locale H-Farm è un altro esempio che spero dimostrerà velocità, innovazione e competitività nei tempi e costi.
(BT) Al di lá delle iniziative dei grandi colossi del web, in ogni caso si sta andando verso il mondo della formazione continua in cui le persone devono costantemente aggiornare le proprie competenze per poter rispondere al meglio alle sfide lavorative e per poter migliorare la propria carriera professionale.
Quali competenze oggi sono piú importanti? Competenze tecniche? Competenze relazionali? Competenze trasversali (capacità cioè di adattarsi al contesto lavorativo che cambia)? Oppure, al di lá di queste classificazioni, vi sono altri elementi da considerare?
(MC) Learning by doing, doing and learning & Continuous learning: imparare facendo e continuare a studiare, ricercare, capire migliorando le proprie conoscenze sono le basi di qualsiasi persona che vuole crescere ed evolvere; non si finisce mai di imparare e bisogna avere sete di conoscenze, ascoltare le esperienze di successo degli altri; migliorare continuamente e costantemente la propria professionalità. Nei 32 nostri aforismi che abbiamo, con i miei soci, stampato come tavole delle leggi-regole-condotta nel costruire la Permasteelisa ricordo che c’era al punto 21:
“L’azione è vita e progresso, l’immobilismo è morte.”
Oggi mi sento di aggiungere:
“Tutto ciò che è fermo, che non migliora o si innova prima o poi deperisce e muore”.
C’era anche questo al punto 28:
“I veri valori futuri saranno sempre la professionalità, la capacità e soprattutto i risultati ottenuti”.
Per rispondere meglio alla domanda relativa a quali competenze penso che debbano sempre essere molteplici: tecniche, economiche, relazionali.
In questi 32 aforismi troverete molte delle risposte che avete posto o che potrebbero interessarvi.
(BT) Oggi l’innovazione tecnologica applicata all’apprendimento (che é il nostro tema di riferimento) consente di avere dati che possono aiutare le aziende a migliorare competenze, processi e addirittura risultati.
Da imprenditore, dovesse scegliere tra questi tre ambiti (competenze, processi, risultati) su quale investirebbe prioritariamente?
(MC) Tutte, come detto sopra. Competenze, professionalità, processi e l’innovazione continua sono il sale, le condizioni per ottenere risultati economici solidi e duraturi.
(BT) Una domanda che fa il paio con quella precedente. Il settore dei big data applicati alle risorseumane é oggi polarizzato su due estremi: da un lato chi rimane focalizzato su organizzazioni gerarchiche fortemente strutturate e processi rigorosi: dall’altro chi si lancia verso organizzazioni snelle, piatte, flessibili con piú spazio lasciato all’iniziativa delle persone.
É da ricercare un compromesso tra le due dinamiche oppure ogni organizzazione deve scegliere la strada piú adatta al proprio contesto operativo? La sua esperienza la fa propendere per una delle due?
(MC) Dipende dal settore in cui si opera. La Coca Cola privilegerà il Marketing, la Distribuzione, su altri fattori come la capacità del Management di innovarsi ed adattarsi continuamente a nuovi contesti.
Nella Permasteelisa il Valore Tecnico e Professionale del Management era (e rimane) determinante per il successo o l’insuccesso dell’azienda; con me 83 Manager bravi erano stati coinvolti con stock option e premi legati alle loro aree (profitto) di gestione (ognuna delle 40 aziende, nei 4 continenti, aveva almeno due soci … perché nessuno deve essere unico ed indispensabile) era quindi un’organizzazione a RETE D’IMPRESA dove la Holding provvedeva alla R&D, marketing, Finanza…… le Holding che l’anno acquisita dopo la mia uscita, prevalentemente con logiche finanziarie, verticistiche, piramidali… hanno avuto risultati alterni, ma prevalentemente passivi… con perdite di centinaia di milioni di euro…. A mio parere ogni attività, ogni settore, deve ricercare la formula più consona per far sviluppare l’impresa, e la capacità dell’imprenditore, o del capace manager si misura proprio in questo ….NON applicando schemi e metodologie studiate a scuola, senza capire prima bene e profondamente il contesto aziendale e di mercato nel quale possono essere applicate o meno…..
(BT) Oggi uno dei temi piú caldi nell’ambito delle metriche applicate all’organizzazione é quellodelle performance. Esistono modelli e approcci molto diversi, alcuni derivati dal mondo del Lean Thinking e della metodologia Agile.
Cosa vuol dire per Massimo Colomban performance? Come la misurerebbe all’interno di un’organizzazione aziendale? Quali dimensioni vorrebbe inserire in questo approccio analitico ai risultati?
(MC) Le performance sono importanti, cash flow, utili d’impresa, non vanno mai misurate sul breve, ma sempre sul medio e lungo periodo. Misurare le imprese, spesso come avviene in borsa, sui bilanci e trend trimestrali può, in molti casi, riservare amare sorprese nel medio e lungo, e su questo sono stati fatti errori madornali, direi quasi mortali. Ad esempio affidando le remunerazioni dei manager apicali spesso su risultati a breve che poi si sono rivelati a medio e lungo termine disastrosi, i casi anche eclatanti sono numerosissimi! la Permasteelisa ne è un esempio ma i manager di grandi banche, e di grandi multinazionali hanno spesso ingannato fondi e sottoscrittori azionari pompando i risultati a breve, dimenticandosi di avere una visione e prospettive a medio e lungo termine, spinti su questo dalle quotazioni in borsa e/o da lauti premi legati a questi risultati a breve.
(BT) Concludiamo sempre le nostre interviste con una domanda che definiamo la domanda di Harry Potter.
Se avesse la bacchetta magica di Harry Potter, quale dato relativo al Sistema Italia vorrebbe leggere domani sul giornale?
(MC) Non mi piace sognare ma vincere le sfide, anche difficilissime, volete chiamarle sogni? Mi sta bene purché siano raggiungibili, realizzabili (altrimenti sarebbero utopie).
Nelle imprese che ho fondato o ristrutturato e rilanciato, anche nel pubblico, ci sono riuscito quasi sempre!
Lo stesso non lo posso dire quando ho cercato di realizzarle con i governanti del paese, con le parti sociali le misure di rilancio dell’Economia del Paese. Qui la demagogia, le utopie unite ad una mancanza di comprensione dei fattori economici che servono a rilanciare l’economia è molto diffusa.
Troppo spesso la politica si perde nelle misure a breve, allargando un welfare gigantesco (55% del totale della spesa pubblica) che viene per i 2/3 (il 66%) prelevato dai Produttori (Imprese e Lavoratori)… e di questo welfare beneficiano la maggioranza degli italiani.
I produttori sono quindi minoranza ma pagano pesantemente queste assurdità…. e così le Imprese e l’Occupazione diminuiscono, il PIL decresce, il popolo si impoverisce gradatamente.
I Governanti e Media non educano i cittadini a capire che, senza produttori lo Stato Fallisce e finiremo tutti noi, con le nuove generazioni, in povertà come accaduto in Argentina, come sta accadendo in Venezuela… esempi ce ne sono nel mondo e purtroppo ci stiamo incamminando su questa strada.
Se volete che sogno, ecco, vorrei un Governo che privilegi chi opera e lavora, rispetto a chi vive, spesso in maniera parassitaria, con i soldi e/o benefici dello stato; lo stato vive, se serve ricordarlo, con il 66% delle entrate pagate da Noi Produttori (Imprese, Lavoratori e partite IVA) farle fallire sarebbe l’errore più grave, autolesionista e deleteria che uno Stato possa fare per il futuro dei Nostri figli e di tutti i cittadini.
Grazie ancora a Massimo Colomban per l'intervista e per gli infiniti spunti di riflessione che ci ha offerto.















