[Di partenze e di viaggi dentro i confini tracciati.]
Sull'aspettativa
Ero stordita dalla rapidità degli eventi. Se avessi dovuto riconoscerti qualcosa sarebbe stata sicuramente quella di saper anticipare le circostanze. I tuoi comportamenti non prevedevano compromessi. Il patto era quello di accettare la sfida. Rimanere. Diventare la tua compagna di viaggio. Dentro o fuori. Nessuna partenza, nessun ritorno se non insieme.
Passare dall'altra parte della barricata con te… era proprio quello che non volevo o continuavo a prendermi in giro? La pericolosità era solo una scusa? La mia fermezza solo un inganno?
Dubbi e pensieri appena sussurrati continuavano a farsi largo tra il mio continuo incespicare e le mie esitazioni.
Davanti a me, la prospettiva di una caduta nel vuoto.
Io stavo in disparte. Parlavo pochissimo. Cercavo di risultare invisibile, di non fare troppo rumore. Ero disorientata, sai. Impacciata, anche. Speravo che il nostro potesse rimanere un incontro all'interno del mio spazio di confine.
Quello che tentavo di fare era delimitare i limiti e l’accessibilità delle mie zone periferiche centimetro dopo centimetro.
“Potremmo diventare ottimi compagni di viaggio?” mi chiedevo incessantemente.
Tu non avevi dubbi.
«Mi piacerebbe conoscerti davvero e che tu conoscessi me. Spalancare le tue finestre e guardare, attraverso il finestrino appannato dalle tue vulnerabilità, il tuo viso vivacemente illuminato.
Vorrei trascorrere sempre del tempo in viaggio in una soluzione di continuità. Trovarti seduta accanto a me sul treno verso la mia prossima destinazione, in un affresco sospeso nella corrente incessante dei giorni. Entrare con te nelle pieghe del tempo. Arrivare tardi. Ripartire all'alba. Farti sorbire le mie inutili lamentele e poi baciarti senza sosta per cercare di fartele dimenticare.
Vorrei cedere alla curiosità e percorrere strade silenziose solo per sentire il tuo rumore. Entrare nelle gallerie della tua anima e poi condividere con te la mia solitudine. Conoscere i tuoi paesaggi ignorati per cogliere la bellezza della tua fragilità.
Mi piacerebbe guardarti attraversare anonimi luoghi di transito e poi riuscire a trattenerti nel palcoscenico della mia vita. Non sarebbe un tentativo di evadere dalla realtà ma di costruirne una con te.
Mi piacerebbe abbracciarti in una sperduta stazione. Trasformare l’ignoto in qualcosa di familiare per dare una connotazione diversa ad un luogo sconosciuto. La tua.»
Il mio divieto di accesso era, a dire il vero, meno assoluto rispetto all'inizio. C’era qualche buco tra le maglie della mia rete. Difficile dire con esattezza quando era avvenuto il cedimento tanto temuto.













