Una habitació amb vistes a la mar, i molts, molts llibres.

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Una habitació amb vistes a la mar, i molts, molts llibres.

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Un grosso sbadiglio schiude le labbra della biondina. Non avrebbe mai immaginato che i letti dei dormitori di Hogwarts potessero essere così comodi! O forse è solo stanchezza a farle sembrare d’esser distesa su una nuvola? Il viaggio in treno, lo smistamento, la cena... Hanno letteralmente sfiancato la piccola Cheryl, che arrivata per prima in camera ha avuto la possibilità di scegliere il proprio letto: uno accanto alla finestra, dalla quale entra un venticello che sembra quasi cullarla. Si sarebbe addormentata a momenti, vestita ancora con la divisa di Hogwarts, quando una vocina stizzita le impone di aprire gli occhietti socchiusi.
[D] «Smamma. Hai tre secondi esatti per non rischiare che il tuo bel faccino si rovini.»
La ragazzina che si ritrova dinanzi ha lunghi capelli castani, il viso incorniciato da una graziosa frangia e degli occhietti grigi che se potessero parlare...
[C] «Sono arrivata prima io, non vedo perché dovrei spostarmi...»
[D] «Dovrebbe importarmi? Devi perché te lo dico io. Hai bisogno di altre delucidazioni? Pecchi di udito o di comprendonio?»
L’espressione sul viso di Cheryl muta radicalmente: se fino a qualche istante prima era solamente confusa, ora si dimostra chiaramente infastidita da quella presa di posizione.
[C] «Guarda che non c’è scritto il tuo nome su questo letto. Lo hai comprato? No. Lo hai prenotato? No. Hai fatto qualcosa per arrivare qui e prenderlo per prima? No. Fatti due domande e datti due risposte. Ma da qui non mi muovo.»
[D] «Se vuoi, il mio nome posso metterlo subito. Resta pure lì, e ti ritroverai un bel Dorothy Séraphine McGillivray inciso sul materasso. È già tanto dover sopportare tutte quelle facce da babbei per il castello, non ho intenzione di vedere occupato il posto che mi spetta. Tic-toc. I secondi passano, biondina.»
Continua ad osservare con un sopracciglio inarcato la compagna che, nel frattempo, aveva preso a picchiettare il piede contro il pavimento.
[C] «Non ti spetta proprio niente, signorina Dorothea. E smettila di sbattere quel piede, cosa sei un orologio a cucù?»
E poi la vede avvicinarsi con fare minaccioso. Sebbene abbia l’istinto di fare un salto indietro, la bionda non si muove di un millimetro. Sgrana gli occhi quando la vede allungare le mani verso il proprio corpo, credendo voglia veramente picchiarla, prima di scoppiare a ridere quando Dorothy prende a solleticarle il corpicino esile. D’istinto le mani ossute s’allungano verso il collo della giovane, prendendo a solleticare la compagna, la quale scoppia a ridere a sua volta.
[C] «Facciamo così: cosa vuoi in cambio per farmi tenere il letto?»
Con il tono affannato per via delle risate, la biondina alza a fatica il capo verso la bruna.
[D] «Allora... Intanto, domani alla prima lezione dovrai tenermi occupato il posto in seconda fila, vicino al muro sinistro. Puoi anche sederti accanto a me, se vuoi, ma quel posto deve essere mio. E deve rimanerci. E poi... Snow starà con noi, anche nella stanza. Non voglio perderlo, non importa che a te piacciano o meno i topi. Intesi?»
Quando la primina si scosta, Cheryl riesce finalmente a riprendere fiato, sebbene il petto sia ancora scosso da qualche risatina.
[C] «Questo è quanto? Basta che non mi sgranocchi il piedi mentre dormo, per il resto non mi crea problemi.»
[D] «Si, per il momento. Non mi hai ancora detto il tuo nome, comunque, biondina.»
[C] «Cheryl. Cheryl Eleni Jane Roberts.»
Le dice, imitando il tono della mora, prima di aprirsi in un sorriso amichevole.
Dormitori oriental. [font]
Un món de finestres. L'art de Francisco Fonseca.
« È sempre facile tenere tutti a distanza e convincersi che tanto non ne valga la pena. Eppure, non capisco perché ti ostini tanto ad essere paziente con me. Ma mentirei se dicessi che mi dispiace. » Una sincerità che si svuota da armature o, probabilmente, mantelli di prima sartoria. La Dalloway stessa è la prima ad accorgersene e, per questo, preme impercettibilmente le dita ancora al bordo della gonna. « ...ha senso? » Solo adesso, cercherebbe di nuovo lo sguardo dell'altro. Ha senso quella spiegazione? Il tentativo di farsi comprendere invece che confondere con illusioni artefatte, per una buona volta?
— I bet that you're right, and I'll show you in time, but I // Sabotage the things I love the most // Camouflage so I can feed the lie that I'm composed;

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Cambra de color préssec.
El racó de recolliment.
Dormitori d'Enric VIII al castell de Hever, Kent, Anglaterra.