Cos’è l’Ujjayi prânâyâma e perché si fa?
Spesso a lezione durante la pratica gli allievi mi chiedono: “Come dobbiamo respirare?” Ed io rispondo: “Normalmente dal naso senza alcuna forzatura”, e a questa asserzione noto evidenti espressioni di stupore! :)
Eh già, perché spesso in una lezione di yoga ci si aspetta di ricevere istruzioni particolari in merito al respiro che di certo è alla base di tutto, ma a mio avviso un modo per capire bene come respirare è in primis concedersi la libertà di farlo. L’indicazione di “respirare normalmente” implica infatti già per se stessa, una maggiore attenzione al respiro e un atteggiamento verso questa “azione” che dovrebbe essere di tranquillità e piacere, senza alcuna forzatura.
Solo quando avremo imparato a “respirare normalmente”, potremmo cominciare a familiarizzare con una delle tecniche di respirazione più utilizzate nella pratica dell’hatha yoga: l’Ujjayi prânâyâma. Ujjayi significa vittorioso, pertanto l’Ujjayi prânâyâma viene tradotto come «il respiro vittorioso» in quanto per la sua esecuzione è necessario espandere bene il torace, assumendo come l’ atteggiamento di un guerriero. La tecnica per eseguirlo consiste nel contrarre i muscoli alla base del collo, vicino all'inserzione delle clavicole, in modo da ostruire parzialmente la glottide, in questo modo la frizione dell'aria sulle pareti della laringe provocherà un suono caratteristico, sordo e continuo, simile al flusso e al riflusso delle onde del mare. Questo "rumore” dovrebbe risultare sempre dolce e regolare al punto di distenderci e rilassarci al suo ascolto. Spiegata così ovviamente la tecnica sembra molto complicata, ma nel video di seguito spero di renderti le cose più facili, guidandoti ad un primo incontro con l’Ujjayi :)
Ma perché si esegue Ujjayi? Non esiste un’unica ragione, ma molteplici spiegazioni tutte estremamente valide. In primis, contraendo la glottide riduciamo il flusso d’aria che inspiriamo ed esperiamo e in questo modo ALLUNGHIAMO automaticamente il nostro RESPIRO, rendendolo più profondo ed intenso. Questa profondità regalerà subito una sensazione di rilassamento e benessere a tutto il nostro corpo. Spesso infatti se si ci si fa caso, è possibile sentire il suono caratteristico dell’Ujjayi anche in persone completamente rilassate o sul punto di addormentarsi. Ricordo che da bambina quando mia mamma mi prendeva in braccio sentivo questo rumore del suo respiro e subito mi calmavo...crescendo e diventando un’insegnate di yoga, ho infine scoperto che si trattava di Ujjayi:) Un’altra ragione più propriamente “yogica” consiste invece nel riuscire ad incrementare proprio attraverso l’Ujjayi la propria circolazione venosa polmonare e gli scambi gassosi e pranici, oltre a mantenere costante il flusso d’aria in entrata e in uscita...e si sa che un respiro fluido rende anche la nostra mente più calma e meno agitata. Per la stessa ragione l’Ujjayi viene spesso “adottato” in classi di yoga intense e dinamiche per mantenere la calma dello spirito e della mente anche in posizioni o vinyasa complessi.
Come per le asana anche per tutti i tipi di prânâyâma, Ujjayi compreso, vale la regola di non insistere mai se sentiamo particolari disagi. L’Ujjay è un potente veicolo per far circolare la nostra energia, il nostro prana all’interno e all’esterno del corpo, e se non siamo “purificati” (cosa che si ottiene appunto con la costante pratica dello yoga e una vita sana ed equilibrata), può veicolare al contrario le nostre “tossine”. All'inizio poi non sarà facile produrre il famoso suono dell’ Ujjayi e per alcuni ci vorranno mesi se non addirittura anni per rendere “propria” questa tecnica di respirazione, per altri invece risulterà quasi spontaneo, ma in ogni caso sarà la pratica e l’ascolto attento e premuroso delle proprie sensazioni a rendere il tutto pian piano estremamente naturale e piacevole! Buon Ujjayi prânâyâma a tutti! Namasté!


















