-- “Non sono più sicuro che si possa migliorare il mondo con una fotografia, rimango convinto, però, del fatto che le brutte fotografie lo peggiorano”. Così diceva Ferdinando Scianna, ma Gordon Parks, uno dei grandi fotografi americani del secolo scorso, con le sue belle fotografie ha reso un pochino migliore questo nostro mondo.
 E’ il 1961 quando la rivista Life dà a Parks l’incarico di documentare la povertà a Rio de Janeiro, incarico che cambierà la vita al fotografo e la sua visione del mondo; è anche la prima volta che un periodico del rilievo di Life conferisce un incarico così importante a un giornalista di colore come Parks. In una favela di Rio il cui nome è già un programma, Catacumba, Gordon conosce Flà vio, un dodicenne gravemente asmatico, emaciato, denutrito e grazie a quella amicizia passa due settimane a descrivere con le parole e con le immagini la vita dei diseredati della favela.
 Tornato a New York il suo editore è disposto a pubblicare il servizio corredandolo da una sola foto, cosa che irrita non poco Parks. Inaspettatamente pochi giorni dopo, in periodo di Guerra fredda, il Segretario di stato Dean Rusk dichiara che “la povertà è il temibile nemico della libertà . La povertà in America latina è un fattore di radicalizzazione verso il comunismo.” Viene da sorridere oggi a pensare che la lotta alla povertà possa essere spinta dall’odio per il comunismo e non già da valori etici condivisi da tempo. Significa negare l’origine della povertà nel colonialismo del mondo occidentale e nella sua attività di rapina delle risorse naturali.
 Nella prefazione al libro Flà vio del 1976, Parks affronta le contraddizioni da lui incontrate tra il proprio impegno e alcuni incarichi fotografici incentrati su persone, come il ragazzo brasiliano e la sua famiglia, riconoscendo che “stava forse interpretando Dio scavando sempre più a fondo nella privacy di queste vite, sperando… per rimodellare i loro destini in qualcosa di molto migliore.” Deve poter ricongiungere il suo impegno civile e la sua professionalità di fotografo, ma non gli pare cosa semplice. Dopotutto oltre ad essere un fotografo di moda si è occupato anche delle classi meno abbienti, degli emarginati della grande America, ha lavorato seppure per poco per la Farm Security Administration, lui stesso afroamericano ha realizzato lavori sull’emarginazione dei neri e sui movimenti per il riconoscimento dei diritti civili, è stato tra i primi a fotografare Malcolm X, Muhammad Ali e Stokely Carmichael. Un fotografo impegnato da sempre, quindi.
 Tornando alla vicenda brasiliana è curioso notare quello che è successo dopo la pubblicazione dell’articolo di Life. La stampa carioca reagisce indignata nei confronti dell’America per avere divulgato la miseria del suo paese e decide di vendicarsi con la stessa moneta: il periodico O Cruzeiro invia un suo fotografo a documentare la povertà di una famiglia di immigrati di New York e ne pubblica il reportage. Vendetta è fatta.
 Questo è soltanto un episodio riferito a Gordon Parks che oltre ad essere stato fotografo è stato anche regista, attore, sceneggiatore, compositore di musica, giornalista e scrittore; comunque meriterebbe di essere ricordato di più di quanto lo sia già per la sua sensibilità nel fare fotografia, tecnicamente perfetta e dalla sintassi limpida, raccontando il suo bagaglio di valori e i sentimenti che ne scaturiscono. Tutti pensieri quanto mai attuali. “A cosa serve una grande profondità di campo se non c'è un'adeguata profondità di sentimento?” si chiedeva Eugene Smith.
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Eu sabia onde minha casa ficava. Consegui reconhecer as pernas de madeira da mesa de jantar, sob a toalha com estampa de margaridas que minha mãe adorava. Uma marca de trator dividia a mesa em duas, enterrando pedaços de madeira na terra molhada. Meu lençol com figuras em ponto-cruz feitas pela minha avó estava logo ali. Perto dele encontrei o meu caminhãozinho de madeira, sem as rodas, sujo de lama.
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