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già quando la commessa del reparto gastronomia del supermercato vicino dove lavoro mi ha chiesto se lo spessore della fetta di provola affumicata andasse bene e le ho detto, sì faccia lei, e ho visto che aveva tagliato una mattonella ho capito che mi sarei sentito male e improvvisamente ho ripensato alle parole della inabile nutrizionista presso cui sono andato quando mi spiegò perché quella notte del mio racconto sui precedenti mi ero sentito malissimo nonostante avessi mangiato solo una piadina con salmone affumicato e rucola, l’affumicatura, disse, per la sua situazione gastrointestinale è assolutamente da evitare
ma perché ho scelto la provola affumicata per farcire il mio panino, allora, per due motivi principali, il primo è che mi sento male attraverso criteri del tutto casuali e imprevedibili, anche se sicuramente evitare certi cibi mi aiuterebbe a non stare male, il secondo è perché sono fondamentalmente un coglione a cui non piace farsi influenzare da una situazione di disagio che forse è innanzitutto psicosomatica
insomma a pranzo mangio questo panino farcito da questa mattonella di provola affumicata e durante il pomeriggio mi sento in realtà abbastanza bene, così tanto bene che decido di concludere la giornata con una pizza dalla pizzeria sotto casa, e quando dico sotto casa intendo davvero che dista da casa mia boh forse settantadue metri massimo, penso di telefonare e dire, ehi sono roberto vorrei ordinare, sperando che il pizzaiolo mi riconosca ovvero sono quello che quasi ogni giorno passa davanti la pizzeria per andare a lavoro e quasi ogni giorno si ferma per fare due massimo quattro chiacchiere banalissime sul lavoro e nient’altro, il pizzaiolo mi prende un po’ in giro quando c’è bel tempo dicendomi che farò tanti gelati ma non so se sa che mi chiamo roberto, così decido meglio evitare di chiamare ché quello mi può rispondere ma chi cazzo è roberto
vado pure a fare la spesa e la provola affumicata non era riuscita ad abbattere le difese della mia pancia nuova e i fermenti lattici che ahimè prendo ogni giorno per non esplodere, prima di tornare a casa passo dalla pizzeria e ordino la pizza, gli dico che ho evitato di chiamare perché lui non conosce il mio nome, lui mi dice che mi avrebbe sicuramente riconosciuto perché prendo sempre la stessa pizza e chiedo di andarla a ritirare sempre alla stessa ora, nonostante prenda una pizza da lui boh forse una volta al mese
mi godo la comodità del divano finché non è arrivata l’ora di andare a ritirare la pizza, a questo punto sento un richiamo lontanissimo di una salvini forse in arrivo, orario atipico per la salvini, eccola la provola, penso, vabbè ci metto cinque minuti per ritirare la pizza cosa saranno cinque minuti, esco e faccio settantadue metri mentre sento questo richiamo della salvini ingrandirsi, cioè dopo boh non so quante ore la salvini vuole uscire proprio ora cioè l’ora precisa precisa del mio appuntamento con la mia pizza, pago mentre la mia pizza viene infornata, ormai il richiamo è un allarme e davanti ai miei occhi iniziano a presentarsi una serie di soluzioni come quella di usare il bagno della pizzeria nonostante non ci sia un vero e proprio bagno per i clienti ma una volta ho assistito alla scena di un rider che ha chiesto di usare il bagno prima di fare una consegna quindi un bagno esiste anche se è nel loro laboratorio probabilmente riservato allo staff, non ho altra scelta, la salvini ormai è un’emergenza così dico al pizzaiolo, torno subito, lui mi guarda sorpreso, gli dico, un minuto, allora corro corro faccio a ritroso i settantadue metri salgo le scale due a due non c’è tempo per l’ascensore apro la porta mi tolgo la giacca a vento e faccio la salvini affumicata giusto in tempo oddio che stress che adrenalina
faccio di nuovo i settantadue metri che mi separano dalla pizzeria e mi chiedo cosa dire cosa fare per non sembrare troppo coglione, entro in pizzeria con il cellulare in mano, penso, così magari sembrerà che sono stato al telefono, per fortuna il pizzaiolo sta servendo un altro cliente e non bada molto a me, c’è il cartone di una pizza sul banco e penso che sia la mia pizza pronta da chissà quanti secondi, mi porge il cartone, ci salutiamo e lui mi dice
ora so come ti chiami, ciao robbè
allora. ieri pomeriggio avrei dovuto vedermi con due mie colleghe prima del turno serale ma una delle due ha dovuto rinunciare così abbiamo deciso di rimandare tutto, poi mi son detto, sai cosa, esco comunque un po’ prima e mi faccio un giro da libraccio sull’appia, che dista dal lavoro circa un quarto d’ora a piedi - roberto ancora libri? e proprio nel giorno in cui hai ritirato un pacco di quattro libri proprio da libraccio-sito? - vado solo a vedere giuro, in cerca di qualche pezzone raro. sono dentro libraccio a individuare le fascette rosse delle occasioni sulla parete dei libri posizionati in ordine d’autore, quando sento bussare uno strano crampo alla pancia, mi abbassavo per osservare i scaffali più in basso e mi rialzavo e forse questo movimento non faceva proprio bene al crampo, io però lo ignoravo, perché a pranzo avevo mangiato pollo e patate cioè tipo la cosa meno pericolosa del mondo (prendo i fermenti lattici permanentemente, soffro della sindrome del colon irritabile e sto sempre attento a ciò che mangio), quindi ho preso poco sul serio anche quando il crampo è diventato sintomo e il sintomo diceva: cacca cacca cacca. ma sapete cosa ho fatto? ero alla lettera L e volevo finire di sfogliare le occasioni.
(…)
però tipo alla lettera R ho visto di corsa le ultime lettere perché il dolore era insistente… così ho sfogliato anche la sezione adelphi. coglione. intanto pensavo, salve mi scusi so che non sarebbe consueto ma ho un problema urgente e avrei bisogno di usare il bagno, noi in gelateria facciamo ovviamente usare i bagni anche quando sono chiusi, quando è un’urgenza la cosa non si discute, ma da una parte pensavo, ma questi mi conoscono, cioè gli posso fare cacca nel bagno dei dipendenti? ma poi come funziona? gli devo comprare almeno un segnalibro? pensavo pure che vista la disperazione - perché tale sarebbe stata se il soggetto - io - era stato spinto a chiedere aiuto - insomma vista la disperazione tutto sarebbe stato dimenticato. al massimo avrebbero avuto una storia divertente da raccontare ai colleghi. ahò, un coglione si è cacato sotto alla lettera R. per fortuna, aggiungo, che alla fine non ho trovato nulla da comprare, se no mi sarei cacato sotto per comprare un libro. già li immagino i titoli, COGLIONE SI CACA SOTTO PER COLPA DI DELILLO, in allegato lo speciale rilegato di sette pagine con l’elenco degli autori che fanno cacare, letteralmente.
no niente cacca da libraccio, ma cazzo roberto esci di lì e metti in pratica l’unico piano possibile: ti presenti in gelateria un’ora prima e la molli nel bagno dei dipendenti - che conosco bene e mi conosce bene, poiché l’ho già battezzato. e pure cresimato. eccetera eccetera. inizio a camminare a passo svelto mentre pare che l’esigenza sia sotto controllo: tutte balle. maps mi dice che libraccio da lavoro dista 14 minuti. immaginate di sentire quell’ultima spinta di cacca e di dover dire, no, aspetta altri quattordici minuti. nel bel mezzo del percorso (per fortuna tutti i semafori si sono fatti verdi nel vedere il sudore freddo sulla mia fronte) ho vissuto le due fasi principali del “no non ce la farò mai”, quella del “ora entro in un bar e prego di usare il bagno” (ero addirittura disposto di farla nel mc sull’appia, come per dire di essere disposti a mangiare un gelato caffè e limone), e quella del “no non ce la faccio ora inizio a correre”, con il rischio però di perdere il controllo sullo sfintere e creare un disastro. no meglio passo svelto, si tolga signora, è un’emergenza.
passo dopo passo mi avvicino a lavoro e tranquillizzo il buco del culo, dico, ormai è fatta. mi ero preparato un discorso da fare ai colleghi, tipo, dovevo vedere cosa e cosa ma mi hanno dato buca, ero in zona e volevo posare la borsa prima di proseguire la passeggiata, perché pesa, ma una volta in gelateria per fortuna loro stanno servendo clienti e mi basta alzare la mano in segno di saluto e dirigermi verso lo spogliatoio per salvarmi. MA. la porta è chiusa, cazzo, le due colleghe del laboratorio si stanno cambiando per la fine del turno. posso? no. dai buco del culo, manca poco. dopo trenta secondi entro e queste mi iniziano a parlare del fatto che andrebbero comprate non so che cose da acqua e sapone sì okay ci vado io dopo lo giuro sulla madonna ma ora lasciatemi usare il bagno. riesco a chiudere il discorso e dire con disinvoltura, uso un attimo il bagno (mentre penso UN ATTIMO COL CAZZO).
mi chiudo finalmente in bagno. oddio santo che dolore. MA. sento uguali le loro voci fuori e decido di aspettare, non sia mai che faccia qualche rumore e loro mi sentano. loro intanto parlano normalmente e ad alta voce sperando che io le senta, perché si stanno lamentando di come i miei colleghi puliscono eccetera, sì okay MA ANDATEVENE A CASA CAZZO. se ne vanno, finalmente. mi siedo, mi rilasso. penso a quanto l’ho rischiata grossa. intanto provo la sensazione più bella del mondo.
Che. Stile. Posso conoscerti?
cacca addosso :3
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