Tribunale di Agrigento condanna l'ASP a risarcire 2 milioni per la morte di una donna
Il Tribunale di Agrigento ha disposto un risarcimento di quasi 2 milioni di euro ai familiari di una donna di 46 anni. La paziente è deceduta nell'ottobre 2020 presso l'ospedale San Giovanni di Dio a causa di una occlusione intestinale che non è stata diagnosticata né trattata in modo adeguato. Inoltre, l'avvocato Giuseppe Zucchetto ha ottenuto l'accoglimento dell'istanza presentata a tutela della famiglia della vittima. L'Azienda Sanitaria Provinciale dovrà versare oltre 1.960.000 euro, oltre al pagamento delle spese processuali. La dinamica della vicenda e l'occlusione intestinale fatale La vicenda risale all'ottobre del 2020. La donna si era recata al Pronto Soccorso dell'ospedale agrigentino lamentando un forte dolore al fianco. Gli accertamenti diagnostici avevano evidenziato la presenza di un verosimile volvolo, ossia una torsione anomala di un tratto dell'intestino. Tuttavia, secondo quanto ricostruito dal difensore dei familiari, i medici non avrebbero compreso tempestivamente la gravità della situazione clinica. Di conseguenza, gli interventi necessari sono stati eseguiti troppo tardi e in modo inadeguato. Il personale sanitario del Presidio Ospedaliero non ha formulato la corretta diagnosi del caso. Invece di procedere con urgenza alla rimozione chirurgica dell'ostruzione intestinale, i medici hanno praticato un trattamento conservativo. Questa scelta terapeutica ha determinato un'irrimediabile compromissione delle condizioni di salute della paziente. Infatti, quando è stato effettuato l'intervento chirurgico d'urgenza, ormai era troppo tardi per salvare la vita della donna. Lo shock settico e le responsabilità mediche accertate A provocare il decesso della paziente è stato uno shock settico. Secondo il Tribunale di Agrigento, tale esito fatale poteva essere evitato. Il legale dei familiari ha dimostrato che la tragica morte della donna è certamente attribuibile a colpa e responsabilità esclusiva dell'ASP. Inoltre, la sentenza ha riconosciuto che il decesso è conseguenza immediata e diretta dell'imperizia, imprudenza e negligenza con cui il personale medico-sanitario dipendente dal nosocomio agrigentino ha gestito il caso clinico. Il Tribunale ha recepito pienamente le valutazioni operate dal collegio peritale. I due consulenti esperti nominati dal Giudice hanno concluso in modo inequivocabile che se la paziente fosse stata curata in tempo sarebbe sopravvissuta. Pertanto, l'autorità giudiziaria ha condannato l'ASP di Agrigento a risarcire i danni morali e materiali alla famiglia della vittima. Le evidenze cliniche confermavano la presenza della occlusione intestinale, ma i sanitari non hanno agito di conseguenza. Il risarcimento di quasi 2 milioni di euro alla famiglia L'importo complessivo del risarcimento supera 1.960.000 euro. A tale cifra si aggiungono le spese processuali che l'Azienda Sanitaria Provinciale dovrà sostenere. Questo caso rappresenta uno dei risarcimenti più elevati disposti dal Tribunale di Agrigento per responsabilità medica. Inoltre, la sentenza costituisce un importante precedente per tutte le situazioni in cui i familiari lamentano carenze nell'assistenza sanitaria ospedaliera. La famiglia della donna potrà finalmente ottenere un riconoscimento economico per la perdita subita. Tuttavia, nessuna somma di denaro potrà mai compensare la perdita di una persona cara. La vicenda solleva interrogativi sulla qualità dell'assistenza sanitaria e sulla necessità di garantire diagnosi tempestive e trattamenti adeguati. In particolare, i casi di occlusione intestinale richiedono interventi chirurgici urgenti quando le condizioni cliniche lo impongono. Read the full article
















